MILANO - I mercati tornano a essere preda della volatilità, dopo l'apertura di Wall Street e alcune prese di profitto sul mercato obbligazionario, con il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato che ha trasmesso nervosismo anche al comparto azionario. La Borsa Usa tratta al di sotto della parità, ma rimane su livelli record nonostante si avvicini la finestra che gli analisti ritengono buona per un rialzo del costo del denaro: sarebbe la prima volta, dal 2006, per la Federal Reserve. Mario Draghi, tranquillizzando sull'intenzione di portare avanti il Quantitative easing, fa la sua parte nel sostenere gli acquisti.
I listini europei, partiti in rialzo, smorzano gli entusiasmi con i dati macro Usa poco brillanti. Alla fine, Milano chiude in calo dello 0,32%. Londra cede lo 0,18%, Francoforte peggiora fino a cedere lo 0,98% e Parigi lo 0,71%. Contrastata Wall Street, col Dow Jones che guadagna lo 0,11%, il Nasdaq che perde lo 0,05% e lo S&P500 che sale dello 0,08%.
La giornata macroeconomica europea è scarica, dopo le importanti rilevazioni in settimana sulla ripresa del Pil dell'Eurozona (Italia compresa) e le raccomandazioni Ue agli Stati membri. In Italia, l'Istat rileva che a marzo l'indice dei prezzi all'importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,4% rispetto al mese precedente e diminuisce del 3,8% nei confronti di marzo 2014. Il Belpaese, che ha incassato il via libera della Commissione ad utilizzare la flessibilità richiesta dal governo, prende atto anche della pagella dell'agenzia di rating Standard&Poor's, arrivata a mercati chiusi. Gli analisti hanno confermato il giudizio a lungo termine di BBB-, che corrisponde all'ultimo gradino dell'investment grade, sotto il quale si trovano i titoli giudicati rischiosi e quindi speculativi. L'outlook è stabile. Per quanto riguarda la crescita, S&P prospetta un +0,4% del Pil nel 2015, poi un rafforzamento al +1%.
Negli Stati Uniti, l'indice Empire State, che misura l'andamento delle attività manifatturiere nello Stato di New York, è salito in maggio a 3,09 punti da -1,19 in aprile. Il dato, che segna comunque un ritorno in territorio di crescita delle attività, è inferiore alle attese degli analisti che si attendevano un rialzo a quota 5 punti. Delude anche la produzione industriale: è calata in aprile dello 0,3%, al di sotto delle attese degli analisti che erano per una flessione dello 0,1%. Nettamente sotto le aspettative, infine, la fiducia
dei consumatori misurata dall'Università del Michigan: è scesa in maggio a 88,6 punti dai 95,9 di aprile.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza in finale di settimana: il differenziale di rendimento viaggia a 115 punti base e il decennale italiano rende poco meno dell'1,8% sul mercato secondario. L'euro chiude in forte rialzo sopra 1,14 dollari, dopo i deludenti dati macro Usa sulla produzione industriale e sulla fiducia dei consumatori. La moneta unica passa di mano a 1,1434 dollari, dopo aver toccato un massimo da febbraio a 1,1447 dollari. La divisa europea si rafforza nei confronti dello yen ed è scambiata a 136,40. Il biglietto verde vale 119,30 yen.
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo: l'indice Nikkei, al termine delle contrattazioni, ha registrato un guadagno dello 0,83% a 19.732 punti. I dati macro sull'economia nipponica sono stati contrastanti: ad aprile la produzione industriale è cresciuta dello 0,1% mensile (+0,3% a marzo) ed è calata del 2,1% annuo (a marzo si era registrato un aumento dello 0,7%). Si è poi registrato un leggero calo per la fiducia dei consumatori, sempre ad aprile, con l'indice a 41,5 punti rispetto ai 41,7 punti di marzo. Il governatore della BoJ, Kuroda, ha espresso il suo pieno sostegno al programma di allentamento della Banca centrale nipponica, avvolto da scetticismo per i risultati altalenanti che sta offrendo. In Cina, si registra l'andamento opposto di Shanghai (in ribasso) e Hong Kong (in recupero); intanto gli investimenti cinesi all'estero sono cresciuti del 10,5% su base annua, ad aprile, in accelerazione rispetto a marzo, quando la crescita fu del 2,2%.
I prezzi del petrolio sono in ulteriore calo, dopo un periodo di rialzi, a causa della caduta inattesa dell'attività di raffinazione negli Usa: quando in Europa chiudono i mercati, il Brent cede circa mezzo punto percentuale in area 66,3 dollari al barile, il Wti retrocede di quasi un punto percentuale a 59,3 dollari. Anche le quotazioni dell'oro perdono slancio dopo la corsa dei giorni scorsi che aveva riportato i valori sopra i 1.200 dollari l'oncia. Il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.222 dollari l'oncia.
I listini europei, partiti in rialzo, smorzano gli entusiasmi con i dati macro Usa poco brillanti. Alla fine, Milano chiude in calo dello 0,32%. Londra cede lo 0,18%, Francoforte peggiora fino a cedere lo 0,98% e Parigi lo 0,71%. Contrastata Wall Street, col Dow Jones che guadagna lo 0,11%, il Nasdaq che perde lo 0,05% e lo S&P500 che sale dello 0,08%.
La giornata macroeconomica europea è scarica, dopo le importanti rilevazioni in settimana sulla ripresa del Pil dell'Eurozona (Italia compresa) e le raccomandazioni Ue agli Stati membri. In Italia, l'Istat rileva che a marzo l'indice dei prezzi all'importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,4% rispetto al mese precedente e diminuisce del 3,8% nei confronti di marzo 2014. Il Belpaese, che ha incassato il via libera della Commissione ad utilizzare la flessibilità richiesta dal governo, prende atto anche della pagella dell'agenzia di rating Standard&Poor's, arrivata a mercati chiusi. Gli analisti hanno confermato il giudizio a lungo termine di BBB-, che corrisponde all'ultimo gradino dell'investment grade, sotto il quale si trovano i titoli giudicati rischiosi e quindi speculativi. L'outlook è stabile. Per quanto riguarda la crescita, S&P prospetta un +0,4% del Pil nel 2015, poi un rafforzamento al +1%.
Negli Stati Uniti, l'indice Empire State, che misura l'andamento delle attività manifatturiere nello Stato di New York, è salito in maggio a 3,09 punti da -1,19 in aprile. Il dato, che segna comunque un ritorno in territorio di crescita delle attività, è inferiore alle attese degli analisti che si attendevano un rialzo a quota 5 punti. Delude anche la produzione industriale: è calata in aprile dello 0,3%, al di sotto delle attese degli analisti che erano per una flessione dello 0,1%. Nettamente sotto le aspettative, infine, la fiducia
dei consumatori misurata dall'Università del Michigan: è scesa in maggio a 88,6 punti dai 95,9 di aprile.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza in finale di settimana: il differenziale di rendimento viaggia a 115 punti base e il decennale italiano rende poco meno dell'1,8% sul mercato secondario. L'euro chiude in forte rialzo sopra 1,14 dollari, dopo i deludenti dati macro Usa sulla produzione industriale e sulla fiducia dei consumatori. La moneta unica passa di mano a 1,1434 dollari, dopo aver toccato un massimo da febbraio a 1,1447 dollari. La divisa europea si rafforza nei confronti dello yen ed è scambiata a 136,40. Il biglietto verde vale 119,30 yen.
Chiusura in rialzo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo: l'indice Nikkei, al termine delle contrattazioni, ha registrato un guadagno dello 0,83% a 19.732 punti. I dati macro sull'economia nipponica sono stati contrastanti: ad aprile la produzione industriale è cresciuta dello 0,1% mensile (+0,3% a marzo) ed è calata del 2,1% annuo (a marzo si era registrato un aumento dello 0,7%). Si è poi registrato un leggero calo per la fiducia dei consumatori, sempre ad aprile, con l'indice a 41,5 punti rispetto ai 41,7 punti di marzo. Il governatore della BoJ, Kuroda, ha espresso il suo pieno sostegno al programma di allentamento della Banca centrale nipponica, avvolto da scetticismo per i risultati altalenanti che sta offrendo. In Cina, si registra l'andamento opposto di Shanghai (in ribasso) e Hong Kong (in recupero); intanto gli investimenti cinesi all'estero sono cresciuti del 10,5% su base annua, ad aprile, in accelerazione rispetto a marzo, quando la crescita fu del 2,2%.
I prezzi del petrolio sono in ulteriore calo, dopo un periodo di rialzi, a causa della caduta inattesa dell'attività di raffinazione negli Usa: quando in Europa chiudono i mercati, il Brent cede circa mezzo punto percentuale in area 66,3 dollari al barile, il Wti retrocede di quasi un punto percentuale a 59,3 dollari. Anche le quotazioni dell'oro perdono slancio dopo la corsa dei giorni scorsi che aveva riportato i valori sopra i 1.200 dollari l'oncia. Il lingotto con consegna immediata viene scambiato a 1.222 dollari l'oncia.