MILANO - Standard & Poor's ha lasciato il rating sull'Italia a BBB-, un gradino sopra il livello 'spazzatura', mantenendo le prospettive stabili sul merito di credito. Lo si legge in una nota dell'agenzia di rating, che ha anche aggiornato le previsioni di crescita per il Belpaese: per quest'anno pone la dinamica del Pil allo 0,4%, sotto lo 0,7% indicato dal governo e lo 0,6% della Commissione europea. Gli analisti ammettono però che, dopo il +0,3% del Pil nel primo trimestre, il risultato finale potrebbe essere superiore. Per il prossimo anno, la crescita si dovrebbe rafforzare all'1%, anche in questo caso meno di quanto stimano le istituzioni romane e di Bruxelles con un +1,4%.
"L'outlook è stabile - spiega l'agenzia in un comunicato - a riflettere le nostre attese che il governo continuerà a implementare riforme strutturali e fiscali ampie che potrebbero aumentare il potenziale di crescita nel corso dei prossimi anni". Nel complesso, gli esperti hanno raddoppiato la stima di crescita media per il periodo 2016-2017, ponendola all'1%. S&P ricorda che questi miglioramenti sono frutto per di più di fattori esterni, quali il Quantitative easing della Bce e il calo del prezzo del petrolio. Gli analisti sostengono che la riforma elettorale e i disegni del governo Renzi sul lavoro e sulla riforma delle banche popolari possano accrescere l'efficacia del sistema di governo ed economico italiano, oltre che mostrare la "determinazione" dell'esecutivo. Prendono però atto anche della sentenza della Consulta sulle pensioni, che mina il raggiungimento degli obiettivi di bilancio.
S&P continua a notare le difficoltà competitive delle imprese, legate soprattutto al costo del lavoro, e in questo senso apprezza gli sforzi del legislatore di ammorbidire la mano del Fisco. Nel complesso, il trend deflazionistico pesa non solo sulla ripresa ma anche sul miglioramento dell'indebitamento pubblico: lo stock di debito è visto in crescita oltre il 132% nel 2016, anno di picco, per poi intraprendere un lento declino. L'agenzia potrebbe in futuro promuovere l'Italia "se il governo realizzasse integralmente riforme strutturali" che portino a un aumento della crescita facendo scendere il debito. Ma potrebbe anche tagliare - avverte l'agenzia - se "persistono le rigidità nel lavoro e nei mercati dei prodotti e servizi" o c'è uno stop al consolidamento di bilancio.
Nell'ultimo report diffuso sull'Italia, nel dicembre scorso, S&P aveva tagliato il giudizio di lungo termine sull'Italia al livello BBB-, spiegando che si erano indebolite le prospettive di ripresa economica e che, con la persistente bassa inflazione, il livello di debito sarebbe cresciuto a tal punto da rendere insostenibile un guidizio migliore. In quell'occasione, gli esperti dell'agenzia di rating pronosticavano l'uscita dalla recessione nella prima parte del 2015 (cosa confermata recentemente dal +0,3% del Pil del primo trimestre), ma mettevano in conto una crescita soltanto allo 0,2% per l'intero anno.
Il 12 giugno toccherà a Moody's rivedere il suo giudizio sull'Italia. Solo pochi giorni fa, alla fine di aprile, era stata la terza grande agenzia, Fitch, a confermare il rating sul Belpaese, pur sollevando dubbi sulla forza della ripresa. Le agenzie non sono state immuni ad aspre critiche, soprattutto per il ruolo svolto prima e durante la crisi: pochi allarmi sulla possibilità di scoppio dei mercati, giudizi pesanti una volta che i buoi erano scappati. A Trani, in Italia, la procura sta indagando con la richiesta di deposizione di personaggi di spicco, quali il governatore Bce, Mario Draghi. La Corte dei Conti, invece, aveva archiviato l'indagine su Standard&Poor's per i giudizi sull'Italia. Nel frattempo, le regole sono state inasprite a livello europeo: alle agenzie è ora imposto un calendario fisso per la pubblicazione dei rating, il venerdì per consentire ai mercati di 'digerirli' durante il fine settimana e in un numero limitato a tre durante l'anno.
LA SCALA DEI GIUDIZI DI S&P
[[ge:rep-locali:repubblica:114400932]]
"L'outlook è stabile - spiega l'agenzia in un comunicato - a riflettere le nostre attese che il governo continuerà a implementare riforme strutturali e fiscali ampie che potrebbero aumentare il potenziale di crescita nel corso dei prossimi anni". Nel complesso, gli esperti hanno raddoppiato la stima di crescita media per il periodo 2016-2017, ponendola all'1%. S&P ricorda che questi miglioramenti sono frutto per di più di fattori esterni, quali il Quantitative easing della Bce e il calo del prezzo del petrolio. Gli analisti sostengono che la riforma elettorale e i disegni del governo Renzi sul lavoro e sulla riforma delle banche popolari possano accrescere l'efficacia del sistema di governo ed economico italiano, oltre che mostrare la "determinazione" dell'esecutivo. Prendono però atto anche della sentenza della Consulta sulle pensioni, che mina il raggiungimento degli obiettivi di bilancio.
S&P continua a notare le difficoltà competitive delle imprese, legate soprattutto al costo del lavoro, e in questo senso apprezza gli sforzi del legislatore di ammorbidire la mano del Fisco. Nel complesso, il trend deflazionistico pesa non solo sulla ripresa ma anche sul miglioramento dell'indebitamento pubblico: lo stock di debito è visto in crescita oltre il 132% nel 2016, anno di picco, per poi intraprendere un lento declino. L'agenzia potrebbe in futuro promuovere l'Italia "se il governo realizzasse integralmente riforme strutturali" che portino a un aumento della crescita facendo scendere il debito. Ma potrebbe anche tagliare - avverte l'agenzia - se "persistono le rigidità nel lavoro e nei mercati dei prodotti e servizi" o c'è uno stop al consolidamento di bilancio.
Nell'ultimo report diffuso sull'Italia, nel dicembre scorso, S&P aveva tagliato il giudizio di lungo termine sull'Italia al livello BBB-, spiegando che si erano indebolite le prospettive di ripresa economica e che, con la persistente bassa inflazione, il livello di debito sarebbe cresciuto a tal punto da rendere insostenibile un guidizio migliore. In quell'occasione, gli esperti dell'agenzia di rating pronosticavano l'uscita dalla recessione nella prima parte del 2015 (cosa confermata recentemente dal +0,3% del Pil del primo trimestre), ma mettevano in conto una crescita soltanto allo 0,2% per l'intero anno.
Il 12 giugno toccherà a Moody's rivedere il suo giudizio sull'Italia. Solo pochi giorni fa, alla fine di aprile, era stata la terza grande agenzia, Fitch, a confermare il rating sul Belpaese, pur sollevando dubbi sulla forza della ripresa. Le agenzie non sono state immuni ad aspre critiche, soprattutto per il ruolo svolto prima e durante la crisi: pochi allarmi sulla possibilità di scoppio dei mercati, giudizi pesanti una volta che i buoi erano scappati. A Trani, in Italia, la procura sta indagando con la richiesta di deposizione di personaggi di spicco, quali il governatore Bce, Mario Draghi. La Corte dei Conti, invece, aveva archiviato l'indagine su Standard&Poor's per i giudizi sull'Italia. Nel frattempo, le regole sono state inasprite a livello europeo: alle agenzie è ora imposto un calendario fisso per la pubblicazione dei rating, il venerdì per consentire ai mercati di 'digerirli' durante il fine settimana e in un numero limitato a tre durante l'anno.
LA SCALA DEI GIUDIZI DI S&P
[[ge:rep-locali:repubblica:114400932]]