Economia

Gli Usa al centro della primavera economica, ma i rischi geopolitici segnano un'epoca

Il mercato del lavoro a stelle e strisce mostra i muscoli, mentre la Fed aspetta il momento opportuno per alzare i tassi. Sullo sfondo, l'avvicinarsi delle elezioni con la campagna elettorale che si incentrerà su politica energetica e sicurezza interna. Le tensioni internazionali stanno creando blocchi finanziari e commerciali che ricordano la guerra fredda e mettono a repentaglio la crescita globale

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MILANO - Gli Usa crescono e gli ultimi dati sulla creazione di posti di lavoro (280mila posti di lavoro a maggio, ben sopra le attese) confermano la solidità dell'economia a stelle e strisce. Sul futuro immediato pesano però due eventi cruciali: il rialzo dei tassi d'interesse da parte della Fed, che manca dal 2006, e l'avvicinarsi delle elezioni del 2016 con la relativa campagna elettorale.

Francesco Confuorti, presidente di Advantage Financial, l'ultimo Job Report mostra anche la ripresa del tasso di partecipazione al lavoro e soprattutto dei salari. La Federal Reserve, a questo punto, non può far altro che ritoccare il costo del denaro?
Le scelte non sono solo legate ai dati, ma orientate da componenti esogene, prima tra tutte le elezioni: c'è una grossa pressione perché si arrivi all'appuntamento con le urne a grandi tassi di crescita. Secondo noi, nell'ambito di un'economia che cresce veramente ma che talvolta mostra segnali ancora difficili da decifrare, faranno il minimo indispensabile, anche perché tutto il resto del mondo continua a svalutare per recuperare competitività. Spostare anche solo di sei mesi l’aumento dei tassi vuol dire non generare un impatto forte sulla crescita: la Fed farà di tutto per mantenere i tassi stabili più a lungo possibile. Anche un eventuale aumento di un quarto dei tassi, partendo da questi livelli e con il mercato che ha già scontato questo evento, non avrà impatti durante il periodo elettorale.

Un cruccio per la Fed e la Casa Bianca è la forza del dollaro. Come reagirà?
Credo che nei prossimi mesi assisteremo ancora a un rafforzamento, non solo per quanto accade internamente ma per il quadro internazionale e l'azione delle Banche centrali, in Europa come in Cina.

Il petrolio si è ripreso dopo i minimi, ma a prezzi ancora bassi rispetto all'estate scorsa. Che impatti per gli Usa?
Nel mondo c’è eccesso di offerta, mentre la crescita globale si sta stabilizzando. Credo che non si potranno vedere prezzi molto più alti di ora, almeno per i prossimi dodici mesi non ci saranno variazioni. Negli Usa, dove si è vista l'epopea dello shale gas, è opportunità di riorganizzarsi: ci saranno fusioni e aggregazioni, ma anche questi sono aspetti che si sono già riflessi nel mercato.

Il governatore della Fed di New York, William Dudley, ha sottolineato che “i forti incrementi degli occupati mascherano la debole produttività, l'alto livello di part-time e i disoccupati di lungo termine". Come stanno gli americani ad anni di distanza dal crack di Lehman, dalla crisi e quindi dall’innesco della ripresa?
L’economia americana è legata al comparto dei servizi: la ripresa arriva da lì, dalle attività finanziarie. I dati non sono ancora del tutto chiari, ma vanno presi con le pinze. La crescita c’è ed è tipica, il primo quadrimestre è sempre stato negativo negli ultimi anni, quindi non è un dato da prendere come indicativo dell'intero anno.

Come intitolerebbe questa fase economica?
E’ una primavera, ma esposta a un rischio: se non si creano situazioni distorsive di regionalismo, con la creazione di blocchi come gli Usa e la Ue contro la Russia, la Cina o il Sudamerica, potrà essere colta a pieno. Una vera economia globale, senza protezionismo nel mercato finanziario, creerà una vera primavera. Nel prossimo decennio il crinale sarà questo: si stanno creando centri finanziari dislocati, quasi separati. Basta pensare al problema del flusso delle merci sul mar cinese meridionale, le tensioni con la Russia e il Caucaso, l'evoluzione politico/economica in Africa. Si stanno ricreando dei muri, in stile Guerra Fredda, che se non abbattuti potranno creare problemi alla crescita globale. 

Negli Usa, i portuali hanno messo in atto maxi scioperi che hanno rievocato lotte di classe del passato. Le aziende tecnologiche stanno vivendo un nuovo momento di iper-valutazione, con il Nasdaq che corre e startup in perdita valutate a suon di miliardi di dollari. Cosa è rimasto della lezione delle bolle speculative?
E' la situazione tipica di un ciclo di ripresa dopo una crisi mai vista: ci sono quelli che restano indietro e chi trova opportunità. Il settore tecnologico è centrale: la prossima guerra commerciale con i Paesi dell’Est e del SudEst avverrà sul tech. Insieme al comparto energetico, è un tema che avrà impatto primario sullo scacchiere economico globale: vedremo una chiusura sempre più forte delle società tech Usa verso il Sudest asiatico, si creeranno barriere serie: gli americani hanno una leadership che non vogliono cedere.
 
In tema di rapporti internazionali, tra dubbi e proteste i negoziati sul Ttip (il trattato commerciale tra le due sponde dell’Atlantico) procedono. Cosa può rappresentare per Ue e Usa questo accordo e come crede possa influenzare i ritmi di crescita delle due parti?
E’ positivo, quando si buttan giù le barriere. Ma non vanno bene le frontiere che si stanno creando negli Usa, e anche in Europa, con i Paesi strategici: la retorica con la Russia (ma non esprimo giudizi su dove stia la ragione) o con la Cina portano inevitabilmente a impatti economici. Basta pensare che ora i russi importano attraverso l'Africa quello che prima comperavano in Europa. I problemi geopolitici saranno importantissimi nel prossimo decennio: siamo in una fase di re-impostazione del commercio mondiale, con i maggiori player che stanno cercando i loro spazi.

La popolarità del presidente Obama è di nuovo scesa. Ormai i motori per la campagna elettorale sono accesi: quali saranno i temi economici al centro dell’agenda e come crede che la corsa alla Casa Bianca possa influenzare le scelte di politica economica?
Energia, protezionismo energetico e sicurezza interna saranno dominati. La politica estera sarà usata "contro" dagli schieramenti, per i fallimenti del passato. Gli americani guardano all’interno dell’America.