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Terrazza con vista immigrazione, il locale chic che scandalizza Parigi

La Brasserie Barbès ha aperto il mese scorso nella Gutte D’Or, il quartiere più popolare e multietnico della Capitale. Simbolo di una rinascita che rischia di allontanare i vecchi abitanti. Articolo pubblicato su RSera di lunedì 08 giugno
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"I prezzi più bassi". L’enorme insegna al neon di Tati, blu e rosa, svetta sul palazzo di fronte. Fuori dalle porte del grande magazzino donne di colore affondano le braccia nelle grandi ceste di vestiti, tutti a cinque euro. Sui marciapiedi, sotto gli archi della metro sopraelevata, venditori ambulanti offrono ai passanti custodie per smartphone, dischi contraffatti, sigarette di contrabbando. Si ha un panorama ideale sulla Goutte d’Or dalla terrazza della Brasserie Barbès. Lì sopra ci si scalda al sole della primavera parigina, sorseggiando birre e cocktail. Sotto scorre rumorosa, colorata e confusionaria la vita di uno dei quartieri più multietnici d’Europa. Nero, maghrebino, asiatico, il più popolare. Il più pericoloso, secondo alcuni, dentro la cerchia della città. Di quelli in cui fino a un paio di mesi fa la Parigi bene avrebbe messo piede solo per comprare qualche spezia esotica per la…

 

 
"I prezzi più bassi". L’enorme insegna al neon di Tati, blu e rosa, svetta sul palazzo di fronte. Fuori dalle porte del grande magazzino donne di colore affondano le braccia nelle grandi ceste di vestiti, tutti a cinque euro. Sui marciapiedi, sotto gli archi della metro sopraelevata, venditori ambulanti offrono ai passanti custodie per smartphone, dischi contraffatti, sigarette di contrabbando. Si ha un panorama ideale sulla Goutte d’Or dalla terrazza della Brasserie Barbès. Lì sopra ci si scalda al sole della primavera parigina, sorseggiando birre e cocktail. Sotto scorre rumorosa, colorata e confusionaria la vita di uno dei quartieri più multietnici d’Europa. Nero, maghrebino, asiatico, il più popolare. Il più pericoloso, secondo alcuni, dentro la cerchia della città. Di quelli in cui fino a un paio di mesi fa la Parigi bene avrebbe messo piede solo per comprare qualche spezia esotica per la cena.
 
E invece eccola qui a occupare i tavolini e le sdraio della Brasserie Barbès, di fronte all’omonima fermata del Metro, diciottesimo Arrondissement. Bar, ristorante, terrazza e anche discoteca, inaugurata con grande spiegamento di fotografi un mese fa. Scintillante, con le vetrate a tutta parete e le piastrelle bianche. In totale contrasto con il suq polveroso e sudato delle strade lì attorno. Sarà per questo che Les Inrocks, Bibbia dei giovani parigini che sanno come divertirsi, l’ha definita uno “zoo per ricchi”. E “la magione di un proprietario di cotone sudista”, per quel suo aspetto vagamente coloniale. Sul menu la birra piccola viene 4 euro e 50, i cocktail 11 e la sogliola con puré 28. Prezzi destinati a tenere fuori buona parte della gente del quartiere. E se non bastassero quelli, all’entrata c’è il buttafuori.
 
"Il nuovo simbolo hipster della gentrificazione parigina", scrive Télérama, settimanale molto attento alle tendenze della Capitale. Hipster, come quei ragazzi tutti barba e pantaloni a sigaretta diventati il nuovo riferimento dello stile globale. E gentrificazione, come quel fenomeno per cui in un quartiere popolare arrivano degli abitanti più facoltosi, spesso intellettuali e creativi, lo rendono alla moda e sempre più caro, fino a che i locali non lo riconoscono più. O non se lo possono più permettere. "Addomesticato da un cappuccino", come dice l’urbanista americana Sharon Zukin. Perché gli avamposti attraverso cui gli invasori, passateci il termine, impongono i loro gusti e si appropriano dello spazio pubblico sono spesso i locali.
 
Tutto già visto in diverse zone della Parigi storica, città dove lo spazio è una risorsa sempre più scarsa. Vent’anni fa per esempio è stata l’apertura del modaiolo Café Charbon a trasformare Rue Oberkampf e dintorni nei Campi Elisi dei giovani alternativi. Più di recente la zona attorno alla metro di Strasbourg-Saint-Denis è tornata sulla mappa della bella vita grazie a Chez Jeannette, vecchio bistrot con tavoli in formica rinnovato e corretto. E la mitica ma degradata Pigalle si è rifatta una reputazione grazie a una birreria di nome Sans Souci. Strip club e sexy shop ora chiudono, per lasciare spazio a ristoranti vegan e alimentari bio a chilometro zero.

Gli imprenditori dietro alla Brasserie Barbès sono sempre gli stessi, Pierre Moussié e Jean Vedreine. Il modello ha funzionato, perché non replicarlo alla Goutte D’Or? Da mesi avevano messo gli occhi su quello scheletro di palazzo, un grande magazzino bruciato nel 2011. Di cui, grazie all’appoggio della municipalità, sono riusciti a soffiare la proprietà a una catena di fast food.
 
Eppure questa volta, anziché dai soliti applausi che accompagnano i progetti di riqualificazione urbana, il loro locale è stato accolto da una marea di critiche. Nonostante tutti i problemi di degrado e criminalità di strada del quartiere. Forse perché il maquillage è stato troppo smaccato e repentino. O piuttosto perché la Brasserie, insieme al cinema multisala aperto dall’altra parte della strada, ha reso di colpo evidente la portata del cambiamento che la Goutte D’Or sta vivendo. Perché da anni ormai la popolazione straniera del quartiere, all’inizio degli anni Zero un quarto del totale, si sta riducendo. E solo tra il 2002 e il 2007 i prezzi delle case sono cresciuti del 144 per cento. Così in una delle zone di Parigi a maggiore densità di alloggi sociali, con due moschee sempre sovraffollate di fedeli, il prezzo medio delle case ha superato i 6mila euro al metro quadro. Non distante da quello di altri più quotati angoli della città. In fondo, scrive l’edizione francese di Slate, la Brasserie Barbès non è né più né meno pretenziosa (e costosa) di un normale locale parigino. Ma è un simbolo: "Dopo le 20 sono gli abitanti del quartiere che vengono a cenare qui", dice Moussié, uno dei proprietari. Già, i nuovi abitanti.