Economia

"Controllo a distanza, oggi per i lavoratori non cambia nulla"

Per Vincenzo Ferrante, professore di diritto del Lavoro dell'Università Cattolica, "la riforma dell'articolo quattro dello Statuto dei Lavoratori è la norme più innocua e logica dell'intero impianto del Jobs Act"

 

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MILANO - Nessun grande fratello. Nessun controllo stile Amazon che tramite un sistema Gps monitora velocità e distanze percorse dai dipendenti per poi avvertirli quando sono troppo lenti o pigri. "La riforma dell'articolo quattro dello Statuto dei Lavoratori è la norme più innocua e logica dell'intero impianto del Jobs Act" dice Vincenzo Ferrante, professore di diritto del Lavoro dell'Università Cattolica di Milano che poi aggiunge: "Semplicemente viene aggiornato un dispositivo di 45 anni fa, si tratta di una mera razionalizzazione. Poi il datore di lavoro dovrà informare di ogni cosa il dipendente". Anche dell'eventuale controllo tramite il gps dello smartphone.

Secondo Ferrante le polemiche suscitate sono solo la prova di un contesto politico profondamente cambiato dopo la tornata elettorale che ha segnato l'arretramento del Pd: "Il problema, piuttosto, sono gli altri decreti, quelli che hanno cancellato la proporzionalità per i licenziamenti disciplinari, anche se sono convinto che i giudici continueranno a fare la loro parte. Eliminare la proporzionalità è come negare la forza di gravità: il diritto non può ignorare la differenza tra chi si mette in tasca un foglio dell'azienda su cui ha fatto uno scarabocchio e chi incassa una tangente da migliaia di euro". 

Per i lavoratori potrebbe cambiare poco o nulla. Nessuno potrà utilizzare dei chip nelle scarpe - come ha intenzione di fare Fincantieri - per controllare cosa fanno i propri dipendenti: "Potrà farlo per motivi di sicurezza, ma solo dopo un accordo con i sindacati o con la Direzione territoriale del lavoro che ha preso il posto dell'Ispettorato nato nel 1970. Anzi, in questo caso la procedura viene semplificata, perché imprese che operano in diverse regioni non avranno bisogno di siglare più accordi territoriali, ma ne basterà uno a livello nazionale".

E lo stesso ministero del Lavoro chiarisce: "Nel momento in cui lo strumento di lavoro viene modificato per controllare il lavoratore, si esce dall'ambito della disposizione. In tal caso da strumento che "serve" al lavoratore per rendere la prestazione - il pc, il tablet o il cellulare - diventa strumento che serve al datore per controllarne la prestazione con la conseguenza che queste "modifiche" possono avvenire esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale ed esclusivamente previo accordo sindacale o, in assenza, previa autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro o del Ministero".

"Per i dipendenti, quindi, non cambia nulla - prosegue Ferrante -. Il governo ha messo a nudo una verità conosciuta da tutti, ha scelto di aggiornare una vecchia terminologia. Evidentemente, poi, restano i limiti imposti della privacy". Su questo aspetto la Cassazione si è già espressa in diverse occasioni, in particolare affrontando il tema dell'utilizzo di Internet: "E' stato stabilito - spiega il professore della Cattolica - che spetta al datore di lavoro decidere se bloccare o meno l'accesso ad alcuni siti, altrimenti, senza filtri, il dipendente è libero di navigare".

Un discorso a parte lo merita l'utilizzo delle email. Per il garante della privacy è pacifico che quando il dominio utilizzato è aziendale non può trattarsi di posta elettronica privata e quindi, a differenza della mail personale, non può avere garanzia di riservatezza: "A livello europeo - conclude Ferrante - la situazione è molto omogenea perché la authority dialogano fra loro, il problema, lo ripeto, è nei decreti scritti prima che provano a cancellare la proporzionalità nei licenziamenti disciplinari".
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