MILANO - Confindustria alza le stime di crescita dell'Italia per il 2015, ma mette in guardia il governo da facili entusiasmi perché l'orizzonte resta denso di nubi, a cominciare dalla situazione di stallo tra la Grecia e i creditori internazionali: il fallimento di Atene potrebbe contagiare l'intera Europa facendo deragliare l'economia del Vecchio continente. E ancora, secondo il Centro studi dell'associazione degli industriali l'Italia non ha ancora iniziato la ripresa: la lenta crescita è piuttosto una "ripartenza". Nonostante tutto, però, i segnali rilevati da viale dell'Astronomia sono incoraggianti: il Pil è stimato in crescita dello 0,8% nel 2015 e dell'1,4% nel 2016, la pressione fiscale è in discesa, mentre il deficit alla fine del prossimo anno potrebbe attestarsi al 2%.
Pil. Come detto l'economia italiana è stimata in crescita dello 0,8% nel 2015 e dell'1,4% nel 2016, mentre a dicembre il Csc indicava una crescita rispettivamente dello 0,5% e dell'1,1%: "La dinamica del Pil - si legge nel rapporto "Venti a favore e freni straordinari" - è prevista in accelerazione nel secondo semestre di quest'anno e in graduale attenuazione nel 2016".
L'incremento nel primo trimestre 2015 è risultato poco superiore a quanto previsto a dicembre (+0,3% contro +0,2%), ma Confindustria si aspetta un'accelerazione maggiore nel secondo semestre dell'anno (+0,4%). Di più: le nuove previsioni - si legge nel Rapporto - "appaiono prudenti e lasciano spazio a sorprese positive". La previsione per il 2015 è superiore a quella del Governo del 10 aprile scorso (+0,7%) e della Commissione europea del 5 maggio (+0,6%). Secondo gli industriali, i consumi delle famiglie vanno dal +0,3% del 2014 al +0,6% nel 2015 e al +1,2% nel 2016, restando del 6,8% più bassi che nel 2007. Ripartono gli investimenti: +1,2% e +2,9% il totale, +3% e +3,8% quelli in macchinari e mezzi di trasporto (-18% sui valori pre-crisi), ma ancora sofferenti quest'anno quelli in costruzioni (-0,5%) che saliranno l'anno venturo (+2,1%, ma ancora -33% rispetto al 2007).
Deficit e debito. Il Centro studi di Confindutria stima che il rapporto deficit/pil scenderà al 2,7% nel 2015 e al 2% nel 2016.
Nello scenario economico di giugno, il Csc parla di una finanza pubblica sotto controllo, con il debito pubblico che inizia a ripiegare in rapporto al Pil: 131,9% nel 2016, dal 132,7% di quest'anno. Le entrate fletteranno dal 47,7% del 2014 al 47,5% e al 47,2%, mentre le uscite passeranno da 50,7% a 50,2% e 49,3%. La pressione fiscale resterà quest'anno al 43% per scendere al 42,7% nel 2016.
Lavoro. Riparte la domanda di lavoro, che si rafforzerà progressivamente: secondo il Centro studi Confindustria, il tasso di disoccupazione scenderà al 12,3% nel 2015 (da 12,7%) e al 12% nel 2016. Tuttavia, l'anno prossimo si chiuderà comunque con 407mila occupati in meno rispetto a fine 2007. Infine, secondo il Csc, lo stock di cassa integrazione "continuerà a sgonfiarsi progressivamente" e a fine 2016 interesserà ancora l'equivalente di circa 125mila Ula, un livello di poco superiore a quello di fine 2008.
Povertà. La crisi ha ridotto la ricchezza prodotta dall'Italia e "anche se la disuguaglianza non è cresciuta, sono aumentate in modo consistente il numero di famiglie e persone in povertà assoluta". Il Csc nota che il drammatico aumento dei poveri negli anni della crisi è dovuto all'arretramento generale del reddito del Paese: secondo lo studio, la distribuzione personale del reddito disponibile è più concentrato rispetto a Francia e Germania a causa dell'arretratezza delle regioni meridionali: "Se il Mezzogiorno avesse lo stesso livello di sviluppo del Centro Nord e la medesima concentrazione distributiva, la disuguaglianza dei redditi sarebbe del tutto simile a quelle francese e tedesca". Lo Stato redistribuisce molto - prosegue l'analisi del Csc - ma il welfare, essendo concentrato sulle pensioni, non è perequativo. Bisognerebbe, quindi, puntare "a una maggiore progressività negli interventi assistenziali, assoggettando l'erogazione all'effettiva disponibilità di mezzi personali". Sarebbe importante - conclude Confindustria - "mettere a punto anche in Italia uno strumento di sostegno al reddito, condizionato a comportamenti vituosi come ad esempio la ricerca del lavoro e l'investimento in formazione".
I rischi. L'economia europea ha dei "forti venti a favore" ma potrebbe deragliare sulla crisi greca. I fattori positivi sono il prezzo del petrolio più basso, la svalutazione dell'euro, il commercio mondiale in rilancio e il nuovo calo dei tassi di interesse. Ma lo scenario internazionale ha due fattori di rischio - avverte Csc - il contagio greco e un più debole trend globale. Il Csc ha rivisto al rialzo le previsioni del Pil italiano ma le proiezioni non includono le conseguenze immediate di un esito negativo delle trattative sul rifinanziamento del debito pubblico greco; "perchè non sono quantificabili - si legge nello studio - e perchè si ritiene che possano essere prese opportune misure per arginarle; il contagio non può certo essere escluso e farebbe deragliare l'economia dell'area euro".
Pil. Come detto l'economia italiana è stimata in crescita dello 0,8% nel 2015 e dell'1,4% nel 2016, mentre a dicembre il Csc indicava una crescita rispettivamente dello 0,5% e dell'1,1%: "La dinamica del Pil - si legge nel rapporto "Venti a favore e freni straordinari" - è prevista in accelerazione nel secondo semestre di quest'anno e in graduale attenuazione nel 2016".
L'incremento nel primo trimestre 2015 è risultato poco superiore a quanto previsto a dicembre (+0,3% contro +0,2%), ma Confindustria si aspetta un'accelerazione maggiore nel secondo semestre dell'anno (+0,4%). Di più: le nuove previsioni - si legge nel Rapporto - "appaiono prudenti e lasciano spazio a sorprese positive". La previsione per il 2015 è superiore a quella del Governo del 10 aprile scorso (+0,7%) e della Commissione europea del 5 maggio (+0,6%). Secondo gli industriali, i consumi delle famiglie vanno dal +0,3% del 2014 al +0,6% nel 2015 e al +1,2% nel 2016, restando del 6,8% più bassi che nel 2007. Ripartono gli investimenti: +1,2% e +2,9% il totale, +3% e +3,8% quelli in macchinari e mezzi di trasporto (-18% sui valori pre-crisi), ma ancora sofferenti quest'anno quelli in costruzioni (-0,5%) che saliranno l'anno venturo (+2,1%, ma ancora -33% rispetto al 2007).
Deficit e debito. Il Centro studi di Confindutria stima che il rapporto deficit/pil scenderà al 2,7% nel 2015 e al 2% nel 2016.
Nello scenario economico di giugno, il Csc parla di una finanza pubblica sotto controllo, con il debito pubblico che inizia a ripiegare in rapporto al Pil: 131,9% nel 2016, dal 132,7% di quest'anno. Le entrate fletteranno dal 47,7% del 2014 al 47,5% e al 47,2%, mentre le uscite passeranno da 50,7% a 50,2% e 49,3%. La pressione fiscale resterà quest'anno al 43% per scendere al 42,7% nel 2016.
Lavoro. Riparte la domanda di lavoro, che si rafforzerà progressivamente: secondo il Centro studi Confindustria, il tasso di disoccupazione scenderà al 12,3% nel 2015 (da 12,7%) e al 12% nel 2016. Tuttavia, l'anno prossimo si chiuderà comunque con 407mila occupati in meno rispetto a fine 2007. Infine, secondo il Csc, lo stock di cassa integrazione "continuerà a sgonfiarsi progressivamente" e a fine 2016 interesserà ancora l'equivalente di circa 125mila Ula, un livello di poco superiore a quello di fine 2008.
Povertà. La crisi ha ridotto la ricchezza prodotta dall'Italia e "anche se la disuguaglianza non è cresciuta, sono aumentate in modo consistente il numero di famiglie e persone in povertà assoluta". Il Csc nota che il drammatico aumento dei poveri negli anni della crisi è dovuto all'arretramento generale del reddito del Paese: secondo lo studio, la distribuzione personale del reddito disponibile è più concentrato rispetto a Francia e Germania a causa dell'arretratezza delle regioni meridionali: "Se il Mezzogiorno avesse lo stesso livello di sviluppo del Centro Nord e la medesima concentrazione distributiva, la disuguaglianza dei redditi sarebbe del tutto simile a quelle francese e tedesca". Lo Stato redistribuisce molto - prosegue l'analisi del Csc - ma il welfare, essendo concentrato sulle pensioni, non è perequativo. Bisognerebbe, quindi, puntare "a una maggiore progressività negli interventi assistenziali, assoggettando l'erogazione all'effettiva disponibilità di mezzi personali". Sarebbe importante - conclude Confindustria - "mettere a punto anche in Italia uno strumento di sostegno al reddito, condizionato a comportamenti vituosi come ad esempio la ricerca del lavoro e l'investimento in formazione".
I rischi. L'economia europea ha dei "forti venti a favore" ma potrebbe deragliare sulla crisi greca. I fattori positivi sono il prezzo del petrolio più basso, la svalutazione dell'euro, il commercio mondiale in rilancio e il nuovo calo dei tassi di interesse. Ma lo scenario internazionale ha due fattori di rischio - avverte Csc - il contagio greco e un più debole trend globale. Il Csc ha rivisto al rialzo le previsioni del Pil italiano ma le proiezioni non includono le conseguenze immediate di un esito negativo delle trattative sul rifinanziamento del debito pubblico greco; "perchè non sono quantificabili - si legge nello studio - e perchè si ritiene che possano essere prese opportune misure per arginarle; il contagio non può certo essere escluso e farebbe deragliare l'economia dell'area euro".