Grecia, campagna per il no al referendum imita i manifesti dei cileni contro Pinochet
La Grecia come il Cile, un altro golpe, non violento ma con altre armi. È (anche) così che Syriza gioca le sue carte in questa campagna elettorale lampo, cioè facendo un collegamento diretto tra le due storie. Un paese accerchiato, un governo democraticamente eletto messo alle strette da forze interne ma soprattutto esterne: creando così gli stessi manifesti arcobaleno utilizzati nel 1988 dalla Concertación de Partidos por la Democracia durante il plebiscito cileno, quello che portò il Paese fuori dalla dittatura di Augusto Pinochet. L'analogia non è solo nell'arcobaleno utilizzato per la campagna dai giovani di Syriza, ma anche nel fatto che allora vinse un "no", cioè il no ad un mandato di altri otto anni per il dittatore, dopo quindici anni di regime. Anche nell'88 la comunicazione sembrava spostata tutta da una parte, un po' come sta avvenendo in Grecia, con la maggior parte di tv e giornali schierati per il "sì", spesso utilizzando toni apocalittici in caso di vittoria degli avversari. Allora si puntò molto su uno spot entrato nella storia della comunicazione politica, "Chile, la alegría ya viene", che poi ha anche ispirato un film, "No - I giorni dell'arcobaleno". La chiusura delle banche e le file agli sportelli bancomat, come ha spiegato Yanis Varoufakis, è stata interpretata come un ricatto dell'Europa, una forma di pressione sulla popolazione per far cadere il governo. Altra analogia con il Cile, sempre secondo Syriza, quando le proteste degli autotrasportori misero in ginocchio il governo socialista di Salvador Allende. Fra le altre cose, lo stesso Alexis Tsipras ha sempre ricordato un legame particolare con la storia del leader che si suicidò durante il colpo di Stato, alla Moneda, l'11 settembre nel 1973. E infatti nel suo studio alla sede del partito, dietro la scrivania, il premier greco ha proprio un manifesto cileno che ricorda la riforma agraria di MATTEO PUCCIARELLI