ATENE - L'istmo di Apollonos sarà largo duecento metri e ai lati ci sono due spiagge che, seppur così vicine, sembrano due pianeti opposti. Di qua spazio libero, di là uno degli stabilimenti più esclusivi della Capitale greca. Di qua motorini e biciclette parcheggiate in fila, di là un Mercedes classe C della concessionaria in bella mostra e i macchinoni parcheggiati in un posto riservato. Soprattutto, in vista del voto di domani: di qua prevalgono i "no" al referendum, di là sono in vantaggio i "sì". Solo la sabbia è uguale per tutti.
Davanti alla spiaggia libera un signore tira fuori un panino dalla carta stagnola. Avrà 60 anni. "Non sono sicuro al 100 per cento - dice - ma l'orientamento è per il "no". Cosa vogliono di più da noi?". È un pensionato, "ci sono andato con 36 anni di contributi, scrivilo questo". Gli ultimi giorni, con le file ai bancomat e i soldi che girano a fatica, hanno messo a dura prova proprio la classe media. "Chi non ha soldi non ha il problema", sorride. Un papà pianta l'ombrellone per la famiglia, borse frigo rigide e un po' anni '80, ciambelle e braccioli dei figli. Cosa voterà lui? "Voto "no". Sono un cittadino europeo - spiega Charis, si chiama così - e vorrei solo rifiatare dopo anni di sacrifici. Avevamo detto basta con l'austerità, continuerò a dirlo".
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In realtà di certezze granitiche se ne vedono poche e anche il "no" è tormentato e pieno di dubbi. Basta avere anche poco per aver paura di perderlo definitivamente. Angela è greca ma è cresciuta negli Stati Uniti. È tornata nel suo Paese dieci anni fa. "Voterò per il nostro bene. Cosa? Preferisco non dirlo". Risposta che sembra significare un "sì". "Beh, sì, forse "sì"". C'è una correlazione tra ricchezza (o meno) e il "sì" (oppure il "no")? Il bagnino, 23 anni, fa un'altra ipotesi: "Sono giovane, non ho mai avuto alcuna prospettiva. Voto "no" perché forse con un po' di coraggio qualcosa cambia". Risultato del voto ellenico sulla spiaggia libera: 3 "no" (75%), 1 "si" (25%).
Basta attraversare la strada, questione di venti metri, pagare un salatissimo biglietto d'ingresso (25 euro) e attraversare i tornelli per trovarsi in una sorta di mondo capovolto. A sinistra, in mezzo a un prato verde che pare il green di un golf, ci sono le rovine del tempio di Apollo Zoster. Di fronte sulla spiaggia di sabbia finissima lisciata all'alba dai rulli, quattro file di ombrelloni, ognuno dotato di apposito campanello per chiamare i camerieri. Appena oltre il mare turchese della baia preferito da Christine Onassis e Brigitte Bardot, ospiti fisse di questa spiaggia diventata ora il buen ritiro balneare della Atene-bene.
Il tempio del "sì" ci si immaginerebbe. Invece no. O almeno non del tutto. "L'Europa non sa che disastro sta combinando - racconta bevendo con la cannuccia un Nescafè frappé gelato Menelaos Michalopoulos, avvocato d'affari arrivato qui all'alba con la moglie e la piccola Zoe - Ha in mente la Lehamn Brothers? Noi saremo la Lehman Sister del vecchio continente. Io non ho mai votato Syriza, ci mancherebbe. Ma ora dico "no". Schaeuble non può permettersi di farci fallire. Ed è il modo migliore per limitare i danni di nuova austerity".
Lui, a naso, non ha patito grandi danni nemmeno da quella che è già arrivata. Spyros Kyriazis, amministratore delegato di una piccola azienda import-export di petrolio invece sì. E così, infatti, vota. "Non c'è alternativa. È l'ultimo treno per rimanere agganciati alla Ue - assicura -. Io fatico già a onorare gli impegni con i miei fornitori per il controlli ai capitali. Il no sarebbe il caos". È d'accordo Elena Kassis, assistente all'Università di Atene, ("anche se sono stata indecisa fino all'ultimo"). Ai sì si aggiungono altri tre elettori interpellati mentre fanno giocare i loro bambini nel bagnasciuga con paletta e secchiello.
Un filotto interrotto dal "grande no" di Antzelsos Doganis, occhiali da sole, linea non proprio da fotomodello mentre saggia lo stato di salute del suo racchettone. "Oxi, oxi, oxi. No, no, no. È cinque anni che ci facciamo dettare la linea dagli altri, con che risultati s'è visto - racconta il 53enne avvocato di Glyfada - È ora che il nostro futuro lo decidiamo noi. La dracma? Tempi cinque mesi e riprenderemmo a crescere e molto più di prima". Chissà dove sono i suoi risparmi. Chissà quanti ne sono rimasti sul suo conto corrente in Grecia. Un bel pezzo dell'Atene-bene, quella che ha i soldi in Svizzera e a Londra, dall'addio all'euro ha solo da guadagnare. Risultato finale del sondaggio all'Astir Beach: 5 sì e due no. L'exit poll balneare è servito.
Il vento increspa l'acqua trasparente dell'Egeo. La Grecia è in crisi, i greci la esorcizzano in questo paradiso. Anche Schaeuble, tra qualche settimana e euro permettendo, andrà in vacanza. Destinazione l'isola di Sylt, battuta dal vento freddo del mare del Nord al largo delle coste della Frisia, nel nord della Germania. Con il massimo rispetto e con in vista l'Armageddon di lunedì, qui nessuno lo invidia lo stesso.
Davanti alla spiaggia libera un signore tira fuori un panino dalla carta stagnola. Avrà 60 anni. "Non sono sicuro al 100 per cento - dice - ma l'orientamento è per il "no". Cosa vogliono di più da noi?". È un pensionato, "ci sono andato con 36 anni di contributi, scrivilo questo". Gli ultimi giorni, con le file ai bancomat e i soldi che girano a fatica, hanno messo a dura prova proprio la classe media. "Chi non ha soldi non ha il problema", sorride. Un papà pianta l'ombrellone per la famiglia, borse frigo rigide e un po' anni '80, ciambelle e braccioli dei figli. Cosa voterà lui? "Voto "no". Sono un cittadino europeo - spiega Charis, si chiama così - e vorrei solo rifiatare dopo anni di sacrifici. Avevamo detto basta con l'austerità, continuerò a dirlo".
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In realtà di certezze granitiche se ne vedono poche e anche il "no" è tormentato e pieno di dubbi. Basta avere anche poco per aver paura di perderlo definitivamente. Angela è greca ma è cresciuta negli Stati Uniti. È tornata nel suo Paese dieci anni fa. "Voterò per il nostro bene. Cosa? Preferisco non dirlo". Risposta che sembra significare un "sì". "Beh, sì, forse "sì"". C'è una correlazione tra ricchezza (o meno) e il "sì" (oppure il "no")? Il bagnino, 23 anni, fa un'altra ipotesi: "Sono giovane, non ho mai avuto alcuna prospettiva. Voto "no" perché forse con un po' di coraggio qualcosa cambia". Risultato del voto ellenico sulla spiaggia libera: 3 "no" (75%), 1 "si" (25%).
Basta attraversare la strada, questione di venti metri, pagare un salatissimo biglietto d'ingresso (25 euro) e attraversare i tornelli per trovarsi in una sorta di mondo capovolto. A sinistra, in mezzo a un prato verde che pare il green di un golf, ci sono le rovine del tempio di Apollo Zoster. Di fronte sulla spiaggia di sabbia finissima lisciata all'alba dai rulli, quattro file di ombrelloni, ognuno dotato di apposito campanello per chiamare i camerieri. Appena oltre il mare turchese della baia preferito da Christine Onassis e Brigitte Bardot, ospiti fisse di questa spiaggia diventata ora il buen ritiro balneare della Atene-bene.
Il tempio del "sì" ci si immaginerebbe. Invece no. O almeno non del tutto. "L'Europa non sa che disastro sta combinando - racconta bevendo con la cannuccia un Nescafè frappé gelato Menelaos Michalopoulos, avvocato d'affari arrivato qui all'alba con la moglie e la piccola Zoe - Ha in mente la Lehamn Brothers? Noi saremo la Lehman Sister del vecchio continente. Io non ho mai votato Syriza, ci mancherebbe. Ma ora dico "no". Schaeuble non può permettersi di farci fallire. Ed è il modo migliore per limitare i danni di nuova austerity".
Lui, a naso, non ha patito grandi danni nemmeno da quella che è già arrivata. Spyros Kyriazis, amministratore delegato di una piccola azienda import-export di petrolio invece sì. E così, infatti, vota. "Non c'è alternativa. È l'ultimo treno per rimanere agganciati alla Ue - assicura -. Io fatico già a onorare gli impegni con i miei fornitori per il controlli ai capitali. Il no sarebbe il caos". È d'accordo Elena Kassis, assistente all'Università di Atene, ("anche se sono stata indecisa fino all'ultimo"). Ai sì si aggiungono altri tre elettori interpellati mentre fanno giocare i loro bambini nel bagnasciuga con paletta e secchiello.
Un filotto interrotto dal "grande no" di Antzelsos Doganis, occhiali da sole, linea non proprio da fotomodello mentre saggia lo stato di salute del suo racchettone. "Oxi, oxi, oxi. No, no, no. È cinque anni che ci facciamo dettare la linea dagli altri, con che risultati s'è visto - racconta il 53enne avvocato di Glyfada - È ora che il nostro futuro lo decidiamo noi. La dracma? Tempi cinque mesi e riprenderemmo a crescere e molto più di prima". Chissà dove sono i suoi risparmi. Chissà quanti ne sono rimasti sul suo conto corrente in Grecia. Un bel pezzo dell'Atene-bene, quella che ha i soldi in Svizzera e a Londra, dall'addio all'euro ha solo da guadagnare. Risultato finale del sondaggio all'Astir Beach: 5 sì e due no. L'exit poll balneare è servito.
Il vento increspa l'acqua trasparente dell'Egeo. La Grecia è in crisi, i greci la esorcizzano in questo paradiso. Anche Schaeuble, tra qualche settimana e euro permettendo, andrà in vacanza. Destinazione l'isola di Sylt, battuta dal vento freddo del mare del Nord al largo delle coste della Frisia, nel nord della Germania. Con il massimo rispetto e con in vista l'Armageddon di lunedì, qui nessuno lo invidia lo stesso.