ATENE - Addio Yanis Varoufakis. Addio alla sua Yamaha, alle sue bizze, ai servizi glamour su Paris Match e ai suoi tweet al vetriolo. Alexis Tsipras ha deciso di voltare pagina. E la poltrona di ministero delle finanze della Grecia è passata – tra gli applausi del predecessore - a Euclid Tsakalotos, il suo gemello diverso. L’opposto per toni, profilo e doti diplomatiche. Un clone sul fronte ideologico e politico, come hanno già avuto modo di constatare i suoi omologhi dell’Eurogruppo.
Tsakalotos ha 55 anni e una lunga carriera universitaria alle spalle. Ha studiato alla St. Paul School di Londra, la stessa scuola di George Osborne, e a Oxford. Ha insegnato alla University of Kent e a quella di Atene. E da una decina di anni si è iscritto a Syriza, entrando in Parlamento nel 2012. Dopo il 25 gennaio, il giorno del trionfo della sinistra radicale, ha ottenuto un posto di vice ministro nel Governo, ma i realtà è stato dall’inizio la vera ombra di Varoufakis, cui lo lega un’antica amicizia. L’ha accompagnato in tutte le trattative con l’ex-Troika, nei convegni in giro per il mondo in cui il suo predecessore ha “internazionalizzato” la crisi umanitaria della Grecia puntando il dito contro la ricetta recessionaria dei creditori. E quando Bruxelles ha preteso una prima volta il ridimensionamento del vulcanico ministro al tavolo delle trattative, Tsipras ha avuto gioco facile a dare il ruolo di caponegoziatore a lui. La staffetta ha concesso ora il bis al piano superiore. Via Varoufakis, pugno di ferro in guanto di titanio, dentro Tsakalotos che il pugno di ferro lo nasconde invece in un guanto di velluto.
Il neo titolare delle Finanze, dal punto di vista di Tsipras, risolve due problemi in un colpo solo. Il primo d’immagine all’estero, visto che i creditori – da Wolfgang Schaeuble fino a Jeroen Dijsselbloem – non ne volevano più sapere delle lezioni di economia impartite all’Eurogruppo dal loro omologo ellenico. Da questo punto di vista i toni felpati e il profilo basso – anche dal punto di vista mediatico - del successore, una sorta di Cardinale Richelieu del Partenone, segnano davvero una svolta. Tsakalotos però serve a Tsipras anche sul fronte interno. Vive la vita di partito a Syriza da dieci anni. Frequenta con regolarità la sede, ha in testa la complicatissima mappa geopolitica delle mille correnti delle sinistra radicale, conosce pregi, difetti e punti deboli dei tanti leaderini di una coalizione mai troppo coalizzata. Toccherà a lui dunque sia rifinire gli ultimi dettagli di un possibile compromesso con l’ex-Troika, sia riuscire poi a spiegarlo alla base del partito. Usando il bastone quando serve e la carota quando invece sarà meglio farne a meno. Obiettivo: ottenere l’ok in Parlamento.
Di una sola cosa si può stare certi, dice chi lo conosce bene. Se Ue, Bce e Fmi credono di aver risolto i loro problemi defenestrando Varoufakis, dovranno presto ricredersi. Certo si risparmieranno i toni ruvidi e gli spigoli del predecessore. Ma dall’altra parte del tavolo troveranno un vecchio marxista difficile da spostare dalle sue posizioni: “Non ho mai incontrato un economista che nel profondo del cuore pensi davvero che il debito greco sia sostenibile” ha detto in una delle sue rare interviste. Cambiano i fattori (o meglio dire i ministri) ma il risultato finale, per l’ex Troika, non sembra destinato a cambiare.
Tsakalotos ha 55 anni e una lunga carriera universitaria alle spalle. Ha studiato alla St. Paul School di Londra, la stessa scuola di George Osborne, e a Oxford. Ha insegnato alla University of Kent e a quella di Atene. E da una decina di anni si è iscritto a Syriza, entrando in Parlamento nel 2012. Dopo il 25 gennaio, il giorno del trionfo della sinistra radicale, ha ottenuto un posto di vice ministro nel Governo, ma i realtà è stato dall’inizio la vera ombra di Varoufakis, cui lo lega un’antica amicizia. L’ha accompagnato in tutte le trattative con l’ex-Troika, nei convegni in giro per il mondo in cui il suo predecessore ha “internazionalizzato” la crisi umanitaria della Grecia puntando il dito contro la ricetta recessionaria dei creditori. E quando Bruxelles ha preteso una prima volta il ridimensionamento del vulcanico ministro al tavolo delle trattative, Tsipras ha avuto gioco facile a dare il ruolo di caponegoziatore a lui. La staffetta ha concesso ora il bis al piano superiore. Via Varoufakis, pugno di ferro in guanto di titanio, dentro Tsakalotos che il pugno di ferro lo nasconde invece in un guanto di velluto.
Il neo titolare delle Finanze, dal punto di vista di Tsipras, risolve due problemi in un colpo solo. Il primo d’immagine all’estero, visto che i creditori – da Wolfgang Schaeuble fino a Jeroen Dijsselbloem – non ne volevano più sapere delle lezioni di economia impartite all’Eurogruppo dal loro omologo ellenico. Da questo punto di vista i toni felpati e il profilo basso – anche dal punto di vista mediatico - del successore, una sorta di Cardinale Richelieu del Partenone, segnano davvero una svolta. Tsakalotos però serve a Tsipras anche sul fronte interno. Vive la vita di partito a Syriza da dieci anni. Frequenta con regolarità la sede, ha in testa la complicatissima mappa geopolitica delle mille correnti delle sinistra radicale, conosce pregi, difetti e punti deboli dei tanti leaderini di una coalizione mai troppo coalizzata. Toccherà a lui dunque sia rifinire gli ultimi dettagli di un possibile compromesso con l’ex-Troika, sia riuscire poi a spiegarlo alla base del partito. Usando il bastone quando serve e la carota quando invece sarà meglio farne a meno. Obiettivo: ottenere l’ok in Parlamento.
Di una sola cosa si può stare certi, dice chi lo conosce bene. Se Ue, Bce e Fmi credono di aver risolto i loro problemi defenestrando Varoufakis, dovranno presto ricredersi. Certo si risparmieranno i toni ruvidi e gli spigoli del predecessore. Ma dall’altra parte del tavolo troveranno un vecchio marxista difficile da spostare dalle sue posizioni: “Non ho mai incontrato un economista che nel profondo del cuore pensi davvero che il debito greco sia sostenibile” ha detto in una delle sue rare interviste. Cambiano i fattori (o meglio dire i ministri) ma il risultato finale, per l’ex Troika, non sembra destinato a cambiare.