Borse Ue pesanti, la Grecia affonda Milano e indebolisce l'euro
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDIIl nulla di fatto della riunione a Bruxelles dell'Eurogruppo e la mancanza di un piano greco per l'uscita dalla crisi spaventa i mercati. Ieri la Bce ha confermato la liquidità alle banche elleniche, che però sono ancora chiuse. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund oscilla sui 160 punti, euro debole a 1,09 dollari
MILANO - La giornata interlocutoria dell'Eurogruppo sulla crisi greca affonda i mercati reduci dal tonfo di lunedì che ha rappresentato la reazione degli investitori al referendum ateniese, con il quale il popolo ellenico ha rifiutato la proposta d'accordo dei creditori internazionali. Dopo un'apertura fiduciosa, i listini europei cedono terreno, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a salire a 164 punti base, con il rendimento dei decennali italiani al 2,26%. Cala l'euro che chiude sotto quota 1,10 dollari a quota 1,0948, dopo essere sceso ai minimi da 5 settimane a 1,0917 dollari.
In mattinata, la prima a rimbalzare è stata la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in rialzo dell'1,31%. Anche Milano aveva provato a recuperare in mattinata, salvo poi perdere vigore e accelerare al ribasso fino a chiudere in profondo rosso a -2,97%. Pesanti anche gli altri listini Ue: Parigi cede il 2,27%, Londra l'1,58% e Francoforte l'1,96%. Wall Street &eg…
In mattinata, la prima a rimbalzare è stata la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in rialzo dell'1,31%. Anche Milano aveva provato a recuperare in mattinata, salvo poi perdere vigore e accelerare al ribasso fino a chiudere in profondo rosso a -2,97%. Pesanti anche gli altri listini Ue: Parigi cede il 2,27%, Londra l'1,58% e Francoforte l'1,96%. Wall Street &eg…
MILANO - La giornata interlocutoria dell'Eurogruppo sulla crisi greca affonda i mercati reduci dal tonfo di lunedì che ha rappresentato la reazione degli investitori al referendum ateniese, con il quale il popolo ellenico ha rifiutato la proposta d'accordo dei creditori internazionali. Dopo un'apertura fiduciosa, i listini europei cedono terreno, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi torna a salire a 164 punti base, con il rendimento dei decennali italiani al 2,26%. Cala l'euro che chiude sotto quota 1,10 dollari a quota 1,0948, dopo essere sceso ai minimi da 5 settimane a 1,0917 dollari.
In mattinata, la prima a rimbalzare è stata la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in rialzo dell'1,31%. Anche Milano aveva provato a recuperare in mattinata, salvo poi perdere vigore e accelerare al ribasso fino a chiudere in profondo rosso a -2,97%. Pesanti anche gli altri listini Ue: Parigi cede il 2,27%, Londra l'1,58% e Francoforte l'1,96%. Wall Street è debole: quando chiudono i mercati europei, l'indice Dow Jones che cede lo 0,9%, lo S&P500 che perde l'1% e il Nasdaq l'1,4%.
I mercati europei sono reduci da una serie di chiusure in negativo, tra le quali si è distinto il -4% di Piazza Affari, peggiore del Vecchio continente sotto il peso dei titoli bancari. Nel tardo pomeriggio, a mercati chiusi, è arrivata la notizia che la Bce ha confermato la liquidità di emergenza alle banche di Atene, mantenendo il tetto fissato a 89 miliardi di euro, salvo alzare le richieste di collaterale da parte degli istituti. Fonti vicini alla Banca centrale spiegano però che resta un cuscinetto di liquidità, nelle casse elleniche, sufficiente a operare. Francoforte ha anche promesso di usare tutti gli strumenti necessari per difendere l'euro.
Sul fronte macroeconomico, si registra che la produzione industriale in Germania è rimasta invariata a maggio su base mensile mentre è cresciuta dello 0,4% la produzione manifatturiera. La stima di consenso per la produzione industriale era di un incremento dello 0,1%. Il mese precedente la produzione industriale aveva registrato un incremento dello 0,9%. La produzione manifatturiera in Gran Bretagna ha registrato a maggio un calo mensile dello 0,6% e un incremento annuo dell'1%. Negli Usa il deficit della bilancia commerciale è salito a 41,90 miliardi. In Italia, il Fmi ha promosso la politica fiscale del governo Renzi.
Mentre l'Europa si concentra su Atene, c'è un'altra partita finanziaria che sta scuotendo i mercati: il crollo della Borsa di Shanghai, che dal picco del 12 giugno scorso ha perso il 29%. Dopo il recupero di ieri, l'indice è tornato a scendere repentinamente e ha perso l'1,29% finale. Le misure varate dalle autorità di mercato con l'acquisto di titoli per 120 miliardi di yuan da parte dei maggiori broker cinesi sembrano non sufficienti ad arrestare il trend ribassista della Borsa.
Tra le materie prime, il prezzo del petrolio è in forte calo: il rafforzamento del biglietto verde (in area 1,09 contro euro) e la possibilità che si arrivi in settimana a un accordo sul nucleare iraniano portano il barile a una decisa flessione, la consegna agosto del Wti cede il 3,3% a 50,8 dollari al barile, lo stesso contratto del brent scivola a 55,4 dollari al barile arretrando di quasi il 2% sulla chiusura di ieri. Pesa anche il rischio Grexit. Oro in apprezzamento a 1.173 dollari l'oncia, con un progresso dello 0,4%.
In mattinata, la prima a rimbalzare è stata la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in rialzo dell'1,31%. Anche Milano aveva provato a recuperare in mattinata, salvo poi perdere vigore e accelerare al ribasso fino a chiudere in profondo rosso a -2,97%. Pesanti anche gli altri listini Ue: Parigi cede il 2,27%, Londra l'1,58% e Francoforte l'1,96%. Wall Street è debole: quando chiudono i mercati europei, l'indice Dow Jones che cede lo 0,9%, lo S&P500 che perde l'1% e il Nasdaq l'1,4%.
I mercati europei sono reduci da una serie di chiusure in negativo, tra le quali si è distinto il -4% di Piazza Affari, peggiore del Vecchio continente sotto il peso dei titoli bancari. Nel tardo pomeriggio, a mercati chiusi, è arrivata la notizia che la Bce ha confermato la liquidità di emergenza alle banche di Atene, mantenendo il tetto fissato a 89 miliardi di euro, salvo alzare le richieste di collaterale da parte degli istituti. Fonti vicini alla Banca centrale spiegano però che resta un cuscinetto di liquidità, nelle casse elleniche, sufficiente a operare. Francoforte ha anche promesso di usare tutti gli strumenti necessari per difendere l'euro.
Sul fronte macroeconomico, si registra che la produzione industriale in Germania è rimasta invariata a maggio su base mensile mentre è cresciuta dello 0,4% la produzione manifatturiera. La stima di consenso per la produzione industriale era di un incremento dello 0,1%. Il mese precedente la produzione industriale aveva registrato un incremento dello 0,9%. La produzione manifatturiera in Gran Bretagna ha registrato a maggio un calo mensile dello 0,6% e un incremento annuo dell'1%. Negli Usa il deficit della bilancia commerciale è salito a 41,90 miliardi. In Italia, il Fmi ha promosso la politica fiscale del governo Renzi.
Mentre l'Europa si concentra su Atene, c'è un'altra partita finanziaria che sta scuotendo i mercati: il crollo della Borsa di Shanghai, che dal picco del 12 giugno scorso ha perso il 29%. Dopo il recupero di ieri, l'indice è tornato a scendere repentinamente e ha perso l'1,29% finale. Le misure varate dalle autorità di mercato con l'acquisto di titoli per 120 miliardi di yuan da parte dei maggiori broker cinesi sembrano non sufficienti ad arrestare il trend ribassista della Borsa.
Tra le materie prime, il prezzo del petrolio è in forte calo: il rafforzamento del biglietto verde (in area 1,09 contro euro) e la possibilità che si arrivi in settimana a un accordo sul nucleare iraniano portano il barile a una decisa flessione, la consegna agosto del Wti cede il 3,3% a 50,8 dollari al barile, lo stesso contratto del brent scivola a 55,4 dollari al barile arretrando di quasi il 2% sulla chiusura di ieri. Pesa anche il rischio Grexit. Oro in apprezzamento a 1.173 dollari l'oncia, con un progresso dello 0,4%.