MILANO - Flessibilità sostenibile, una rete di protezione sociale dai 55 anni in su, unificazione delle posizioni assicurative (con la fine delle ricongiunzioni onerose), armonizzazione dei tassi di rendimento e nuove opportunità di versamenti perché "non si va in pensione, ma si prende la pensione". Sono i cinque punti sui quali si incardina la proposta di riforma del sistema previdenziale messa a punto dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, e presentata alla Camera camera in occasione della presentazione della relazione annuale dell'istituto. Una bozza di riforma già "sottoposta all'attenzione dell'esecutivo" e formulata, ha puntualizzato, "non per esigenze di cassa, ma ricercando maggiore equità, tanto fra le generazioni diverse che all'interno di ciascuna generazione".
La proposta di Riforma che, precisa Boeri, "per ovvi motivi di riguardo istituzionale", non è stata esposta a Montecitorio nei suoi "elementi puntuali", prevede per quanto riguarda la flessibilità in uscita di spalmare il montante accumulato nel corso della vita lavorativa in relazione all'età di uscita e alla speranza di vita residua. L'assegno sarà pertanto più basso per chi lo incassa prima. Le proposte presentate in Parlamento, ha osservato Boeri, vanno "riesumando meccanismi propri delle pensioni di anzianità, storicamente lo schema più insostenibile della nostra previdenza pubblica".
Il governo. Le proposte di Boeri sono state accolte positivamente dall'esecutivo. A cominciare dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che ha spiegato come il contributo verrà "utilizzato per la definizione delle proprie proposte in materia insieme alle proposte che sono già oggi presenti in Parlamento, a quelle che sono avanzate dalle parti sociali e a quelle che sta elaborando il ministero all'interno dei propri uffici. Sono le condizioni per prendere una buona decisione che naturalmente competerà a governo e parlamento".
Reddito minimo. Tra le proposte di riforma, che Boeri si era impegnato a formulare entro giugno, figura "il primo passo verso l'introduzione di quella rete di base, di quel reddito minimo garantito che oggi manca nel nostro paese". E' la rete di protezione sociale che dovrà portare a distinguere tra assistenza e previdenza anche a livello contabile, superando così, ha osservato, "un vizio d'origine del sistema contributivo: non prevedere prestazioni minime per chi non ha altri redditi e ha accumulato un montante contributivo troppo basso per garantirsi una pensione al di sopra della soglia di povertà".
Pensioni d'oro e solidarietà. "Crediamo sia giusto chiedere a chi ha redditi pensionistici elevati, in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, un contributo al finanziamento di uscite verso la pensione più flessibili". Boeri ha poi aggiunto: "Servirà anche per aiutare quelle generazioni di lavoratori che hanno avuto la sfortuna di imbattersi nella crisi sul finire della propria carriera lavorativa".
Jobs act. Il presidente dell'Inps si è poi soffermato sulle politiche del governo per il lavoro spiegando che gli incentivi previsti nel Jobs act per i contratti a tempo indeterminato sono così "potenti che difficilmente potranno essere mantenuti in via per lungo tempo. Sono molto, forse troppo costosi". Al tasso attuale di assunzioni "si può stimare che la perdita di gettito a regime di una decontribuzione triennale valida solo a partire dal 2015 sia di circa cinque miliardi. Se la decontribuzione dovesse poi continuare anche per tutto il 2016, al tasso attuale di assunzione e di utilizzo degli incentivi il costo salirebbe a 10 miliardi su base annua".
No della Camusso. La proposta di Boeri è stata già bocciata dalla Cgil. "Dice una cosa sbagliata - ha detto il segretario generale Susanna Camusso a margine della presentazione del rapporto annuale dell'Istituto di Previdenza - vuol dire abbassare del 30-35% le pensioni più povere. Si dice che la povertà è il tema centrale e poi si crea nuova povertà con l'abbassamento dell'assegno pensionistico. Non si capisce la ratio".
La proposta di Riforma che, precisa Boeri, "per ovvi motivi di riguardo istituzionale", non è stata esposta a Montecitorio nei suoi "elementi puntuali", prevede per quanto riguarda la flessibilità in uscita di spalmare il montante accumulato nel corso della vita lavorativa in relazione all'età di uscita e alla speranza di vita residua. L'assegno sarà pertanto più basso per chi lo incassa prima. Le proposte presentate in Parlamento, ha osservato Boeri, vanno "riesumando meccanismi propri delle pensioni di anzianità, storicamente lo schema più insostenibile della nostra previdenza pubblica".
Il governo. Le proposte di Boeri sono state accolte positivamente dall'esecutivo. A cominciare dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che ha spiegato come il contributo verrà "utilizzato per la definizione delle proprie proposte in materia insieme alle proposte che sono già oggi presenti in Parlamento, a quelle che sono avanzate dalle parti sociali e a quelle che sta elaborando il ministero all'interno dei propri uffici. Sono le condizioni per prendere una buona decisione che naturalmente competerà a governo e parlamento".
Reddito minimo. Tra le proposte di riforma, che Boeri si era impegnato a formulare entro giugno, figura "il primo passo verso l'introduzione di quella rete di base, di quel reddito minimo garantito che oggi manca nel nostro paese". E' la rete di protezione sociale che dovrà portare a distinguere tra assistenza e previdenza anche a livello contabile, superando così, ha osservato, "un vizio d'origine del sistema contributivo: non prevedere prestazioni minime per chi non ha altri redditi e ha accumulato un montante contributivo troppo basso per garantirsi una pensione al di sopra della soglia di povertà".
Pensioni d'oro e solidarietà. "Crediamo sia giusto chiedere a chi ha redditi pensionistici elevati, in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, un contributo al finanziamento di uscite verso la pensione più flessibili". Boeri ha poi aggiunto: "Servirà anche per aiutare quelle generazioni di lavoratori che hanno avuto la sfortuna di imbattersi nella crisi sul finire della propria carriera lavorativa".
Jobs act. Il presidente dell'Inps si è poi soffermato sulle politiche del governo per il lavoro spiegando che gli incentivi previsti nel Jobs act per i contratti a tempo indeterminato sono così "potenti che difficilmente potranno essere mantenuti in via per lungo tempo. Sono molto, forse troppo costosi". Al tasso attuale di assunzioni "si può stimare che la perdita di gettito a regime di una decontribuzione triennale valida solo a partire dal 2015 sia di circa cinque miliardi. Se la decontribuzione dovesse poi continuare anche per tutto il 2016, al tasso attuale di assunzione e di utilizzo degli incentivi il costo salirebbe a 10 miliardi su base annua".
No della Camusso. La proposta di Boeri è stata già bocciata dalla Cgil. "Dice una cosa sbagliata - ha detto il segretario generale Susanna Camusso a margine della presentazione del rapporto annuale dell'Istituto di Previdenza - vuol dire abbassare del 30-35% le pensioni più povere. Si dice che la povertà è il tema centrale e poi si crea nuova povertà con l'abbassamento dell'assegno pensionistico. Non si capisce la ratio".