Economia

A Torino si paga la luce in Bitcoin. Il #NoCashTrip3 finisce a Biella, nel tempio dell'innovazione e dell'epayment

Dal piccolo negoziante che accetta qualsiasi importo col suo Pos alla società di energia che ha reso possibile i pagamenti con Bitcoin. Torino è una sorpresa, così come Biella dove è stata creata Hype, la carta prepagata che ha accompagnato il #NoCashTrip3
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Il direttore dello storico Pastificio De Filippis di via Lagrange a Torino la fa facile: "Se vuole anche un solo pacco di spaghetti lo può tranquillamente pagare con la sua prepagata. Noi siamo un'eccezione tra i negozianti di Torino perché ormai siamo parte di una holding e abbiamo una politica di accettazione totale.  Ma per gli altri commercianti la situazione è ben diversa". E noi abbiamo constatato che è vero: se la diffusione dei Pos sembra in linea con quella nazionale, anche qui vige una sorta di deregulation dei comportamenti. Ciascun negozio dotato di pos ha una sua politica: c'è chi accetta carte e bancomat per qualunque cifra, chi mette un limite minimo di 10 euro e chi è irremovibile sul limite dei 30 euro. Quest'ultimo merita una considerazione: pochissimi sanno che si tratta di una cifra stabilita per legge, al di sopra della quale scatta per il negoziante l'obbligo di accettare pagamenti elettronici. Non solo. Tra finti tonti e veri furbi, quasi tutti quelli che non hanno pos dicono di non conoscere quest'obbligo. I pochi che lo sanno se ne infischiano, semplicemente perché la legge non prevede sanzione per chi la infrange.
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Ma il #Nocashtrip è a Torino soprattutto per due motivi. Il primo è incontrare Catia Rossi. Come tutti i Rossi di Italia ironizza subito sulla poca originalità del suo cognome ma in realtà qui ci parla di un'unicità, di un primato che la sua società, con sede a Rivoli, ha stabilito in Europa. La NordOvest Energia distribuisce gas ed elettricità in Piemonte, Val d'Aosta, Liguria e Toscana ed è l'unica in Europa ad accettare il pagamento delle bollette in Bitcoin, la criptomoneta al centro di un dibattito internazionale che ancora non si è placato. "È un segnale che vogliamo dare ai nostri utenti per far capire che siamo aperti ad ogni possibilità". Per dimostrare che è vero accende il computer e ci guida nel portale della società di energia. In tre mosse appare l'importo in Bitcoin e un QR code. Catia lo inquadra con lo smartphone e la app (è quella di Tinklit, che ha predisposto per la NordOvest Energia tutto il sistema di pagamento in Bitcoin) addebita sul suo conto il controvalore. Ma quanti utenti pagano gas e luce la criptomoneta più famosa del mondo? "Per ora ancora nessuno - sorride Catia - ma per noi è importante che sia chiara la nostra filosofia di apertura ad ogni innovazione e anche che dare concretamente ai nostri clienti la possibilità di usare il loro conto in Bitcoin".

Torino è anche il punto di partenza scelto nel 2008 dalla Banca mondiale per la battaglia planetaria chiamata Greenback 2.0 per l'abbattimento dei costi stellari delle transazioni dei Money transfer operators, che inviano i soldi degli emigranti nei paesi di origine. Tutto il sistema, aveva calcolato World Bank, assorbiva mediamente, tra commissioni e inefficienze, il 10 per cento della immensa montagna di soldi spostata dai lavoratori migranti nel mondo ogni mese. Una smaterializzazione del denaro caratterizzata da un livello di costi da archeologia industriale che sottrae ricchezza soprattutto ai lavoratori più deboli di ogni latitutdine. I primi passi di questo progetto si sono mossi a Torino (in seguito si sono aggiunte numerose altre città straniere) coinvolgendo i lavoratori extracomunitari e poi gli operatori. Un dialogo e un lavoro tecnico che ha portato in questi anni un abbassamento dei costi al 7 per cento. "Non abbiamo raggiunto ancora l'obiettivo iniziale di portarli al 5 per cento - ci spiega via Skype da Washington Marco Nicolì che segue il progetto per Banca Mondiale - ma contiamo di arrivarci, per poter restituire ai lavoratori migranti ancora un po' della ricchezza che producono e che non riescono a mettersi in tasca".

Da Torino ci spostiamo di 70 chilometri, a Biella. Vogliamo concludere il #NoCashTrip3 incontrando un visionario della rivoluzione dell'epayment. Il luogo è quello dove furono mossi i passi iniziali della rivoluzione industriale italiana: il lanificio Sella, che introdusse i primi telai meccanici per la lavorazione della lana. Da qui è poi nata la Banca Sella, la banca che ha creato il primo pulsante italiano per l'ecommerce, nel 1997 e che ha mantenuto un ruolo di avanguardia assoluta nelle innovazioni  per la diffusione dei pagamenti elettronici. Oggi lo storico lanificio è sede di SellaLab, acceleratore di imprese e centro di innovazione che ha già lanciato tante società tra cui Hype, che ha creato la carta prepagata che abbiamo usato durante il viaggio, collegata alla app all'avanguardia nell'invio di denaro p2p. Tra le architetture di archeologia industriale ci aspetta Pietro Sella, amministratore delegato del gruppo bancario che porta il suo nome. Ci parla del futuro e della strada che ancora c'è da fare per la smaterializzazione della moneta. "Il digitale sta cambiando radicalmente le abitudini nelle nostre vite. Ogni novità sembra difficile da accettare ma poi ci si accorge che spesso porta miglioramenti per tutti e la storia di questo luogo lo dimostra. La diffusione dell'epayment farà il suo corso, basta solo che non ci lasciamo imprigionare da condizionamenti psicologici".
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