MILANO - Dopo 9 ore di serrati negoziati è mancato un accordo su una dichiarazione comune, anche se è emerso che l'Eurogruppo stilerà un elenco di riforme che la Grecia deve impegnarsi ad approvare in Parlamento all'inizio della prossima settimana per ripristinare la fiducia dei partner e consentire il negoziato per un terzo programma di aiuti. La decisione finale verrebbe comunque lasciata ai capi di Stato e di governo che si vedranno oggi per il doppio vertice della zona Euro e del Consiglio europeo a 28.
Quattro giorni dopo che l'Eurosummit convocato a ridosso della vittoria del "no" al referendum aveva dato un ultimatum ai greci, che tutti i passi successivi erano stati fatti in tempo e che l'ottimismo era tornato a prevalere sui mercati finanziari, oggi le posizioni più intransigenti di Germania e Finlandia e la cautela del presidente dell'Eurogruppo hanno raffreddato gli entusiasmi.
L'aggiornamento della riunione riflette il fatto che una parte dei paesi euro non è convinta dalla lista di riforme presentata dal governo di Atene nei giorni scorsi e vuole maggiori garanzie sulla loro attuazione. Ecco perchè si vorrebbe che la Grecia attuasse subito alcune "azioni prioritarie", come la riforma dell'Iva, l'abolizione delle pensioni "baby", le privatizzazioni. Durante la riunione è circolato un documento del governo tedesco, dal quale emergeva la richiesta di un fondo di garanzia da 50 miliardi; inoltre, la stampa tedesca ha pubblicato un altro documento in cui si ipotizza un'uscita della Grecia per cinque anni. Ma la posizione più dura appare quella del governo finlandese, che potrebbe cadere se decidesse di approvare il terzo piano di assistenza finanziaria della Grecia.
La trattativa per salvare la Grecia è una corsa in salita carica di ostacoli. All'Eurogruppo di oggi a Bruxelles ha pesato soprattutto la posizione della Germania, con Berlino che gela il piano da 12 miliardi presentato da Atene all'ex Troika: "Proposte poco credibili. Diremo ai colleghi greci che non hanno fatto nulla per rafforzare la fiducia". Ma anche la Finlandia è dura: un voto del parlamento nazionale si oppone alla concessioni di nuovi aiuti.
L'atmosfera di ottimismo delle ultime 48 ore si è dissolta così, in un vertice teso, da cui è trapelato poco, ma quel poco non sembra positivo. Un documento del governo tedesco considera l'ipotesi di una Grexit (uscita dall'euro della Grecia) di cinque anni. Uno stop a tempo durante il quale Atene potrebbe ristrutturare il proprio debito. È quello che scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung citando un documento del ministero delle Finanze tedesco (che nelle ore successive non smentisce) inviato ad alcuni altri Paesi dell'area euro. Il portavoce del premier greco Alexis Tsipras, però, si affretta a negare la proposta sui social network mentre secondo fonti Ue un'ipotesi del genere - la sospensione per 5 anni - sarebbe "legalmente infattibile e senza senso".
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Tra imbarazzi e freddezze, ora la resa dei conti è tutta politica. Il piano di Atene è, sì, per molti tecnici "una buona base di partenza", ma non sufficiente a sbloccare il terzo giro di aiuti internazionali da 74 miliardi di euro per evitare il fallimento della Grecia e il rilancio del Paese. Una delle ultime ipotesi, di fronte a un clima diffuso di sfiducia nei confronti della parola di Atene, è che gli aiuti siano condizionati all'approvazione immediata, già la settimana prossima, di una parte delle riforme promesse dal governo Tsipras, in particolare quella dell'Iva e il taglio delle pensioni baby.
C'è anche il fatto che il piano Tsipras abbia ottenuto il via libera del Parlamento greco con i voti dell'opposizione e spaccando la maggioranza di governo, un fatto che preoccupa molti Esecutivi: "Difficile portare avanti le riforme senza un ampio consenso" ha avvisato il titolare dell'Economia irlandese Michel Noonan. Poco ma sicuro, l'incontro fiume di oggi non basterà a raggiungere un'intesa: il destino di Atene sarà rinviato alla riunione di domani del Consiglio europeo quando i capi di Stato e di governo dei 28 dovranno decidere quale strada percorrere.
Il ruolo della Germania. Il nodo delle trattative riguarda la ristrutturazione del debito complessivo per la quale è necessario un accordo politico che passerà per la volontà dei capi di governo dopo che i ministri delle Finanze avranno fatto le loro valutazioni tecniche. A rompere il silenzio ufficiale della Germania (che per ore si era limitata a dire "l'esito delle trattative è aperto a ogni risultato") nel pomeriggio è il ministro dell'Economia Wolfgang Schaeuble: "Il negoziato - ha spiegato secco - è estremamente difficile" perché le nuove proposte greche presentano "lacune finanziarie. Le promesse non bastano. Sappiamo che un taglio del debito pubblico non è possibile secondo i Trattati". Schaeuble ha spiegato che "il problema prima di tutto è che la situazione, che alla fine dello scorso anno, nonostante tutto lo scetticismo, era incoraggiante, è stata distrutta in modo inconcepibile negli ultimi mesi". La Germania si è anche opposta a estendere la scadenza dei finanziamenti alla Grecia a 60 anni, come chiesto dal Fmi.
Prova di potere Merkel-Schaeuble. Intanto, la stampa tedesca spiega che il nuovo programma non dovrà essere basato solo sulle "azioni prioritarie" presentate da Atene ma dovrà anche "contenere" indicatori strutturali e quantitativi "per il futuro". La sensazione è che sul futuro di Atene si stia giocando un'importante partita politica in Germania: da un lato proprio il falco Schaeuble cha avrebbe definito il piano greco "uno scherzo", dall'altro la cancelliera Angela Merkel che lavora per mantenere la Grecia nell'euro. Quasi una 'prova di potere' tra i due.
I falchi. Tra i più scettici sul piano di Atene ci sono gli olandesi: "Il piano è debole in alcune aree, cominceremo i negoziati quando tutte le condizioni saranno riempite, ma c'è seria preoccupazione sull'attuazione visto che i greci stanno proponendo qualcosa che una settimana fa era stata rigettata al referendum" ha detto il viceministro delle finanze olandese Eric Wiebes. Il vicepresidente della Commissione Ue, Vladis Dombrovskis, riconosce i "chiari progressi" greci, ma sottolinea "perplessità e dubbi" che permangono da parte di vari paesi. Tra i falchi, oltre alla Germania, anche Finlandia e Slovacchia che risultano chiusi al negoziato. Difficile la posizione del governo di Helsinki, che potrebbe avere le mani legate dopo il voto del parlamento nazionale contro la concessione di nuovi aiuti.
Le colombe. In particolare i falchi vorrebbero un "chiaro intendimento comune su contenuti e tempi degli obblighi" con il governo greco sulle proposte presentate "per avere una base chiara su cui possa essere concordato un programma Esm". A mediare tre le parti ci sono le colombe, con i francesi in prima linea: il ministro delle Finanze, Michel Sapin, sta aiutando la delegazione greca ad apportare alcune correzioni al testo definitivo, mentre il Commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, dice: "Il piano di Atene è un gesto significativo". A questo punto è ipotizzabile che si arrivi a uno sblocco dei fondi necessari per rimborsare i debiti in scadenza con il Fmi e la Bce (il prossimo 20 luglio, giorno in cui Atene sarebbe in default se nel frattempo non dovesse ricevere gli aiuti per i rimborsi) e si valutino per gradi i risultati raggiunti dalla Grecia. Tra le colombe, Malta, Cipro, Spagna e Italia.
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Quattro giorni dopo che l'Eurosummit convocato a ridosso della vittoria del "no" al referendum aveva dato un ultimatum ai greci, che tutti i passi successivi erano stati fatti in tempo e che l'ottimismo era tornato a prevalere sui mercati finanziari, oggi le posizioni più intransigenti di Germania e Finlandia e la cautela del presidente dell'Eurogruppo hanno raffreddato gli entusiasmi.
L'aggiornamento della riunione riflette il fatto che una parte dei paesi euro non è convinta dalla lista di riforme presentata dal governo di Atene nei giorni scorsi e vuole maggiori garanzie sulla loro attuazione. Ecco perchè si vorrebbe che la Grecia attuasse subito alcune "azioni prioritarie", come la riforma dell'Iva, l'abolizione delle pensioni "baby", le privatizzazioni. Durante la riunione è circolato un documento del governo tedesco, dal quale emergeva la richiesta di un fondo di garanzia da 50 miliardi; inoltre, la stampa tedesca ha pubblicato un altro documento in cui si ipotizza un'uscita della Grecia per cinque anni. Ma la posizione più dura appare quella del governo finlandese, che potrebbe cadere se decidesse di approvare il terzo piano di assistenza finanziaria della Grecia.
La trattativa per salvare la Grecia è una corsa in salita carica di ostacoli. All'Eurogruppo di oggi a Bruxelles ha pesato soprattutto la posizione della Germania, con Berlino che gela il piano da 12 miliardi presentato da Atene all'ex Troika: "Proposte poco credibili. Diremo ai colleghi greci che non hanno fatto nulla per rafforzare la fiducia". Ma anche la Finlandia è dura: un voto del parlamento nazionale si oppone alla concessioni di nuovi aiuti.
L'atmosfera di ottimismo delle ultime 48 ore si è dissolta così, in un vertice teso, da cui è trapelato poco, ma quel poco non sembra positivo. Un documento del governo tedesco considera l'ipotesi di una Grexit (uscita dall'euro della Grecia) di cinque anni. Uno stop a tempo durante il quale Atene potrebbe ristrutturare il proprio debito. È quello che scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung citando un documento del ministero delle Finanze tedesco (che nelle ore successive non smentisce) inviato ad alcuni altri Paesi dell'area euro. Il portavoce del premier greco Alexis Tsipras, però, si affretta a negare la proposta sui social network mentre secondo fonti Ue un'ipotesi del genere - la sospensione per 5 anni - sarebbe "legalmente infattibile e senza senso".
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Tra imbarazzi e freddezze, ora la resa dei conti è tutta politica. Il piano di Atene è, sì, per molti tecnici "una buona base di partenza", ma non sufficiente a sbloccare il terzo giro di aiuti internazionali da 74 miliardi di euro per evitare il fallimento della Grecia e il rilancio del Paese. Una delle ultime ipotesi, di fronte a un clima diffuso di sfiducia nei confronti della parola di Atene, è che gli aiuti siano condizionati all'approvazione immediata, già la settimana prossima, di una parte delle riforme promesse dal governo Tsipras, in particolare quella dell'Iva e il taglio delle pensioni baby.
C'è anche il fatto che il piano Tsipras abbia ottenuto il via libera del Parlamento greco con i voti dell'opposizione e spaccando la maggioranza di governo, un fatto che preoccupa molti Esecutivi: "Difficile portare avanti le riforme senza un ampio consenso" ha avvisato il titolare dell'Economia irlandese Michel Noonan. Poco ma sicuro, l'incontro fiume di oggi non basterà a raggiungere un'intesa: il destino di Atene sarà rinviato alla riunione di domani del Consiglio europeo quando i capi di Stato e di governo dei 28 dovranno decidere quale strada percorrere.
Il ruolo della Germania. Il nodo delle trattative riguarda la ristrutturazione del debito complessivo per la quale è necessario un accordo politico che passerà per la volontà dei capi di governo dopo che i ministri delle Finanze avranno fatto le loro valutazioni tecniche. A rompere il silenzio ufficiale della Germania (che per ore si era limitata a dire "l'esito delle trattative è aperto a ogni risultato") nel pomeriggio è il ministro dell'Economia Wolfgang Schaeuble: "Il negoziato - ha spiegato secco - è estremamente difficile" perché le nuove proposte greche presentano "lacune finanziarie. Le promesse non bastano. Sappiamo che un taglio del debito pubblico non è possibile secondo i Trattati". Schaeuble ha spiegato che "il problema prima di tutto è che la situazione, che alla fine dello scorso anno, nonostante tutto lo scetticismo, era incoraggiante, è stata distrutta in modo inconcepibile negli ultimi mesi". La Germania si è anche opposta a estendere la scadenza dei finanziamenti alla Grecia a 60 anni, come chiesto dal Fmi.
Prova di potere Merkel-Schaeuble. Intanto, la stampa tedesca spiega che il nuovo programma non dovrà essere basato solo sulle "azioni prioritarie" presentate da Atene ma dovrà anche "contenere" indicatori strutturali e quantitativi "per il futuro". La sensazione è che sul futuro di Atene si stia giocando un'importante partita politica in Germania: da un lato proprio il falco Schaeuble cha avrebbe definito il piano greco "uno scherzo", dall'altro la cancelliera Angela Merkel che lavora per mantenere la Grecia nell'euro. Quasi una 'prova di potere' tra i due.
I falchi. Tra i più scettici sul piano di Atene ci sono gli olandesi: "Il piano è debole in alcune aree, cominceremo i negoziati quando tutte le condizioni saranno riempite, ma c'è seria preoccupazione sull'attuazione visto che i greci stanno proponendo qualcosa che una settimana fa era stata rigettata al referendum" ha detto il viceministro delle finanze olandese Eric Wiebes. Il vicepresidente della Commissione Ue, Vladis Dombrovskis, riconosce i "chiari progressi" greci, ma sottolinea "perplessità e dubbi" che permangono da parte di vari paesi. Tra i falchi, oltre alla Germania, anche Finlandia e Slovacchia che risultano chiusi al negoziato. Difficile la posizione del governo di Helsinki, che potrebbe avere le mani legate dopo il voto del parlamento nazionale contro la concessione di nuovi aiuti.
Le colombe. In particolare i falchi vorrebbero un "chiaro intendimento comune su contenuti e tempi degli obblighi" con il governo greco sulle proposte presentate "per avere una base chiara su cui possa essere concordato un programma Esm". A mediare tre le parti ci sono le colombe, con i francesi in prima linea: il ministro delle Finanze, Michel Sapin, sta aiutando la delegazione greca ad apportare alcune correzioni al testo definitivo, mentre il Commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, dice: "Il piano di Atene è un gesto significativo". A questo punto è ipotizzabile che si arrivi a uno sblocco dei fondi necessari per rimborsare i debiti in scadenza con il Fmi e la Bce (il prossimo 20 luglio, giorno in cui Atene sarebbe in default se nel frattempo non dovesse ricevere gli aiuti per i rimborsi) e si valutino per gradi i risultati raggiunti dalla Grecia. Tra le colombe, Malta, Cipro, Spagna e Italia.
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