MADRID - Via libera agli affittacamere. La sharing economy non è più il nemico da combattere per il Governo regionale catalano, che a sorpresa ha deciso di autorizzare l'affitto di stanze ai turisti nelle case private. Una pratica già enormemente diffusa, ma finora fuori controllo e ai margini della legalità: secondo un recente studio di Exceltur, a Barcellona l'offerta di posti letto da parte di privati cittadini (sia con annunci individuali, sia attraverso le piattaforme online più conosciute come Airbnb) era arrivata a raddoppiare quella degli appartamenti turistici regolarmente autorizzati: 137.196 posti contro 78.402.
Per questo la Generalitat guidata da Artur Mas, che pure lo scorso anno era stata la prima amministrazione a multare i responsabili del sito statunitense per l'offerta di alloggi illegali, è alla fine arrivata alla conclusione che "non si possono mettere le porte alla campagna". E allora meglio regolamentare un fenomeno che non si può fermare. Con alcune norme precise. Secondo il progetto di normativa presentato dall'assessore all'Industria e Occupazione, Felip Puig, perché un privato possa affittare una stanza a un turista, dovrà essere proprietario dell'appartamento (niente subaffitto da parte di inquilini, quindi), regolarmente residente, e dovrà pernottare nell'alloggio durante la permanenza del visitatore. Si potranno affittare solo una o due camere per un massimo di quattro mesi l'anno (ma non più di un mese per ogni inquilino) e prestare come unico servizio aggiuntivo la prima colazione. Il proprietario sarà responsabile delle infrazioni e del mancato compimento da parte dell'inquilino della normativa turistica e dei regolamenti municipali. L'affittuario dovrà versare al Comune una tassa di 0,65 euro al giorno nel caso di Barcellona e 0,45 per le altre località della Catalogna. Nella regione esiste già un'imposta turistica che viene applicata ai visitatori e che varia a seconda della categoria dell'hotel (il massimo è di 2,25 euro al giorno per i cinque stelle) e che, nel caso degli appartamenti autorizzati, era già fissata in 0,65 euro.
Il governo nazionalista di Mas, ormai prossimo alla fine del suo mandato (il 27 settembre verranno convocate elezioni anticipate sotto forma di plebiscito pro o contro l'indipendenza) nega che la misura decisa ieri sia un tentativo di contrastare la moratoria turistica annunciata dal neo-sindaco di Barcellona Ada Colau, che ha bloccato per un anno la concessione di nuove licenze per l'apertura di alberghi, ostelli, ma anche appartamenti destinati a ospitare i visitatori. Secondo il "conseller" Puig il provvedimento era allo studio già da tempo, molto prima che Colau tentasse di mettere un argine all'invasione incontrollata di turisti che sta provocando non pochi malumori tra i cittadini, soprattutto in alcune zone del centro come il Barri Gòtic, la Rambla o la Barceloneta.
Di fatto, però, la scelta del governo di Mas rischia di vanificare del tutto gli sforzi (al momento confusi) dell'amministrazione municipale di individuare un nuovo "modello di sviluppo turistico". Del resto, se la prima conseguenza della moratoria è stato il blocco di investimenti, già previsti, per circa 400 milioni di euro (grandi catene come Four Seasons, Hyatt, Hilton e Marriott che avevano deciso di installarsi a Barcellona hanno dovuto sospendere i loro piani), già diversi comuni limitrofi come L'Hospitalet e Badalona - seconda e terza città catalana per numero di abitanti - hanno annunciato che sono disponibili ad aprire le porte agli investitori e concedere terreni a prezzi concorrenziali per l'apertura di nuovi hotel. In sostanza, Barcellona perderà succulenti finanziamenti e migliaia di potenziali posti di lavoro, ma non vedrà affatto diminuire l'invasione turistica.
Per questo la Generalitat guidata da Artur Mas, che pure lo scorso anno era stata la prima amministrazione a multare i responsabili del sito statunitense per l'offerta di alloggi illegali, è alla fine arrivata alla conclusione che "non si possono mettere le porte alla campagna". E allora meglio regolamentare un fenomeno che non si può fermare. Con alcune norme precise. Secondo il progetto di normativa presentato dall'assessore all'Industria e Occupazione, Felip Puig, perché un privato possa affittare una stanza a un turista, dovrà essere proprietario dell'appartamento (niente subaffitto da parte di inquilini, quindi), regolarmente residente, e dovrà pernottare nell'alloggio durante la permanenza del visitatore. Si potranno affittare solo una o due camere per un massimo di quattro mesi l'anno (ma non più di un mese per ogni inquilino) e prestare come unico servizio aggiuntivo la prima colazione. Il proprietario sarà responsabile delle infrazioni e del mancato compimento da parte dell'inquilino della normativa turistica e dei regolamenti municipali. L'affittuario dovrà versare al Comune una tassa di 0,65 euro al giorno nel caso di Barcellona e 0,45 per le altre località della Catalogna. Nella regione esiste già un'imposta turistica che viene applicata ai visitatori e che varia a seconda della categoria dell'hotel (il massimo è di 2,25 euro al giorno per i cinque stelle) e che, nel caso degli appartamenti autorizzati, era già fissata in 0,65 euro.
Il governo nazionalista di Mas, ormai prossimo alla fine del suo mandato (il 27 settembre verranno convocate elezioni anticipate sotto forma di plebiscito pro o contro l'indipendenza) nega che la misura decisa ieri sia un tentativo di contrastare la moratoria turistica annunciata dal neo-sindaco di Barcellona Ada Colau, che ha bloccato per un anno la concessione di nuove licenze per l'apertura di alberghi, ostelli, ma anche appartamenti destinati a ospitare i visitatori. Secondo il "conseller" Puig il provvedimento era allo studio già da tempo, molto prima che Colau tentasse di mettere un argine all'invasione incontrollata di turisti che sta provocando non pochi malumori tra i cittadini, soprattutto in alcune zone del centro come il Barri Gòtic, la Rambla o la Barceloneta.
Di fatto, però, la scelta del governo di Mas rischia di vanificare del tutto gli sforzi (al momento confusi) dell'amministrazione municipale di individuare un nuovo "modello di sviluppo turistico". Del resto, se la prima conseguenza della moratoria è stato il blocco di investimenti, già previsti, per circa 400 milioni di euro (grandi catene come Four Seasons, Hyatt, Hilton e Marriott che avevano deciso di installarsi a Barcellona hanno dovuto sospendere i loro piani), già diversi comuni limitrofi come L'Hospitalet e Badalona - seconda e terza città catalana per numero di abitanti - hanno annunciato che sono disponibili ad aprire le porte agli investitori e concedere terreni a prezzi concorrenziali per l'apertura di nuovi hotel. In sostanza, Barcellona perderà succulenti finanziamenti e migliaia di potenziali posti di lavoro, ma non vedrà affatto diminuire l'invasione turistica.