Economia

Investimenti martoriati dalla crisi: dal 2007, persi 110 mld

Sono crollati del 29,7%, nessun indicatore economico ha visto una simile contrazione. Ora la ripresa è in atto, seppure il sentiero sia difficile. La Pa è quella che ha tagliato di più: il pubblico pesa solo per il 13% degli investimenti italiani

3 minuti di lettura
MILANO - La crisi economica ha abbattuto di un terzo il valore degli investimenti, che sono la categoria economica più martoriata degli ultimi anni. Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia, tra il 2007 e il 2014 "l'ammontare complessivo degli investimenti al netto dell’inflazione è sceso di ben 109,4 miliardi di euro, pari, in termini percentuali, a una diminuzione di 29,7 punti. Nessun altro indicatore economico ha registrato una contrazione percentuale così ampia".

I settori colpiti. La ricognizione dell'associazione di Mestre dice che i comparti che hanno subito i contraccolpi più significativi "sono stati quelli relativi ai mezzi di trasporto (autoveicoli, automezzi aziendali, bus, treni, aerei, etc.), in flessione del 43,4 per cento (-10,9 miliardi di euro), i fabbricati non residenziali (capannoni, edifici commerciali, opere pubbliche, etc.), con un calo del 38,6 per cento (-39,1 miliardi) e le abitazioni. Nello specifico, l’edilizia residenziale ha fatto segnare una variazione negativa del 31,6 per cento (-31,7 miliardi). Pesanti anche le cadute subite dal settore informatico, con una riduzione pari a -30,1 per cento (-1,9 miliardi), da quello degli impianti e dei macchinari (che non include i mezzi di trasporto, i computer/hardware e le telecomunicazioni), che ha registrato una variazione negativa del 29,3 per cento (-25,4 miliardi), e dei software, che presentano una flessione del 10,8 per cento (-2,4 miliardi)".

In questo panorama nero, ci sono poche isole felici: "Le uniche tipologie di investimenti che non hanno risentito della crisi", dice ancora la Cgia, "sono state quelle riconducibili alla ricerca e allo sviluppo (+8,1 per cento) e alle telecomunicazioni (+10,6 per cento). Se nel primo caso l’aumento in termini assoluti è stato pari a 1,5 miliardi di euro, nel secondo caso la variazione positiva è stata di 598 milioni di euro".

IL CROLLO DEGLI INVESTIMENTI IN ITALIA
TIPOLOGIA DI INVESTIMENTI
(rank per maggiore contrazione 2014/2007)
Anno 2007
in mln di €
reali (*)
Anno 2014 in mln di € reali (*) Variazioni Investimenti da picco registrato nel 2007
      Var. ass.
2014-2007

in mln di € reali (*)
Var. % 2014/2007
Mezzi di trasporto 25.256,4 14.289,9 -10.966,5 -43,4
Fabbricati non residenziali e altre opere 101.291,9 62.157,5 -39.134,4 -38,6
Abitazioni 100.411,7 68.652,4 -31.759,4 -31,6
Computer e hardware 6.466,3 4.520,0 -1.946,3 -30,1
Impianti/macchinari (**) 86.867,2 61.397,4 -25.469,8 -29,3
Software e base di dati 22.329,7 19.913,8 -2.415,9 -10,8
Altre voci residuali (***) 2.400,5 2.270,4 -130,1 -5,4
Ricerca e Sviluppo 18.524,6 20.033,2 +1.508,6 +8,1
Telecomunicazioni 5.626,0 6.224,1 +598,1 +10,6
Investimenti fissi lordi 368.619,8 259.157,0 -109.462,9 -29,7
(*) Valori depurati dall’inflazione e concatenati all’anno 2010. Si fa presente che nel caso di valori reali (concatenati) il totale degli investimenti fissi lordi non coincide con la somma delle singole voci (tipologia di investimenti); coincide, per definizione, solo nell’anno di concatenamento cioè nel 2010.
(**) Diversi da mezzi di trasporto, computer/hardware, telecomunicazioni. Inclusi armamenti.
(***) Altre voci residuali (risorse biologiche coltivate, prospezione e valutazione mineraria, originali di opere artistiche, letterarie o di intrattenimento). Incidono per meno dell'1% sul totale degli investimenti.


Il trend per settore istituzionale. La Pubblica amministrazione è il settore istituzionale che in misura superiore agli altri ha tagliato di più. Sempre nel periodo tra il 2007 e il 2014, la contrazione in termini reali degli investimenti nella Pa è stata del 30,8 per cento. Seguono le famiglie consumatrici (-29,9 per cento), le imprese (29,5 per cento) e le società finanziarie (-23,3 per cento). La Cgia ricorda che, posto pari a 100 il totale degli investimenti nominali in Italia nel 2014, oltre il 60 per cento era riconducibile alle imprese e un altro 24 per cento circa alle famiglie consumatrici. Al pubblico, nel 2014, era affidata una quota di poco superiore al 13 per cento.

Recupero difficile, ma in atto. Se analizziamo quanto è successo negli ultimi decenni, ci accorgiamo che l’ammontare complessivo degli investimenti fissi lordi dell’anno scorso (259,1 miliardi di euro) è quasi lo stesso che avevamo nel 1995 (264,3 miliardi di euro). "In buona sostanza siamo ritornati allo stesso livello di 20 anni fa", sintetizza l'associazione degli artigiani. In prospettiva, però, le cose sembrano destinate a migliorare: un giudizio condiviso proprio oggi anche dalle banche, a giudicare dalla ripresa che si prospetta nel rapporto dell'Abi. Secondo quanto riportato nel Def 2015, quest’anno dovremmo registrare una crescita del +1,1 per cento, nel 2016 del +2,1 per cento, nel 2017 del +2,3 per cento, nel 2018 del +2,2 per cento e nel 2019 del +2,1 per cento.
[[ge:rep-locali:repubblica:119778479]]
"Gli investimenti – sottolinea Paolo Zabeo della Cgia - sono una componente rilevante del Pil. Se non miglioriamo la qualità dei prodotti, dei servizi e dei processi produttivi siamo destinati a impoverirci. Senza investimenti questo paese non ha futuro". Nonostante le difficoltà, il sistema Paese evidenzia i primi segnali di ripresa. Nei primi 5 mesi di quest'anno, ad esempio, la produzione industriale è salita del +0,5 per cento, il fatturato dell’industria del +0,1 per cento, mentre gli ordinativi sono aumentati dell'1,4 per cento, "Ancorché positivi – conclude Zabeo – questi dati sono troppo fragili per abbassare in maniera incisiva la disoccupazione; tuttavia, costituiscono un segnale che ci consente di affermare con molta probabilità che il peggio sia ormai alle nostre spalle".