Economia

Scontro Italia-Canton Ticino sui frontalieri, convocato l'ambasciatore svizzero

Il Cantone Ticino pretende l'estratto del casellario giudiziale dei 60mila lavoratori che arrivano ogni giorno dall'Italia. La rabbia della Farnesina: "Misura contro gli accordi europei sulla libera circolazione". L'ambasciatore: "Anche Berna è contraria"

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LUGANO - L'iniziativa del governo del Canton Ticino di pretendere l'estratto del casellario giudiziale e dei carichi penali pendenti, per i circa 60 mila frontalieri italiani che lavorano in Svizzera, ha provocato la vibrata reazione della Farnesina, che ha convocato l'ambasciatore elvetico a Roma, Giancarlo Kessler. Al quale, oggi, il segretario generale del Ministero degli Esteri, Michele Valensise, ha espresso la viva preoccupazione italiana per la misura.

Valensise ha parlato di "violazione dell'accordo europeo sulla libera circolazione delle persone, palesemente discriminatorie nei confronti di cittadini italiani e in contraddizione con l'eccellente stato delle relazioni bilaterali". Il segretario generale della Farnesina ha, quindi, chiesto all'ambasciatore Kessler l'impegno di Berna "a porre fine a una situazione che suscita profonda insoddisfazione in Italia". Il diplomatico, dal canto suo, ha replicato facendo presente che pure le autorità federali ritengono la decisione ticinese "incompatibile con gli obblighi derivanti dall'accordo". E nonostante la tirata d'orecchi, sia da Roma che dal rappresentante svizzero in Italia, il Presidente leghista del Governo del Canton Ticino, Norman Gobbi, ha rilasciato, nel pomeriggio, una dichiarazione per nulla conciliante alla Radio della Svizzera Italiana. "Da quando è stata introdotta la richiesta del casellario - ha detto Gobbi - nessuno ha mai interposto ricorso". Quindi, quasi a voler far capire chi comanda, ha sottolineato che "l'Italia dovrebbe comunque porsi la domanda sul perché, ogni giorno, nonostante tutto, 60mila lavoratori frontalieri vengono a lavorare in Ticino e, annualmente, migliaia di italiani scelgono il Ticino come luogo di residenza".

L'obbligo, imposto ai frontalieri, di presentare l'estratto del casellario, aveva in precedenza fatto infuriare anche il Governatore lombardo, Roberto Maroni, che nonostante la comune ideologia leghista, aveva rimproverato Gobbi e minacciato, a titolo provocatorio, un mese di sciopero dei lavoratori comaschi e varesotti che, ogni giorno, attraversano il confine per recarsi a lavorare in Svizzera. "State a casa per un mese, vi paga la regione, poi vediamo come se la cavano i ticinesi", aveva tuonato Maroni. Anche Berna, come ha spiegato l'ambasciatore Kessler, si era opposto alla misura, respingendo un atto parlamentare al riguardo, inoltrato da un deputato della Lega dei Ticinesi. Quanto a Norman Gobbi, per difendere la sua posizione, aveva ricordato, tra gli altri, il caso di Raffaele Sollecito, approdato a Lugano nonostante, al momento, fosse ancora ritenuto colpevole dell'omicidio di Meredith. Per intenderci, prima dell'assoluzione definitiva. La tesi del leghista è che se il giovane avesse dovuto presentare l'estratto del casellario giudiziale e dei carichi penali pendenti, non avrebbe potuto entrare in Svizzera. Da dove, peraltro, poi è stato costretto a partire.