MILANO - I listini europei chiudono poco mossi, dopo i guadagni di ieri e nonostante l'indebolimento ulteriore delle Piazze cinesi. Il trend di rafforzamento del dollaro, un effetto della scommessa sui rialzi dei tassi da parte della Fed, continua a deprimere le materie prime, con il petrolio avviato a chiudere il peggior mese da inizio anno. "La stretta monetaria attesa da parte della Federal Reserve continua a sostenere il ciclo del dollaro", commenta a Bloomberg Imre Speizer di Westpac Banking. "Come ci avvicineremo al momento del rialzo del costo del denaro, e gli investitori ne scorgeranno l'approssimarsi dagli indizi nelle parole e nei discorsi dei governatori, mi aspetto che il biglietto verde ricominci a macinare al rialzo". Per il momento, l'euro si porta di nuovo sopra quota 1,10 dollari.
A fare le spese della situazione, in un momento di crescita debole e con un eccesso di scorte in giro per il mondo, sono i prezzi del petrolio che registrano ancora un calo sui mercati asiatici. I contratti sul greggio Wti in scadenza a settembre cedono 32 centesimi a 48,20 dollari al barile mentre il Brent del mare del Nord perde 24 cents a 53,07 dollari al barile (le materie prime). Il Bloomberg Commodity Index, paniere rappresentativo delle principali materie prime, sfiora la perdita del 10% nel corso di luglio, il maggior arretramento dal settembre 2011 dopo aver aggiornato i minimi da 13 anni. L'oro è in calo in area 1085 dollari l'oncia.
Piazza Affari oscilla intorno alla parità per poi chiudere con un colpo di coda a +0,61%. Timidi rialzi anche le altre Ue: Londra sale dello 0,41%, Francoforte dello 0,46%, Parigi aggiunge lo 0,72%. Wall Street tratta incerta in un'altra seduta influenzata dalla diffusione di numerose trimestrali. I conti di Exxon e Chevron, colpite dal crollo del prezzo del petrolio, non sono apparsi entusiasmanti ma i listini, nei primi scambi, reggono, anche sulla scia del robusto dato di ieri sul Pil Usa. Alla chiusura dei mercati Ue, il Dow Jones e lo S&P500 aggiungono lo 0,1%, il Nadaq si apprezza dello 0,3%.
Sul versante obbligazionario, archiviata per il momento la questione greca che comunque è tutt'altro che risolta, continua la distensione: lo spread Btp-Bund scende a 112 punti base e il rendimento del bond decennale italiano è sotto l'1,8%, ai minimi da metà maggio. Molto ricca l'agenda macroeconomica europea, che per l'Italia è cominciata con l'aumento del tasso di disoccupazione al 12,7% e la stabilità dell'inflazione al +0,2% annuo di luglio. Hanno deluso le vendite al dettaglio tedesche: a giugno sono diminuite del 2,3% su mese, un dato inferiore alle attese degli analisti che indicavano una variazione nulla. In Francia, la spesa al consumo a giugno ha mostrato una crescita dello 0,4% su base mensile dal precedente +0,1% e contro attese per +0,5%. Dagli Usa si registra il +0,2% nel trimestre del costo del lavoro, sotto le attese per un +0,7%. E' scesa a 93,1 punti la fiducia dei consumatori usa nel mese di luglio, secondo il dato definitivo calcolato dall'Università del Michigan: è inferiore delle attese, che erano per una flessione a 94 punti, contro i 96,1 punti della precedente lettura.
In una giornata ancora difficile per le Borse cinesi (Shanghai ha perso alla fine l'1,1% e i mercati emergenti sono nel loro peggior mese dal 2012), si registra la chiusura in rialzo per la Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei 225 termina gli scambi segnando +0,3% a 20.585 punti. L'inflazione a giugno in Giappone sale dello 0,4% su base annua, un dato migliore delle attese ma inferiore a maggio quando si registrò un +0,5%. Ieri sera, dopo una crescita del Pil (+2,3%) inferiore alle attese, gli indici Usa hanno chiuso misti.
A fare le spese della situazione, in un momento di crescita debole e con un eccesso di scorte in giro per il mondo, sono i prezzi del petrolio che registrano ancora un calo sui mercati asiatici. I contratti sul greggio Wti in scadenza a settembre cedono 32 centesimi a 48,20 dollari al barile mentre il Brent del mare del Nord perde 24 cents a 53,07 dollari al barile (le materie prime). Il Bloomberg Commodity Index, paniere rappresentativo delle principali materie prime, sfiora la perdita del 10% nel corso di luglio, il maggior arretramento dal settembre 2011 dopo aver aggiornato i minimi da 13 anni. L'oro è in calo in area 1085 dollari l'oncia.
Piazza Affari oscilla intorno alla parità per poi chiudere con un colpo di coda a +0,61%. Timidi rialzi anche le altre Ue: Londra sale dello 0,41%, Francoforte dello 0,46%, Parigi aggiunge lo 0,72%. Wall Street tratta incerta in un'altra seduta influenzata dalla diffusione di numerose trimestrali. I conti di Exxon e Chevron, colpite dal crollo del prezzo del petrolio, non sono apparsi entusiasmanti ma i listini, nei primi scambi, reggono, anche sulla scia del robusto dato di ieri sul Pil Usa. Alla chiusura dei mercati Ue, il Dow Jones e lo S&P500 aggiungono lo 0,1%, il Nadaq si apprezza dello 0,3%.
Sul versante obbligazionario, archiviata per il momento la questione greca che comunque è tutt'altro che risolta, continua la distensione: lo spread Btp-Bund scende a 112 punti base e il rendimento del bond decennale italiano è sotto l'1,8%, ai minimi da metà maggio. Molto ricca l'agenda macroeconomica europea, che per l'Italia è cominciata con l'aumento del tasso di disoccupazione al 12,7% e la stabilità dell'inflazione al +0,2% annuo di luglio. Hanno deluso le vendite al dettaglio tedesche: a giugno sono diminuite del 2,3% su mese, un dato inferiore alle attese degli analisti che indicavano una variazione nulla. In Francia, la spesa al consumo a giugno ha mostrato una crescita dello 0,4% su base mensile dal precedente +0,1% e contro attese per +0,5%. Dagli Usa si registra il +0,2% nel trimestre del costo del lavoro, sotto le attese per un +0,7%. E' scesa a 93,1 punti la fiducia dei consumatori usa nel mese di luglio, secondo il dato definitivo calcolato dall'Università del Michigan: è inferiore delle attese, che erano per una flessione a 94 punti, contro i 96,1 punti della precedente lettura.
In una giornata ancora difficile per le Borse cinesi (Shanghai ha perso alla fine l'1,1% e i mercati emergenti sono nel loro peggior mese dal 2012), si registra la chiusura in rialzo per la Borsa di Tokyo. L'indice Nikkei 225 termina gli scambi segnando +0,3% a 20.585 punti. L'inflazione a giugno in Giappone sale dello 0,4% su base annua, un dato migliore delle attese ma inferiore a maggio quando si registrò un +0,5%. Ieri sera, dopo una crescita del Pil (+2,3%) inferiore alle attese, gli indici Usa hanno chiuso misti.