MILANO - Dall'Asia alla Grecia i crolli dei mercati non spaventano - per il momento - i listini europei. Atene ha riaperto le contrattazioni dopo cinque settimane di stop forzato con una caduta verticale al via delle contrattazioni del 23%, in chiusura, poi, il passivo è sceso al -16%, ai minimi dal settembre 2012. A condizionare il listino sono soprattutto i titoli finanziari affossati dalla National Bank of Greece: d'altra parte dall'esito del referendum dello scorso 5 luglio i mercati europei sono stati in altelena tra crolli e rialzi repentini dai quali Atene è rimasta immune. In qualche modo il listino ateniese deve quindi riallinearsi. Sui titoli finanziari, in particolare, pesa l'incertezza sull'esito delle trattative per il via libera al nuovo piano di aiuti da 86 miliardi.
In Cina, invece, è sceso oltre le previsioni il settore manifatturiero a luglio, segnando i valori minimi dal novembre 2011. L'indice Pmi Caixin calcolato da Markit si ferma a quota 47,8, in flessione rispetto al dato flash del 23 luglio scorso, a 48,2, e molto al di sotto di quota 50, la soglia che divide un mercato in contrazione da uno in espansione. A incidere sul calo, secondo gli analisti, il crollo dei mercati del mese scorso, che avrebbe raffreddato l'attività produttiva: l'effetto potrebbe essere transitorio, per i più ottimisti, se le misure varate dal governo cinese per salvare i mercati mostreranno efficacia nelle prossime settimane.
L'ondata di vendite che ha nuovamente travolto Shanghai (-2,1% a fine seduta, ma -30% dai livelli di metà giugno) non ha però colpito Tokyo (-0,18%) frenata piuttosto dai dati macroeconomici americani della scorsa settimana. Male, invece, Shenzen che ha lasciato sul parterre il 3,7%. Chiusura positiva, invece, per i mercati del Vecchio continente. Piazza Affari ha guadagnato lo 0,75% come Parigi, Francoforte l'1,19%, mentre Londra ha chiuso in contro tendenza a -0,11%. Quando chiudono i mercati europei, Wall Street si muove contrastata: il Dow Jones cede lo 0,3%, l'S&P 500 è invariato, mentre il Nasdaq avanza dello 0,2%.
Stabile lo spread in area 113 punti base con i Btp decennali che sul mercato secondario rendono l'1,76% sui minimi da metà maggio e comunque meno degli omologhi spagnoli e sloveni che a lungo hanno rappresentato per gli investitori un porto più sicuro del debito italiano. L'euro chiude sotto quota 1,10 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0980 dollari, dopo aver oscillato tra 1,0995 e 1,0940 dollari.
Sul fronte macroeconomico brilla l'indice manifatturiero in Italia, mentre negli Usa i redditi personali a giugno sono saliti dello 0,4% rispetto al mese precedente, in linea con le attese del mercato. Hanno centrato le previsioni anche le spese per consumi, salite nello stesso mese dello 0,2%. I dati di maggio sono stati ritoccati al ribasso rispettivamente dallo 0,5% allo 0,4% e dallo 0,9% allo 0,7%. Scende oltre le attese, invece, l'indice Ism del settore manifatturiero Usa: a luglio la lettura è stata di 52,7 punti dai 53,5 punti di giugno (l'agenda dei mercati). Tra le materie prime l'oro è in calo dello 0,3% a 1.092,14 dollari l'oncia. In discesa anche il greggio: il barile Wti quota 46,35 dollari, oltre 70 cent in meno rispetto alla vigilia mentre il Brent scende dell'1,4% a 51,50 dollari.
In Cina, invece, è sceso oltre le previsioni il settore manifatturiero a luglio, segnando i valori minimi dal novembre 2011. L'indice Pmi Caixin calcolato da Markit si ferma a quota 47,8, in flessione rispetto al dato flash del 23 luglio scorso, a 48,2, e molto al di sotto di quota 50, la soglia che divide un mercato in contrazione da uno in espansione. A incidere sul calo, secondo gli analisti, il crollo dei mercati del mese scorso, che avrebbe raffreddato l'attività produttiva: l'effetto potrebbe essere transitorio, per i più ottimisti, se le misure varate dal governo cinese per salvare i mercati mostreranno efficacia nelle prossime settimane.
L'ondata di vendite che ha nuovamente travolto Shanghai (-2,1% a fine seduta, ma -30% dai livelli di metà giugno) non ha però colpito Tokyo (-0,18%) frenata piuttosto dai dati macroeconomici americani della scorsa settimana. Male, invece, Shenzen che ha lasciato sul parterre il 3,7%. Chiusura positiva, invece, per i mercati del Vecchio continente. Piazza Affari ha guadagnato lo 0,75% come Parigi, Francoforte l'1,19%, mentre Londra ha chiuso in contro tendenza a -0,11%. Quando chiudono i mercati europei, Wall Street si muove contrastata: il Dow Jones cede lo 0,3%, l'S&P 500 è invariato, mentre il Nasdaq avanza dello 0,2%.
Stabile lo spread in area 113 punti base con i Btp decennali che sul mercato secondario rendono l'1,76% sui minimi da metà maggio e comunque meno degli omologhi spagnoli e sloveni che a lungo hanno rappresentato per gli investitori un porto più sicuro del debito italiano. L'euro chiude sotto quota 1,10 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0980 dollari, dopo aver oscillato tra 1,0995 e 1,0940 dollari.
Sul fronte macroeconomico brilla l'indice manifatturiero in Italia, mentre negli Usa i redditi personali a giugno sono saliti dello 0,4% rispetto al mese precedente, in linea con le attese del mercato. Hanno centrato le previsioni anche le spese per consumi, salite nello stesso mese dello 0,2%. I dati di maggio sono stati ritoccati al ribasso rispettivamente dallo 0,5% allo 0,4% e dallo 0,9% allo 0,7%. Scende oltre le attese, invece, l'indice Ism del settore manifatturiero Usa: a luglio la lettura è stata di 52,7 punti dai 53,5 punti di giugno (l'agenda dei mercati). Tra le materie prime l'oro è in calo dello 0,3% a 1.092,14 dollari l'oncia. In discesa anche il greggio: il barile Wti quota 46,35 dollari, oltre 70 cent in meno rispetto alla vigilia mentre il Brent scende dell'1,4% a 51,50 dollari.