MILANO - Ci sono le condizioni perché la Germania, prima economia dell'area euro, "metta a segno tassi di crescita solidi nel secondo semestre dell'anno". Lo scrive la Bundesbank nel bollettino mensile, spiegando che il traino alla congiuntura dovrebbe venire sia dalla domanda interna sia dall'export. E se le vendite all'estero hanno sostenuto l'economia tedesca nei primi sei mesi dell'anno grazie al deprezzamento dell'euro, il clima dei consumi in Germania - secondo la Bundesbank - dovrebbe essere favorito "dal positivo andamento del mercato del lavoro e dei consistenti aumenti dei salari reali".
Restano quindi favorevoli anche le condizioni per gli investimenti visto che, presto, le imprese potrebbero trovarsi a registrare "livelli di utilizzo delle capacità superiori alla media". Di conseguenza l'industria dell'export tedesco "potrebbe anche trarre vantaggio dalla continua ripresa dell'area dell'euro" considerando che sono favorevoli anche gli outlook per Stati Uniti e Gran Bretagna, tradizionali mercati di sbocco per le imprese tedesche fuori dall'Eurozona. Sulle prospettive dell'export, tuttavia, pesano i rischi derivanti dal rallentamento dei mercati emergenti. Per la Bundesbank, infatti, i rischi di un peggioramento rispetto a queste stime, piuttosto rosee, restano elevati: "La decisione della Banca centrale cinese di svalutare il renminbi nei confronti del dollaro, può essere interpretato come una conferma di queste incertezze". Positivo è, invece, il fatto che la ripresa dell'Eurozona, anche se lenta, sia continuata malgrado la pesante crisi greca di inizio estate.
A preoccupare i tedeschi sono piuttosto la condizione di partenza per l'economia greca e di conseguenza le prospettive di successo del terzo piano di aiuti che a seguito della crisi estiva "sono nettamente peggiorate". Secondo la Bundesbank, "l'introduzione dei controlli sui capitali e la chiusura delle banche dopo che a fine giugno era scaduto, senza un rinnovo, il secondo piano di salvataggio, hanno pesato fortemente sulla congiuntura" greca. Le ultime stime della Commissione Ue prevedono una recessione compresa tra il 2 e il 4%. I controlli sui capitali hanno fortemente frenato il commercio interno ed estero, spiega la Bundesbank, mentre la produzione industriale ha trovato un grande freno nell'impossibilità di pagare servizi e beni a monte.
Non ci sono stati, infine, nuovi progetti di investimenti. C'è bisogno di tempo per valutare gli effetti della crisi sul turismo, aggiunge la Bundesbank, che ha avuto un buon inizio d'anno ma con un possibile peggioramento a partire da luglio. L'abolizione dei controlli sui capitali, per Berlino non è l'unica premessa per riuscire a uscire il più velocemente possibile dalla fase recessiva: "Fondamentale è un ritorno di fiducia in un continuo miglioramento dello scenario economico grazie a riforme credibili". Se sarà così, nel corso dell'estate la situazione economica dovrebbe lentamente migliorare, grazie alla normalizzazione del credito e dei flussi di pagamento, assieme alla ripresa della produzione. Gli effetti positivi dal settore turistico, assieme ai progetti di investimento che saranno possibili grazie ai fondi strutturali europei, dovrebbero farsi sentire sempre di più sulla congiuntura.
Restano quindi favorevoli anche le condizioni per gli investimenti visto che, presto, le imprese potrebbero trovarsi a registrare "livelli di utilizzo delle capacità superiori alla media". Di conseguenza l'industria dell'export tedesco "potrebbe anche trarre vantaggio dalla continua ripresa dell'area dell'euro" considerando che sono favorevoli anche gli outlook per Stati Uniti e Gran Bretagna, tradizionali mercati di sbocco per le imprese tedesche fuori dall'Eurozona. Sulle prospettive dell'export, tuttavia, pesano i rischi derivanti dal rallentamento dei mercati emergenti. Per la Bundesbank, infatti, i rischi di un peggioramento rispetto a queste stime, piuttosto rosee, restano elevati: "La decisione della Banca centrale cinese di svalutare il renminbi nei confronti del dollaro, può essere interpretato come una conferma di queste incertezze". Positivo è, invece, il fatto che la ripresa dell'Eurozona, anche se lenta, sia continuata malgrado la pesante crisi greca di inizio estate.
A preoccupare i tedeschi sono piuttosto la condizione di partenza per l'economia greca e di conseguenza le prospettive di successo del terzo piano di aiuti che a seguito della crisi estiva "sono nettamente peggiorate". Secondo la Bundesbank, "l'introduzione dei controlli sui capitali e la chiusura delle banche dopo che a fine giugno era scaduto, senza un rinnovo, il secondo piano di salvataggio, hanno pesato fortemente sulla congiuntura" greca. Le ultime stime della Commissione Ue prevedono una recessione compresa tra il 2 e il 4%. I controlli sui capitali hanno fortemente frenato il commercio interno ed estero, spiega la Bundesbank, mentre la produzione industriale ha trovato un grande freno nell'impossibilità di pagare servizi e beni a monte.
Non ci sono stati, infine, nuovi progetti di investimenti. C'è bisogno di tempo per valutare gli effetti della crisi sul turismo, aggiunge la Bundesbank, che ha avuto un buon inizio d'anno ma con un possibile peggioramento a partire da luglio. L'abolizione dei controlli sui capitali, per Berlino non è l'unica premessa per riuscire a uscire il più velocemente possibile dalla fase recessiva: "Fondamentale è un ritorno di fiducia in un continuo miglioramento dello scenario economico grazie a riforme credibili". Se sarà così, nel corso dell'estate la situazione economica dovrebbe lentamente migliorare, grazie alla normalizzazione del credito e dei flussi di pagamento, assieme alla ripresa della produzione. Gli effetti positivi dal settore turistico, assieme ai progetti di investimento che saranno possibili grazie ai fondi strutturali europei, dovrebbero farsi sentire sempre di più sulla congiuntura.