Crolla la Borsa di Shanghai, deboli i listini europei
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERILe vendite sui mercati asiatici sono scattate dopo che la Banca centrale ha effettuato una gigantesca iniezione di liquidità per oltre 17 miliardi di euro con operazioni pronti contro termine. Gli investitori del Vecchio continente, per il momento, non si lasciano condizionare: Milano chiude piatta. In calo l'euro. Stabili spread e Btp
MILANO - La Cina torna a pesare sui mercati del Vecchio continente: Shanghai perde il 6,15% sui timori che la Banca centrale cinese riduca le misure di sostegno alla ripresa economica alla luce di dati migliore delle attese sul fronte del mercato immobiliare. Secondo gli analisti, infatti, l'ennesimo crollo dei mercati - in caduta libera dal picco di metà giugno - non è correlato all'attentato di Bangkok. I listini europei provano a difendersi dal tracollo asiatico: Milano riesce a tenere con un ribasso finale dello 0,08%, mentre Francoforte segna -0,27%, Parigi -0,22% e Londra lima lo 0,37%. Atene conclude le contrattazioni in ribasso dell'1,14%. Wall Street, reduce dalla migliore giornata da quando la Cina martedì scorso ha sorpreso i mercati svalutando lo yuan, avanza cauta: quando in Europa terminano gli scambi, il Dow Jones e lo S&P500 limano lo 0,1%, il Nasdaq cede lo 0,2%. Poco mosso anche lo spread, che chiude in lieve rialzo a 116 punti, d…
MILANO - La Cina torna a pesare sui mercati del Vecchio continente: Shanghai perde il 6,15% sui timori che la Banca centrale cinese riduca le misure di sostegno alla ripresa economica alla luce di dati migliore delle attese sul fronte del mercato immobiliare. Secondo gli analisti, infatti, l'ennesimo crollo dei mercati - in caduta libera dal picco di metà giugno - non è correlato all'attentato di Bangkok. I listini europei provano a difendersi dal tracollo asiatico: Milano riesce a tenere con un ribasso finale dello 0,08%, mentre Francoforte segna -0,27%, Parigi -0,22% e Londra lima lo 0,37%. Atene conclude le contrattazioni in ribasso dell'1,14%. Wall Street, reduce dalla migliore giornata da quando la Cina martedì scorso ha sorpreso i mercati svalutando lo yuan, avanza cauta: quando in Europa terminano gli scambi, il Dow Jones e lo S&P500 limano lo 0,1%, il Nasdaq cede lo 0,2%. Poco mosso anche lo spread, che chiude in lieve rialzo a 116 punti, dopo aver aperto a quota 113. Il tasso del decennale si attesta all'1,79%.
A far scattare le vendite sulle Borse cinesi è stata la gigantesca iniezione di liquidità della Banca centrale che ha riversato sul mercato oltre 17 miliardi di euro con operazioni pronti contro termine: gli addetti ai lavori stanno probabilmente cercando di riallocare le loro risorse svendendo l'azionario. In mattinata, tuttavia, la Borsa di Tokyo è riuscita a limitare i danni al termine di una giornata opaca alimentata proprio dai timori sull'andamento dell'economia. Il Nikkei ha ceduto lo 0,32% a 20.554,47 punti. Gli investitori preferiscono non prendere posizione in attesa della pubblicazione - domani sera - dei verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve. Gli investitori sono convinti che la Fed abbia intenzione di avviare la stretta monetaria a settembre, a patto che i dati sul mercato del lavoro di agosto confermino la ripresa.
L'incertezza che sta travolgendo l'Asia, dai segnali di rallentamento dell'industria manifatturiera cinese alle continue operazioni di Pechino sul mercato dei cambi, potrebbero convincere gli Usa ad aspettare ancora un mese ad alzare il costo della propria valuta. La tensione sul mercato dei cambi resta comunque alta. Oggi la banca centrale turca ha deciso di lasciare invariata la politica monetaria per il sesto mese consecutivo. Dato che le attese dei mercati erano di un aumento del tasso di riferimento, la conseguenza è stata una discesa della lira turca a un nuovo minimo storico di 2,8852 per un dollaro, per poi riprendersi leggermente a 2,8804 (-0,5% su base giornaliera).
Incertezze anche sul fronte delle materie prime, con le quotazioni del petrolio che si stabilizzano dopo i recenti cali: al termine della giornata borsistica Ue, il greggio Wti a New York si attesta in area 42 dollari al barile. Il governatore della Fed, Janet Yellen, vuole quindi accertarsi che un rialzo dei tassi non soffochi la ripresa americana. L'euro, intanto, chiude debole a 1,1044 dollari. L'oro, invece, è in salita per il secondo giorno consecutivo: il lingotto tratta in area 1,115 dollari l'oncia. Si segnala la fase negativa del rame, che tratta ai minimi dall'inizio della crisi.
Sul fronte macroeconomico, negli Usa si registra il dato sulle costruzioni di case nuove: a luglio sono salite dello 0,2% a un tasso annualizzato di 1,21 milioni di unità, il livello più alto dal 2007. Il dato si va ad aggiungere al balzo della fiducia dei costruttori edili, salita ai massimi da dieci anni. L'inflazione in Gran Bretagna, a luglio, è scesa meno delle attese a livello mensile ed accelerata leggermente su anno: i prezzi al consumo sono scesi dello 0,2% mensile e saliti dello 0,1% su base annua.
A far scattare le vendite sulle Borse cinesi è stata la gigantesca iniezione di liquidità della Banca centrale che ha riversato sul mercato oltre 17 miliardi di euro con operazioni pronti contro termine: gli addetti ai lavori stanno probabilmente cercando di riallocare le loro risorse svendendo l'azionario. In mattinata, tuttavia, la Borsa di Tokyo è riuscita a limitare i danni al termine di una giornata opaca alimentata proprio dai timori sull'andamento dell'economia. Il Nikkei ha ceduto lo 0,32% a 20.554,47 punti. Gli investitori preferiscono non prendere posizione in attesa della pubblicazione - domani sera - dei verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve. Gli investitori sono convinti che la Fed abbia intenzione di avviare la stretta monetaria a settembre, a patto che i dati sul mercato del lavoro di agosto confermino la ripresa.
L'incertezza che sta travolgendo l'Asia, dai segnali di rallentamento dell'industria manifatturiera cinese alle continue operazioni di Pechino sul mercato dei cambi, potrebbero convincere gli Usa ad aspettare ancora un mese ad alzare il costo della propria valuta. La tensione sul mercato dei cambi resta comunque alta. Oggi la banca centrale turca ha deciso di lasciare invariata la politica monetaria per il sesto mese consecutivo. Dato che le attese dei mercati erano di un aumento del tasso di riferimento, la conseguenza è stata una discesa della lira turca a un nuovo minimo storico di 2,8852 per un dollaro, per poi riprendersi leggermente a 2,8804 (-0,5% su base giornaliera).
Incertezze anche sul fronte delle materie prime, con le quotazioni del petrolio che si stabilizzano dopo i recenti cali: al termine della giornata borsistica Ue, il greggio Wti a New York si attesta in area 42 dollari al barile. Il governatore della Fed, Janet Yellen, vuole quindi accertarsi che un rialzo dei tassi non soffochi la ripresa americana. L'euro, intanto, chiude debole a 1,1044 dollari. L'oro, invece, è in salita per il secondo giorno consecutivo: il lingotto tratta in area 1,115 dollari l'oncia. Si segnala la fase negativa del rame, che tratta ai minimi dall'inizio della crisi.
Sul fronte macroeconomico, negli Usa si registra il dato sulle costruzioni di case nuove: a luglio sono salite dello 0,2% a un tasso annualizzato di 1,21 milioni di unità, il livello più alto dal 2007. Il dato si va ad aggiungere al balzo della fiducia dei costruttori edili, salita ai massimi da dieci anni. L'inflazione in Gran Bretagna, a luglio, è scesa meno delle attese a livello mensile ed accelerata leggermente su anno: i prezzi al consumo sono scesi dello 0,2% mensile e saliti dello 0,1% su base annua.