Economia

Valute emergenti e dollaro, la riscossa dell'euro

Le monete del Far east pagano la crisi cinese e il forte calo delle materie prime. Dollaro australiano e neozelandese inclusi, mentre la rupia indiana e il ringgit malese scendono ai minimi da diciassette anni nei confronti del dollaro. La divisa europea vola ai massimi da gennaio verso il biglietto verde

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MILANO - La forza dell'euro, o per meglio dire la debolezza del dollaro e delle valute emergenti: insieme al crollo dei mercati cinesi e asiatici in generale, oggi è andata in onda anche la crisi delle monete del Far east, pressate dal calo delle materie prime e soprattutto dallo tsunami che sta travolgendo la Cina. Dal canto suo la moneta Usa "paga" l'allontanarsi delle prospettive - almeno in questo momento - di un rialzo dei tassi americani in settembre e così l'euro supera 1,15 dollari, ai nuovi massimi da gennaio.

Ma il bollettino odierno segnala anche il ribasso del rublo sul dollaro (-4,3%) del rand sudafricano (-2%), insieme alla lira turca (-0,8%) alla rupia indiana (-1,2%) e al ringgit malese (-1,7%), questi ultimi entrambi ai minimi da diciassette anni. Se ne avvantaggia, in questo contesto, la moneta unica europea, salita in un mese del 4,60% rispetto al dollaro australiano e di altrettanto rispetto a quello neozelandese (+4,62%) mentre rispetto al rublo ha guadagnato il 24%: per la moneta russa, fortemente danneggiata dal calo del prezzo del petrolio, è particolarmente pesante anche il bilancio nei confronti del dollaro (il biglietto verde si è apprezzato del 19,6% negli ultimi trenta giorni).

Più forte anche lo yen, che sfrutta la debolezza del dollaro per conquistare terreno non solo nei confronti della moneta Usa (scesa per un attimo sotto 120 yen, ai minimi da un mese e mezzo a questa parte) ma anche verso l'euro e le valute emergenti dell'area asiatica.