MILANO - Dalla Cina a Francoforte: il focus delle Borse mondiali si è spostato da Oriente al cuore del Vecchio continente, dove oggi si è riunito il board della Banca centrale europea, che ha lasciato i tassi ai minimi storici. Complice la chiusura di Shanghai e Shenzen per le celebrazioni della vittoria nella Seconda guerra mondiale, i listini hanno applaudito alle parole di Mario Draghi, chiudendo in forte rialzo. Il Consiglio direttivo ha ampliato il margine di manovra nell'ambito del Quantitative easing: ora la Bce potrà acquistare fino al 33% di un'emissione di Stato, dal 25% precedente, ma il ritmo resta a 60 miliardi di euro al mese. Riviste però al ribasso le stime su inflazione e crescita.
La riunione Bce è stata anticipata da una duplice tendenza. Da un lato ci sono gli Stati Uniti che a metà mese - se il dato sull'occupazione di agosto, che verrà comunicato domani confermerà la solidità della ripresa - potrebbero decidere il primo rialzo dei tassi dal 2007, dall'altro ci sono le pressioni del Fmi che nel documento preparato in vista del G20 di Ankara ha fatto il punto sulla situazione economica globale. Gli economisti di Washington hanno messo l'accento sulle tensioni internazionali, chiedendo proprio alla Fed di non avere fretta nell'avvio della stretta monetaria e suggerendo alla Bce di allargare il Qe. Nonostante la montagna di denaro immessa sul mercato, infatti, la dinamica dei prezzi è rimasta ferma allo 0,2%, lontano dall'obiettivo del "vicino, ma sotto al 2%". Deboli anche gli effetti sulla riduzione della disoccupazione che preoccupa Francoforte: in Italia nonostante il calo resta al 12%, in Francia è al 10%.
Le Borse si sono rafforzate dunque dopo le parole di Mario Draghi: Milano chiude a +2,62%, Londra +1,89%, Francoforte +2,79% e Parigi +2,27%. Lo spread si stabilizza poco sotto 120 punti base, con i Btp che sul mercato secondario rendono l'1,92%. Wall Street si muove in moderato rialzo, senza unirsi al rally delle borse europee a causa del dato peggiore del previsto sulle richieste di sussidi di disoccupazione. Quando in Europa terminano gli scambi, il Dow Jones e lo S&P500 salgono dell'1,2%, il Nasdaq sale dello 0,9%. Forte deprezzamento dell'euro sulle mosse della Bce: la moneta unica chiude ai minimi di seduta, toccando quota 1,1089 dollari e 133,40 yen. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dopo tre giornate all'insegna dei realizzi: ben sostenuta già in avvio, grazie al recupero americano e in assenza di riferimenti dai mercati cinesi chiusi per festività, la piazza nipponica ha chiuso con un progresso dello 0,48%.
Gli indicatori Pmi composit, elaborati dall'istituto Markit intervistando i direttori degli acquisti delle aziende, hanno rivelato una crescita superiore alle attese in Italia: l'indice di agosto è salito a 55 punti (sopra la soglia di 50 indica un'espansione economica), con la componente dei servizi a 54,6 punti dai 52 di luglio. Sopra le attese il dato dei servizi in Germania (54,9 punti), sotto in Francia (50,6). Nel complesso, nell'Eurozona l'indice Pmi composito raggiunge 54,3 punti, sopra la stima iniziale di 54,1 punti e il dato di luglio di 53,9. Segnali di ripresa anche dalle vendite al dettaglio dell'Eurozona che registrano a luglio un +0,4% rispetto al tonfo di giugno. Negli Usa, intanto, le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite - oltre la attese - a quota 282 mila dalle 270 mila della settimana precedente. L'indice Ism servizi, che misura l'andamento del comparto, invece è calato in agosto a 59 da 60,3 di luglio. Il dato è superiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 58,4.
La fiducia degli investitori è comunque legata al un buon quadro macroeconomico americano. Come spiegato nel Beige book della Federal Reserve, l'economia Usa continua a espandersi e i salari stanno aumentando. Inoltre, la produttività del secondo trimestre è stata rivista in rialzo. Cresce, quindi, l'attesa per il rapporto sull'occupazione di domani, che potrebbe determinare le scelte di politica monetaria della banca centrale nella riunione dei prossimi 16 e 17 settembre.
Sul fronte delle materie prime, il prezzo dell'oro resta debole: alla chiusura dei mercati Ue cede mezzo punto percentuale in area 1.127 dollari l'oncia. Recupera il petrolio, in una seduta comunque volatile: il Wti risale sopra 48 dollari al barile, il Brent si avvicina a 52 dollari.
La riunione Bce è stata anticipata da una duplice tendenza. Da un lato ci sono gli Stati Uniti che a metà mese - se il dato sull'occupazione di agosto, che verrà comunicato domani confermerà la solidità della ripresa - potrebbero decidere il primo rialzo dei tassi dal 2007, dall'altro ci sono le pressioni del Fmi che nel documento preparato in vista del G20 di Ankara ha fatto il punto sulla situazione economica globale. Gli economisti di Washington hanno messo l'accento sulle tensioni internazionali, chiedendo proprio alla Fed di non avere fretta nell'avvio della stretta monetaria e suggerendo alla Bce di allargare il Qe. Nonostante la montagna di denaro immessa sul mercato, infatti, la dinamica dei prezzi è rimasta ferma allo 0,2%, lontano dall'obiettivo del "vicino, ma sotto al 2%". Deboli anche gli effetti sulla riduzione della disoccupazione che preoccupa Francoforte: in Italia nonostante il calo resta al 12%, in Francia è al 10%.
Le Borse si sono rafforzate dunque dopo le parole di Mario Draghi: Milano chiude a +2,62%, Londra +1,89%, Francoforte +2,79% e Parigi +2,27%. Lo spread si stabilizza poco sotto 120 punti base, con i Btp che sul mercato secondario rendono l'1,92%. Wall Street si muove in moderato rialzo, senza unirsi al rally delle borse europee a causa del dato peggiore del previsto sulle richieste di sussidi di disoccupazione. Quando in Europa terminano gli scambi, il Dow Jones e lo S&P500 salgono dell'1,2%, il Nasdaq sale dello 0,9%. Forte deprezzamento dell'euro sulle mosse della Bce: la moneta unica chiude ai minimi di seduta, toccando quota 1,1089 dollari e 133,40 yen. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dopo tre giornate all'insegna dei realizzi: ben sostenuta già in avvio, grazie al recupero americano e in assenza di riferimenti dai mercati cinesi chiusi per festività, la piazza nipponica ha chiuso con un progresso dello 0,48%.
Gli indicatori Pmi composit, elaborati dall'istituto Markit intervistando i direttori degli acquisti delle aziende, hanno rivelato una crescita superiore alle attese in Italia: l'indice di agosto è salito a 55 punti (sopra la soglia di 50 indica un'espansione economica), con la componente dei servizi a 54,6 punti dai 52 di luglio. Sopra le attese il dato dei servizi in Germania (54,9 punti), sotto in Francia (50,6). Nel complesso, nell'Eurozona l'indice Pmi composito raggiunge 54,3 punti, sopra la stima iniziale di 54,1 punti e il dato di luglio di 53,9. Segnali di ripresa anche dalle vendite al dettaglio dell'Eurozona che registrano a luglio un +0,4% rispetto al tonfo di giugno. Negli Usa, intanto, le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite - oltre la attese - a quota 282 mila dalle 270 mila della settimana precedente. L'indice Ism servizi, che misura l'andamento del comparto, invece è calato in agosto a 59 da 60,3 di luglio. Il dato è superiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 58,4.
La fiducia degli investitori è comunque legata al un buon quadro macroeconomico americano. Come spiegato nel Beige book della Federal Reserve, l'economia Usa continua a espandersi e i salari stanno aumentando. Inoltre, la produttività del secondo trimestre è stata rivista in rialzo. Cresce, quindi, l'attesa per il rapporto sull'occupazione di domani, che potrebbe determinare le scelte di politica monetaria della banca centrale nella riunione dei prossimi 16 e 17 settembre.
Sul fronte delle materie prime, il prezzo dell'oro resta debole: alla chiusura dei mercati Ue cede mezzo punto percentuale in area 1.127 dollari l'oncia. Recupera il petrolio, in una seduta comunque volatile: il Wti risale sopra 48 dollari al barile, il Brent si avvicina a 52 dollari.