Economia

Germania, dai richiedenti asilo una spinta dell'1,4% al Pil

Migranti in arrivo a Berlino via Austria (reuters)
La spesa pubblica per l'accoglienza sfiorerà i 6 miliardi e verrà finanziata senza toccare altre voci, grazie al surplus di bilancio. Il mercato del lavoro tedesco conta 574mila posti vacanti: le aziende non trovano corrispondenza tra la loro necessità di competenze e quel che offrono i disoccupati. Ecco perché i migranti saranno un fattore decisivo anche per la crescita dell'industria tedesca
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MILANO - Che l'accoglienza dei richiedenti asilo da parte della Germania abbia anche un senso economico, non è un mistero. Il nobile gesto tedesco, che ha aperto un fronte in un'Europa che reagisce ancora con colpevole ritardo e scollatura ai grandi fenomeni globali, avrà anche ricadute significative dal punto di visto economico. A fare i conti sull'impatto dell'arrivo di 800mila richiedenti asilo a Berlino e dintorni è stato Holger Sandte, analista capo di Nordea per l'Europa. L'economista ricorda che gli impatti sono sia di breve che di lungo periodo, come sempre accade per gli sconvolgimenti demografici che comportano.

EUROBAROMETRO di Maurizio Ricci

La spinta al Pil. Per la Germania si stima che il Pil tra 2015 e 2016 possa essere alzato di 1,4 punti percentuali, come risultato della spesa pubblica per l'accoglienza dei richiedenti asilo e per i relativi servizi. Nel lungo periodo, però, il contributo dell'immigrazione (che riguarda anche persone qualificate e con una solidità economica alle spalle) a una popolazione che sta invecchiando rapidamente potrà essere fondamentale, soprattutto quando i nuovi arrivati si integreranno nel mercato del lavoro tedesco. Le pensioni del futuro (prossimo), in Germania come in Italia, dipenderanno in buona parte dalla capacità degli immigrati di contribuire al welfare del Paese d'arrivo, dal quale attingono in misura infinitesimale rispetto a quanto versano.

Nuove spese senza tagliare. Per la Germania, Nordea ricorda che la stima diffusa è che il costo per accogliere un richiedente asilo si aggira sui 12mila euro l'anno, che significherebbe una spesa complessiva di 5,4 miliardi di euro, o lo 0,17% del Pil nominale del 2015. "Molti osservatori credono che il numero reale di richiedenti asilo possa superare il milione, in questo modo la spesa pubblica potrebbe essere facilmente superiore", aggiunge Sandte. Per altro, il disegno governativo è di ricavare questi fondi dal budget senza andare a tagliare altrove, semplicemente riducendo il surplus di bilancio che la Germania registra, anche grazie a spese per interessi da prefisso telefonico: Nordea stimava inizialmente un surplus dello 0,5% del Pil a 15 miliardi, ma si potrebbe ridurre tra 5 e 10 miliardi per far spazio alle nuove spese. La stessa Ue sta comunque valutando di garantire flessibilità di bilancio per chi accoglie.

Il mercato del lavoro. Un altro campo d'analisi è quello occupazionale, per il quale la Germania denuncia 574mila posti vacanti. Nota ancora Nordea che la crescita dell'occupazione ha recentemente perso di slancio, nonostante la crescita del Pil non lo abbia fatto. "Questo indica una discrepanza nel mercato del lavoro: tra i 2,8 milioni di persone che sono registrati come disoccupati, molte aziende non riescono a trovare le competenze o le qualifiche di cui hanno bisogno. Non bisogna quindi meravigliarsi se i datori di lavoro tedeschi accolgono con favore la crescita della forza lavoro che si registrerà quando l'attuale flusso di rifugiati si trasformerà in immigrazione stabile". Nordea riconosce che si sa ancora troppo poco sulla composizione del flusso di richiedenti asilo, su quanti siano in età lavorativa e con quali competenze, ma di una cosa è certo l'economisti: "Nessuno sa come si evolverà la crisi dei rifugiati nei prossimi mesi, ma sarà il caso di rivedere i modelli e le simulazioni su popolazione, occupazione e lavoro con nuovi input".