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Riforma dei contratti, scintille tra Cgil e Confindustria

La revisione della contrattazione è il tema caldo dell'autunno. Corso Italia attacca gli industriali: "Vogliono solo tagliare i salari". La replica: "Non è vero, vogliamo regole nuove per agganciare la ripresa". La Uil chiede subito i rinnovi, la Cisl: "Puntare sulla produttività"
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MILANO - Torna a scaldarsi il clima intorno a uno dei fulcri della politica economica dell'Italia, che verosimilmente occuperà la discussione pubblica dei prossimi mesi: la riforma della contrattazione. Chiuso il capitolo del Jobs Act, è questo uno dei temi in cima all'agenda del governo per il prossimo autunno. Dal canto loro, le parti sociali hanno già scaldato i motori della dialettica.

Ad accendere le polveri è stata in mattinata la Cgil. Dal sindacato di corso Italia si sono detti pronti a discutere per un nuovo modello contrattuale, ma Confindustria deve rinnovare i contratti aperti. Lo ha affermato il segretario confederale, Nino Baseotto, aprendo la Conferenza di organizzazione: "In realtà - ha detto riferendosi alla richiesta degli industriali di un nuovo modello contrattuale - c'è solo l'obiettivo della riduzione dei salari". Una posizione definita "grave" da Baseotto.

Parole che non sono andate …
MILANO - Torna a scaldarsi il clima intorno a uno dei fulcri della politica economica dell'Italia, che verosimilmente occuperà la discussione pubblica dei prossimi mesi: la riforma della contrattazione. Chiuso il capitolo del Jobs Act, è questo uno dei temi in cima all'agenda del governo per il prossimo autunno. Dal canto loro, le parti sociali hanno già scaldato i motori della dialettica.

Ad accendere le polveri è stata in mattinata la Cgil. Dal sindacato di corso Italia si sono detti pronti a discutere per un nuovo modello contrattuale, ma Confindustria deve rinnovare i contratti aperti. Lo ha affermato il segretario confederale, Nino Baseotto, aprendo la Conferenza di organizzazione: "In realtà - ha detto riferendosi alla richiesta degli industriali di un nuovo modello contrattuale - c'è solo l'obiettivo della riduzione dei salari". Una posizione definita "grave" da Baseotto.

Parole che non sono andate giù al leader degli industriali, Giorgio Squinzi: "Sanno benissimo che non è questo il nostro obiettivo", ha ribattuto. "Non vogliamo ridurli (i salari, ndr), ma non possiamo neanche distribuire ricchezza senza prima averla creata", ha spiegato. "Non vogliamo bloccare i rinnovi contrattuali, ma vogliamo fare subito nuove regole che aiutino ad agganciare la ripresa".

Anche la Uil, per bocca del segretario generale Carmelo Barbagallo, ha fatto sentire la sua voce: "Noi abbiamo presentato già a febbraio una proposta sulla contrattazione e abbiamo aspettato a lungo, nel frattempo sono partite le piattaforme unitarie per realizzare i contratti in molti settori del nostro Paese". Parlando con la stampa, Barbagallo ha ricordato che "c'è una sentenza della Corte Costituzionale sul Pubblico Impiego, dobbiamo fare subito i contratti pubblici e privati. Bisogna partire pure con la riforma del modello contrattuale, ma non bloccando le piattaforme contrattuali già presentate, altrimenti avranno una risposta pubblica e privata".

In linea la segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan, secondo la quale per rilanciare il Paese "bisogna innanzitutto fare i contratti", iniziando "un lavoro molto serio su un modello contrattuale innovativo che punti alla produttività e, quindi, veda nel secondo livello di contrattazione, aziendale e territoriale, il fulcro per il rilancio delle imprese, dell'occupazione e del salario per i lavoratori e le lavoratrici". Una posizione che ricorda da vicino quanto ha chiesto in molte occasioni, realizzandolo nella sua azienda, il numero uno di Fca, Sergio Marchionne. Ospite dell'assemblea Uil alla Fiera del Levante, ha spiegato che "questa deve essere una stagione improntata sulla contrattazione. Abbiamo contratti da rinnovare, i tavoli sono aperti, dobbiamo portarli a conclusione positiva".

A fine agosto, d'altra parte, il sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta, metteva nero su bianco la posizione del governo: "E' auspicabile che le parti sociali trovino l'accordo tra di loro. Certo, se questo non accadrà, diventerà inevitabile un intervento ex cathedra" dell'esecutivo, diceva. Gli faceva eco il ministero del Lavoro, dal quale si sottolineava come, al momento, la materia fosse delegata a sindacati e organizzazioni degli imprenditori "così come aveva detto lo stesso premier in giugno" incontrando le parti sociali. Uno spazio di trattativa, però, limitato, prima che l'arbitro/governo fischi la fine della dialettica per agire di propria iniziativa.