MILANO - La Federal Reserve ha lasciato invariato il costo del denaro. Dopo giorni di attesa, il Fomc, il braccio operativo della banca centrale, ha sciolto la tensione creata dall'aspettativa sui tassi d'interesse Usa mai più rialzati dal 2006. Era il 18 settembre 2007, in piena crisi causata dai mutui-subprime, quando il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, iniziò il taglio del costo del denaro con un abbassamento di mezzo punto percentuale, erano al 6,25%. Dopo essere arrivati a zero a fine 2008, la Fed ha deciso di non iniziare ancora a risalire la china. Restano tra lo 0 e lo 0,25%. Wall Street, all'annuncio, è salito fino a guadagnare un punto percentuale, salvo poi ritracciare e chiudere in negativo, con una perdita dello 0,39 per cento. Possibile spiegazione: il mercato aveva scommesso sul fatto che non ci sarebbe stato il rialzo, ma è rimasto deluso dal fatto che il numero uno della Fed, Janet Yellen abbia detto che probabilmente questo avverrà il prossimo mese Il petrolio è calato ulteriormente, mentre il cambio dollaro euro è stabile a 1,14.
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In una nota la Fed ha spiegato i motivi per cui è rimasta ferma. L'attività economica negli Stati Uniti si espande a ritmo moderato e, anche se si registra un solido rafforzamento del mercato del lavoro con una flessione della disoccupazione, non è ancora giunto il momento di tornare ad alzare il costo del denaro. L'economia globale e gli eventi finanziari potrebbero frenare l'attività dell'economia. Spaventa la crisi cinese e l'inflazione non è tornata ancora a salire verso l'obiettivo del 2%. I prezzi al consumo resteranno nel breve termine ai minimi e continuerà a salire gradualmente verso il 2% solo nel medio termine. La Fed comunque crede in una ripresa degli Usa, tanto da aver rialzato le stime sul Pil e da aver abbassato quelle sulla disoccupazione. Per il 2015, la banca centrale americana attende ora una crescita del prodotto interno lordo al 2,1%, mentre a giugno aveva indicato un +1,9%. Quest'anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 5%, meno del 5,3% ipotizzato tre mesi fa. L'inflazione è stata rivista al ribasso.
Le parole del presidente, Janet Yellen
La maggior parte dei membri della Fed continua a ritenere che un primo aumento dei tassi di interesse ci sarà quest'anno, anche se la decisione di lasciare il costo del denaro sui minimi storici non è stata all'unanimità per la prima volta nel 2015. Su 10 voti, quello contrario al mantenimento dello status quo è stato Jeffrey Lacker, presidente della Fed di Richmond. Il dissidente avrebbe voluto una stretta pari allo 0,25%. Per cinque volte di fila le riunioni della Fed avevano visto tutti d'accordo. Era stata la serie temporale più lunga dal 2009. Secondo la Yellen, un rialzo dei tassi di interesse in occasione del direttivo della Fed di ottobre "rimane una possibilità".
Rialzo o no dei tassi: cosa tenere d'occhio e chi vince
Le altre stime della Fed. Per quanto riguarda l'inflazione, il dato 2015 si dovrebbe attestare allo 0,4%, in ribasso dallo 0,7% di giugno. Per la componente "core", quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, le stime sono per un 1,4%, in rialzo dall'1,3% previsto in precedenza. Per il 2016 la banca centrale americana prevede un aumento del Pil del 2,3% (a giugno era 2,5%), un tasso di disoccupazione al 4,8% (meno del 5,1% di giugno) e un'inflazione "core" all'1,7%, contro l'1,8% di giugno. Per il 2017, a fronte di una crescita del 2,2% (rispetto al 2,3% di giugno), è previsto un tasso di inflazione "core" all'1,9% (a giugno era al 2%) e un tasso di disoccupazione al 4,8%, contro il 5% stimato a giugno. Per il lungo termine le previsioni parlano di un pil al 2% (invariato da marzo) e un tasso di disoccupazione al 4,9% (meno del 5% di giugno).
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In una nota la Fed ha spiegato i motivi per cui è rimasta ferma. L'attività economica negli Stati Uniti si espande a ritmo moderato e, anche se si registra un solido rafforzamento del mercato del lavoro con una flessione della disoccupazione, non è ancora giunto il momento di tornare ad alzare il costo del denaro. L'economia globale e gli eventi finanziari potrebbero frenare l'attività dell'economia. Spaventa la crisi cinese e l'inflazione non è tornata ancora a salire verso l'obiettivo del 2%. I prezzi al consumo resteranno nel breve termine ai minimi e continuerà a salire gradualmente verso il 2% solo nel medio termine. La Fed comunque crede in una ripresa degli Usa, tanto da aver rialzato le stime sul Pil e da aver abbassato quelle sulla disoccupazione. Per il 2015, la banca centrale americana attende ora una crescita del prodotto interno lordo al 2,1%, mentre a giugno aveva indicato un +1,9%. Quest'anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 5%, meno del 5,3% ipotizzato tre mesi fa. L'inflazione è stata rivista al ribasso.
Le parole del presidente, Janet Yellen
"l'importanza del primo rialzo dei tassi non dovrebbe essere esagerata, l'atteggiamento della politica monetaria dovrebbe restare accomodante a lungo anche dopo il primo rialzo"."La ripresa - ha aggiunto la Yellen - ha progredito a sufficienza, ci sono ragioni per alzare i tassi ora e ne abbiamo discusso ma alla luce delle incertezze estere e dell'inflazione più bassa, abbiamo deciso di aspettare"; "la preoccupazione per la Cina e i mercati emergenti ha portato volatilità sui mercati e, date le significative interconnessioni tra gli Usa e il resto del mondo, la situazione va osservata con attenzione"
La maggior parte dei membri della Fed continua a ritenere che un primo aumento dei tassi di interesse ci sarà quest'anno, anche se la decisione di lasciare il costo del denaro sui minimi storici non è stata all'unanimità per la prima volta nel 2015. Su 10 voti, quello contrario al mantenimento dello status quo è stato Jeffrey Lacker, presidente della Fed di Richmond. Il dissidente avrebbe voluto una stretta pari allo 0,25%. Per cinque volte di fila le riunioni della Fed avevano visto tutti d'accordo. Era stata la serie temporale più lunga dal 2009. Secondo la Yellen, un rialzo dei tassi di interesse in occasione del direttivo della Fed di ottobre "rimane una possibilità".
Rialzo o no dei tassi: cosa tenere d'occhio e chi vince
Le altre stime della Fed. Per quanto riguarda l'inflazione, il dato 2015 si dovrebbe attestare allo 0,4%, in ribasso dallo 0,7% di giugno. Per la componente "core", quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, le stime sono per un 1,4%, in rialzo dall'1,3% previsto in precedenza. Per il 2016 la banca centrale americana prevede un aumento del Pil del 2,3% (a giugno era 2,5%), un tasso di disoccupazione al 4,8% (meno del 5,1% di giugno) e un'inflazione "core" all'1,7%, contro l'1,8% di giugno. Per il 2017, a fronte di una crescita del 2,2% (rispetto al 2,3% di giugno), è previsto un tasso di inflazione "core" all'1,9% (a giugno era al 2%) e un tasso di disoccupazione al 4,8%, contro il 5% stimato a giugno. Per il lungo termine le previsioni parlano di un pil al 2% (invariato da marzo) e un tasso di disoccupazione al 4,9% (meno del 5% di giugno).