ATENE - Syriza o Nea Demokratia pari sono. I mercati hanno già fatto i loro conti. Chiunque vinca le elezioni, alla guida della Grecia ci sarà un governo (meglio se di coalizione) legato mani e piedi alla causa delle riforme della Troika. Aspettare l'esito delle urne allora non è necessario e Atene, fino a poche settimane fa l'incubo dei listini internazionali, è diventata da qualche tempo la nuova stella della finanza.
I numeri parlano da soli: i bond decennali ellenici sono i titoli di stato che hanno garantito la miglior perfomance mondiale da inizio anno con un rendimento sceso all'8,33%. A gennaio, alla vigilia delle elezioni, erano all'11,22% e ad agosto, quando Tsipras aveva dato le dimissioni, erano schizzati addirittura oltre il 20%. Cosa è cambiato da allora? Semplice: Syriza si è divisa, l'ala più radicale del partito ha abbandonato l'ex premier che si è impegnato a rispettare gli impegni con i creditori. Il suo successo o quello del centrodestra quindi, visti con l'ottica dei mercati, hanno lo stesso effetto: la nomina di un esecutivo vincolato alle riforme del mercato del lavoro e delle pensioni e alle liberalizzazione. Musica per le orecchie di chi muove denaro sui circuiti telematici globali.
Stesso discorso vale per la Borsa che ha salutato con un balzo in avanti il trionfo della linea dell'austerità. I controlli ai capitali e la tensione politica avevano regalato fino a metà agosto al listino ateniese (chiuso a lungo ad inizio di luglio) una performance da brividi. Le urne hanno riportato invece all'improvviso l'ottimismo. Le banche elleniche sono risalite del 65% dal 24 agosto, e pure l'indice generale ha messo la quarta, con un rialzo del 22%. Una prova in più di come il rischio di Grexit (almeno per quel che riguarda i mercati) sembra al momento scongiurato. E di come il possibile contagio sui titoli di stato e le azioni degli altri paesi periferici sia, forse, definitivamente in archivio.
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I numeri parlano da soli: i bond decennali ellenici sono i titoli di stato che hanno garantito la miglior perfomance mondiale da inizio anno con un rendimento sceso all'8,33%. A gennaio, alla vigilia delle elezioni, erano all'11,22% e ad agosto, quando Tsipras aveva dato le dimissioni, erano schizzati addirittura oltre il 20%. Cosa è cambiato da allora? Semplice: Syriza si è divisa, l'ala più radicale del partito ha abbandonato l'ex premier che si è impegnato a rispettare gli impegni con i creditori. Il suo successo o quello del centrodestra quindi, visti con l'ottica dei mercati, hanno lo stesso effetto: la nomina di un esecutivo vincolato alle riforme del mercato del lavoro e delle pensioni e alle liberalizzazione. Musica per le orecchie di chi muove denaro sui circuiti telematici globali.
Stesso discorso vale per la Borsa che ha salutato con un balzo in avanti il trionfo della linea dell'austerità. I controlli ai capitali e la tensione politica avevano regalato fino a metà agosto al listino ateniese (chiuso a lungo ad inizio di luglio) una performance da brividi. Le urne hanno riportato invece all'improvviso l'ottimismo. Le banche elleniche sono risalite del 65% dal 24 agosto, e pure l'indice generale ha messo la quarta, con un rialzo del 22%. Una prova in più di come il rischio di Grexit (almeno per quel che riguarda i mercati) sembra al momento scongiurato. E di come il possibile contagio sui titoli di stato e le azioni degli altri paesi periferici sia, forse, definitivamente in archivio.
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