ATENE - La Grecia è tornata al voto per la terza volta in questo 2015, la seconda volta per le elezioni politiche. La stanchezza dei greci si è tradotta nel crollo dell'affluenza precipitata al 51,75% dei quasi 10 milioni di elettori chiamati alle urne per eleggere il nuovo parlamento e stabilire gli equilibri che comporranno il prossimo governo. Andare al voto è stata una scommessa di Tsipras, che punta a rafforzare la posizione di Syriza dopo essersi liberato della sinistra interna contraria all'accordo che il governo ha siglato con i creditori internazionali (in cambio di altri 86 miliardi di prestiti). Dalla scissione è nato un nuovo partito, Unità popolare, che nei sondaggi è data poco oltre la soglia di sbarramento al 3%. L'affluenza è la più bassa dal Dopoguerra, ma d'altra parte è la quinta volta in sei anni che i greci sono chiamati a rinnovare il Parlamento.
"Oggi la Grecia esercita il suo diritto democratico e decide del proprio futuro. Serve un governo forte con un mandato di quattro anni", ha dichiarato il leader di Syriza alla folla di giornalisti e sostenitori che lo ha circondato fuori dal nel seggio di Kypslei, il quartiere popolare di Atene in cui vive. Tsipras si detto "ottimista" sull'esito del voto: "Domani inizia un nuovo giorno", ha assicurato, i greci "si prenderanno il futuro nelle loro mani" ed eleggeranno "un governo di lotta" che aprirà "una nuova era di riforme".
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La nuova campagna elettorale è durata appena tre settimane. La sensazione che si respira nelle strade, tra gli elettori, è di delusione e scoramento. Un clima che per nulla somiglia a quello che la Grecia ha sperimentato appena otto mesi fa, quando il partito di sinistra Syriza ha ottenuto la maggioranza assoluta e il suo leader Alexis Tsipras è stato acclamato come una star. Fuori dalle sedi dei partiti, la sensazione diffusa è decisamente lontana dall'entusiasmo. Piuttosto, l'impressione è che la spinta all'astensionismo abbia preso piede con forza tra i greci.
Secondo i sondaggi, Syriza e i conservatori di Nuova democrazia si affrontano in un testa a testa. Anche se gli ultimi, pubblicati ieri, pronosticano che il partito di Tsipras avrà la meglio con un vantaggio che oscilla tra mezzo e tre punti percentuali. Ma gli indecisi sono ancora molti, tra il 10% e il 15%, una percentuale sufficiente a spostare ancora le elezioni. Terzo partito con tutta probabilità sarà Alba dorata, poi i socialisti del Pasok, i comunisti del Kke e i centristi di To Potami. Rischia invece di non entrare in Parlamento il partner di governo attuale di Syriza, i Greci Indipendenti di Kammenos.
A chi storce il naso all'idea di votare e agli indecisi si è rivolto in particolare l'ex premier Alexis Tsipras, nella parte finale della sua campagna. Questo perché è consapevole che l'indecisione nuoce più a Syriza che a Nuova democrazia, che ha radici più salde tra gli elettori. Nell'ultimo comizio in piazza Syntagma di Atene ha fatto appello perché i cittadini vadano alle urne, dicendo che "è necessario che non si perda neppure un voto". "Non vogliamo che vinca l'astensionismo, perché esso non è una decisione contro il sistema, ma è quello che Nuova democrazia vuole", ha affermato, aggiungendo che "ogni voto che si perde per Syriza è un voto di fiducia verso la corruzione".
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Le elezioni sono ovviamente incentrate sull'economia e l'accordo con i creditori internazionali.Ma in questi mesi di feroce trattativa le promesse di Tsipras non si sono avverate: niente fine dell'austrerità, seppur in parte ridimensionata, aumento della disoccupazione, nuova recessione. A incolpare Tsipras dei nuovi problemi è Nuova democrazia, che pure approva la firma del memorandum, e il suo leader Vangelis Meimarakis, la vera sorpresa della campagna elettorale. Nominato presidente del partito ad interim solo a luglio, quando l'ex primo ministro Antonis Samaras ha lasciato l'incarico, Meimarakis si è trasformato da soluzione provvisoria a leader più popolare. Il fatto che sia più benvoluto di Tsipras, però, non significa che i cittadini abbiano riacquistato fiducia nel suo partito. Per molti, infatti, i conservatori rappresentano i mali del passato: la corruzione, il nepotismo, lo spreco. Meimarakis non voleva queste elezioni, non solo perché il partito non ha avuto tempo di riordinarsi internamente come era sua priorità, ma perché se dovesse vincere erediterebbe una Grecia che nei prossimi mesi dovrà realizzare più di 60 condizioni imposte dai creditori internazionali in cambio del salvataggio. Molte delle quali sono misure estremamente impopolari.
Il leader di Nuova democrazia ha promesso che, accada quel che accada, cercherà una responsabilità condivisa e formerà un governo con il maggior numero possibile di partiti filoeuropei, soprattutto con Syriza. Quelli di Syriza "hanno negoziato (il terzo salvataggio, ndr) e conoscono meglio di noi gli impegni che hanno preso", ha affermato Meimarakis in una intervista a Efe pochi giorni prima del voto.
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"Oggi la Grecia esercita il suo diritto democratico e decide del proprio futuro. Serve un governo forte con un mandato di quattro anni", ha dichiarato il leader di Syriza alla folla di giornalisti e sostenitori che lo ha circondato fuori dal nel seggio di Kypslei, il quartiere popolare di Atene in cui vive. Tsipras si detto "ottimista" sull'esito del voto: "Domani inizia un nuovo giorno", ha assicurato, i greci "si prenderanno il futuro nelle loro mani" ed eleggeranno "un governo di lotta" che aprirà "una nuova era di riforme".
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La nuova campagna elettorale è durata appena tre settimane. La sensazione che si respira nelle strade, tra gli elettori, è di delusione e scoramento. Un clima che per nulla somiglia a quello che la Grecia ha sperimentato appena otto mesi fa, quando il partito di sinistra Syriza ha ottenuto la maggioranza assoluta e il suo leader Alexis Tsipras è stato acclamato come una star. Fuori dalle sedi dei partiti, la sensazione diffusa è decisamente lontana dall'entusiasmo. Piuttosto, l'impressione è che la spinta all'astensionismo abbia preso piede con forza tra i greci.
Secondo i sondaggi, Syriza e i conservatori di Nuova democrazia si affrontano in un testa a testa. Anche se gli ultimi, pubblicati ieri, pronosticano che il partito di Tsipras avrà la meglio con un vantaggio che oscilla tra mezzo e tre punti percentuali. Ma gli indecisi sono ancora molti, tra il 10% e il 15%, una percentuale sufficiente a spostare ancora le elezioni. Terzo partito con tutta probabilità sarà Alba dorata, poi i socialisti del Pasok, i comunisti del Kke e i centristi di To Potami. Rischia invece di non entrare in Parlamento il partner di governo attuale di Syriza, i Greci Indipendenti di Kammenos.
A chi storce il naso all'idea di votare e agli indecisi si è rivolto in particolare l'ex premier Alexis Tsipras, nella parte finale della sua campagna. Questo perché è consapevole che l'indecisione nuoce più a Syriza che a Nuova democrazia, che ha radici più salde tra gli elettori. Nell'ultimo comizio in piazza Syntagma di Atene ha fatto appello perché i cittadini vadano alle urne, dicendo che "è necessario che non si perda neppure un voto". "Non vogliamo che vinca l'astensionismo, perché esso non è una decisione contro il sistema, ma è quello che Nuova democrazia vuole", ha affermato, aggiungendo che "ogni voto che si perde per Syriza è un voto di fiducia verso la corruzione".
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Le elezioni sono ovviamente incentrate sull'economia e l'accordo con i creditori internazionali.Ma in questi mesi di feroce trattativa le promesse di Tsipras non si sono avverate: niente fine dell'austrerità, seppur in parte ridimensionata, aumento della disoccupazione, nuova recessione. A incolpare Tsipras dei nuovi problemi è Nuova democrazia, che pure approva la firma del memorandum, e il suo leader Vangelis Meimarakis, la vera sorpresa della campagna elettorale. Nominato presidente del partito ad interim solo a luglio, quando l'ex primo ministro Antonis Samaras ha lasciato l'incarico, Meimarakis si è trasformato da soluzione provvisoria a leader più popolare. Il fatto che sia più benvoluto di Tsipras, però, non significa che i cittadini abbiano riacquistato fiducia nel suo partito. Per molti, infatti, i conservatori rappresentano i mali del passato: la corruzione, il nepotismo, lo spreco. Meimarakis non voleva queste elezioni, non solo perché il partito non ha avuto tempo di riordinarsi internamente come era sua priorità, ma perché se dovesse vincere erediterebbe una Grecia che nei prossimi mesi dovrà realizzare più di 60 condizioni imposte dai creditori internazionali in cambio del salvataggio. Molte delle quali sono misure estremamente impopolari.
Il leader di Nuova democrazia ha promesso che, accada quel che accada, cercherà una responsabilità condivisa e formerà un governo con il maggior numero possibile di partiti filoeuropei, soprattutto con Syriza. Quelli di Syriza "hanno negoziato (il terzo salvataggio, ndr) e conoscono meglio di noi gli impegni che hanno preso", ha affermato Meimarakis in una intervista a Efe pochi giorni prima del voto.
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