Economia

Giuseppe Berta: "Il Dieselgate favorirà elettrico e ibrido"

L'intervista allo storico dell'industria dell'automobile: "I marchi asiatici possono avvantaggiarsi e si aprono spazi per i piani di Marchionne con Gm"

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La crisi Volkswagen rimescola le carte: "Vedo spiragli soprattutto per i costruttori orientali", dice Giuseppe Berta, storico dell'industria dell'auto: "Ci sarà una cambiamento profondo che potrebbe favorire i piani di Marchionne con Gm".

Professor Berta, chi ci guadagna dal "Dieselgate"?
«Credo che a questo punto sarà la Toyota a consolidare il suo primato. Del resto, la casa giapponese aveva avvisato che la sua strategia non è quella di diventare primi al mondo ma di costruire auto che si vendono e che garantiscono buoni margini. Una strategia che sembra pagare. Così come sono favoriti altri marchi asiatici, dalla Kia alla Hyunday».

Lei crede che questa vicenda finirà per seppellire i progetti sul diesel pulito ?
«Il diesel pulito rischia di rimanere un'araba fenice. In realtà penso che questa vicenda finirà per dare un'accelerata ai progetti sui sistemi di propulsione alternativi. Penso all'ibrido e allo stesso elettrico. Campi nei quali un costruttore come Toyota è all'avanguardia. Su questo terreno c'è anche un brand come Audi, che però dovrà fare i conti con i tagli di bilancio inevitabili dopo lo scandalo».

Chi altri potrebbe avvantaggiarsi dalla nuova situazione?
«Penso che questo terremoto possa finire per fare il gioco di Marchionne. Le difficoltà di alcuni marchi premium tedeschi potrebbero diventare un'occasione propizia nel momento in cui si lancia la nuova gamma dell'Alfa Romeo. Più in generale una situazione di equilibrio tra i costruttori potrebbe spingere nuovamente all'aumento degli investimenti, soprattutto nell'ibrido e nell'elettrico. Ecco allora che questa necessità di maggiori capitali potrebbe favorire quella fusione che Marchionne definisce indispensabile fin dalla famosa conference call con gli imprenditori dello scorso mese di aprile».

L'alleanza di Fca con Gm presuppone il via libera tedesco su Opel. Ritiene che potrebbe arrivare oggi?
«Penso che la stessa signora Merkel non abbia oggi la forza di opporsi al progetto come accadde nel 2009».

Quanto tempo sarà necessario per vedere questi cambiamenti?
«Molte cose potrebbero cambiare entro l'inizio del prossimo anno. Agli effetti dello scandalo Volkswagen si devono aggiungere quelli del rallentamento della Cina. Un elemento che finirà per spingere le dirigenze europee ad abbandonare definitivamente la linea dell'austerità: l'unico modo per dare ossigeno all'economia è diventato infatti quello di spingere sui consumi interni. Una strategia, che è stata anche dei costruttori automobilistici, basata tutta sulla esportazione nelle economie emergenti, non sembra oggi in grado di pagare. Insomma, con la vicenda Volkswagen si apre uno scenario per molti aspetti inedito e i primi segnali di cambiamento che si sono visti al Salone di Francoforte potrebbero subire un'accelerazione molto marcata».
(p.g.)