Economia

Caso Volkswagen, la Ue sapeva dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni

(ansa)
La ricostruzione del Financial Times: un report del Joint Research Center era stato illustrato ai vertici di Bruxelles nel 2013. Già spiegava come i software potessero manomettere i risultati dei test di omologazione. Nencini: "In Italia previsione massima di 1 milione di auto coinvolte". Nessun rischio per il consumatore. Vw scrive ai concessionari italiani: "Stop a vendita veicoli non in regola"
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MILANO - Che i test sulle emissioni delle automobili fossero altamente inaffidabili e sottostimassero la reale quantità di gas liberati in aria dalle vetture è ormai appurato, così come il fatto che la verità girasse da tempo tra gli addetti ai lavori. Ma ora che lo scandalo Volkswagen ha denudato il re, e Matthias Müller è diventato il nuovo amministratore delegato del gruppo tedesco, emergono i dettagli di come le autorità europee fossero state avvertite dell'esistenza dell'armamentario a disposizione delle case automobilistiche per truccare gli esiti dei test. E non abbiano messo in campo contromisure.

Grazie alla ricostruzione del Financial Times cade il velo di ipocrisia dei palazzi comunitari di Bruxelles sullo scandalo dei motori diesel truccati dalla Volkswagen. Quegli stessi organismi Ue che ora chiedono il giro di vite sui test erano stati avvertiti sin dal 2013 (i primi dati risalgono al 2011) del pericolo per l'ambiente rappresentato da software e strumenti (peraltro illegali sin dal 2007) per alterare i risultati delle analisi sugli inquinanti dei motori diesel. Gli stessi programmi e marchingegni impiegati da Volkswagen e scoperti negli Usa, ma ignorati nel Vecchio continente nonostante fossero stati messi in guardia: un rapporto del Joint Research Center dell'Ue era stato illustrato ai vertici comunitari due anni fa e già suggeriva di effettuare i test sui gas inquinanti su strada e non dentro officine attrezzate solo a simulare l'andatura più o meno veloce delle auto. D'altra parte, la stessa indicazione arriva dall'Icct ormai da qualche tempo: è proprio l'istituto che ha svelato i trucchi di Vw sul Nox a dire che le emissioni omologate sono superate da quelle su strada nell'ordine del 40%.

II riferimento del Ft e del Joint Research Center è al software che si attivava per ridurre le emissioni di sostanze inquinanti solo quando la centralina gli segnalava che l'auto diesel su cui era fraudolentemente installato si trovava sui rulli per i test in officina. Una volta in strada, verificando che la macchina curvava e non si trovava più su dei rulli con lo sterzo bloccato, il diabolico strumento si spegneva da solo, facendo impennare anche di 40 volte i livelli di inquinanti. Il tutto all'insaputa dei proprietari delle vetture ma non delle case costruttrici.

Secondo il quotidiano economico finanziario della City "l'incapacità delle autorità regolatorie in tutta l'Ue (la responsabilità in materia è dei singoli Stati) di denunciare questi trucchi porta alla luce il potere delle lobby dell'industria automobilistica europea che ha scommesso molto sui diesel. Circa il 53% delle nuove auto vendute nell'Ue sono (oggi) diesel, rispetto al circa 10% dei primi anni '90". Il conservatore Daily Telegraph, citando Greenpeace, sostiene che a Bruxelles e' attiva una potente lobby del diesel che solo nel 2014 ha speso 18,4 milioni di euro per sostenere la diffusione di questo tipo di motori. Anche nella stessa Germania si sta indagando in queste ore per capire chi fosse a conoscenza di quanto accadeva nella casa di Wolfsburg, ma il Ministero dei Trasporti ha negato ogni complicità.

Bruxelles si difende dicendo, tramite un portavoce della Commissione, che i ricercatori Ue hanno misurato solo le emissioni delle auto, non i motori cui non avevano accesso, scoprendo gas in laboratorio diversi da quelli su strada: una cosa nota che ha portato la Ue a introdurre test su strada dal 2016.  La Commissione infine ricorda che spetta agli Stati, non a Bruxelles, verificare software incriminati come quello di Volkswagen.

In giro per l'Europa continua poi la conta dei possibili danni. Partirà entro poche settimane il maxi richiamo del gruppo Volkswagen per la revisione che riguarderà 11 milioni di vetture con motori diesel dotate di centraline taroccate. "I commercianti potranno essere più precisi a partire dalla prossima settimana" ha detto il portavoce Vw, sottolineando che l'intervento sarà ovviamente gratuito. I proprietari dei veicoli coinvolti dal maxi-richiamo - che sarà effettuato in collaborazione con le autorità nazionali - saranno informati per iscritto. Il portavoce non ha comunque voluto definire i possibili costi di tale operazione. In Germania le vetture diesel truccate sono 2,8 milioni, in Italia la stima massima è di 1 milione di veicoli: "Ci sono i controlli in corso per verificare il danno provocato anche in Italia da Volkswagen. La previsione è di chiudere questa indagine entro pochi mesi. C'è una previsione di massima che parla di circa 1 milione di veicoli coinvolti", ha spiegato Riccardo Nencini, vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, a margine del meeting nazionale dei centri privati per le revisioni dei veicoli a motore, a Genova. I timori sugli impatti economici arrivano anche al vertice del Tesoro: "Temo conseguenze che mi auguro siano limitate, a catena ci potrebbero essere effetti sull'industria italiana che non ha colpa", ha detto da Salerno il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, alla festa di Scelta Civica. "Siamo in attesa dei dati dal ministero dei Trasporti tedesco, che dovrebbero iniziare ad arrivare la prossima settimana, anche sui diversi modelli di auto coinvolti. Il quadro pare si stia allargando anche a modelli di cilindrata più bassa". Intanto la Volkswagen ha scritto una lettera ai concessionari italiani invitando a non vendere più le autovetture indicate come non in regola con le norme anti-inquinamento.

Cosa rischia il proprietario di un'auto diesel con centralina modificata? Per il momento non rischia nulla. E se mai dovessero essere rilevate irregolarità nella omologazione, la responsabilità ricadrebbe solo sul costruttore. Nessun problema inoltre, almeno per ora, per le autorizzazioni a entrare nelle Ztl e a circolare durante i blocchi del traffico: far fede è la infatti la classificazione che compare sulla carta di circolazione. La vettura è formalmente rispondente ai requisiti di legge, dovrà essere il costruttore a impegnarsi in tempi brevi a fornire gli elenchi delle auto incriminate, a richiamarle per gli aggiornamenti gratuiti al software.

La transizione in seno alla casa tedesca, intanto, ha un corollario societario. Suzuki ha definitivamente messo una pietra sopra all'alleanza, mai decollata, con Volkswagen per le auto ibride ed elettriche. La casa giapponese ha annunciato di aver venduto la quota rimanente di azioni Volkswagen in suo possesso: Porsche ne ha riacquistato l'1,5%, salendo al 52,2% del capitale. Si tratta di un divorzio che segue l'incapacità di far partire la collaborazione sulle auto nuove, nel quale ha influito anche Fca: la casa nipponica ha deciso di collaborare con il Lingotto sui diesel e quella mossa non è mai andata giù ai vertici di Vw.

La riorganizzazione dell'azienda di Wolfsburg coinvolge anche gli altri marchi del gruppo: Luca de Meo, dal settembre 2012 membro del board di Audi AG con responsabilità per il marketing e le vendite, sarà dal prossimo primo novembre il nuovo Ceo della Seat. Il milanese, prende il posto Juergen Stackmann, che passa alla Volkswagen come vicepresidente vendite, marketing e after sales. Nel 2002 de Meo era entrato nel Gruppo Fiat come vicepresidente business unit Lancia, fino alla nomina nel 2004 come Ceo di Fiat Automobiles e AD di Abarth & C. A queste cariche si è aggiunta nel 2007 quella di Ceo di Alfa Romeo Automobiles. Nello stesso anno de Meo è stato nominato Group marketing executive vice president, e member of the Group Board, carica che ha ricoperto per due anni. Nel 2009 il passaggio alla Volkswagen come responsabile marketing prima per la marca e, poi, per il Gruppo. Nel 2012 la posizione attualmente ricoperta al vertice in Audi AG, la prima volta per un italiano.

 
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