MILANO - I consumi sono in lenta ripresa e hanno una leva da sfruttare: quella dei Millenials, i ragazzi nati negli anni Ottanta che stanno cambiando il modo di approcciarsi al consumo. Nel complesso, le vendite al dettaglio hanno dato un segnale di vitalità, anche se gli operatori del commercio restano cauti: l'Istat ha certificato un aumento congiunturale a luglio dello 0,4% che si traduce in un incremento dell'1,7% rispetto allo stesso mese di un anno fa. Nei primi sette mesi del 2015 le vendite sono aumentate dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2014. L'incremento tendenziale più consistente si è registrato nei prodotti alimentari (+1,3%) mentre per gli altri prodotti la crescita è stata limitata allo 0,3%. Ne ha beneficiato soprattutto la grande distribuzione, con un valore del venduto cresciuto del 3,5%, mentre i piccoli negozi si devono accontentare di un +0,2%.
Confcommercio vede "una tendenza alla ripresa della domanda" e giudica positivamente il fatti che "il recupero dei consumi comincia a risultare sempre più diffuso, coinvolgendo anche gli acquisti di quei beni di uso più quotidiano tra le famiglie". Per la confederazione è importante che questi segnali "trovino conferma anche nei mesi autunnali e siano sostenuti da un miglioramento dei livelli occupazionali e reddituali delle famiglie". Coldiretti pone l'accento sull'aumento della spesa alimentare che sarebbe "il segno più tangibile della ripresa poiché è la seconda voce del budget familiare dopo l'abitazione ed è destinata ad avere un effetto traino sull'intera economia". Meno ottimista Confesercenti, che sottolinea come la ripresa sia ancora "lenta" e come "nonostante gli annunci e le speranze non si registrano boom". L'organizzazione rileva anche la sofferenza dei piccoli negozi per "l'effetto della liberalizzazione delle chiusure del commercio" che crea "un regime di concorrenza insostenibile per i piccoli che favorisce solo i giganti della grande distribuzione". Circostanza che ha portato "migliaia di imprenditori ad abbassare la serranda".
Il rapporto Coop ha recentemente messo in evidenza come i consumtaori ventenni e trentenni siano una miniera di cambiamento e opportunità per i produttori, anche se troppo spesso dimenticati. Il nuovo quadro del consumatore 2.0, che si distingue da quello precedente per il suo inedito approccio nei confronti degli alimenti, è una sfida anche per la grande distribuzione. Dall'attenzione agli aspetti salutistici nell'acquisto del cibo, alla diffusione di stili di consumo in condivisione, è lungo l'elenco di novità portate da questa nuova ondata di consumatori in cerca di risposte a nuovi bisogni.
Confcommercio vede "una tendenza alla ripresa della domanda" e giudica positivamente il fatti che "il recupero dei consumi comincia a risultare sempre più diffuso, coinvolgendo anche gli acquisti di quei beni di uso più quotidiano tra le famiglie". Per la confederazione è importante che questi segnali "trovino conferma anche nei mesi autunnali e siano sostenuti da un miglioramento dei livelli occupazionali e reddituali delle famiglie". Coldiretti pone l'accento sull'aumento della spesa alimentare che sarebbe "il segno più tangibile della ripresa poiché è la seconda voce del budget familiare dopo l'abitazione ed è destinata ad avere un effetto traino sull'intera economia". Meno ottimista Confesercenti, che sottolinea come la ripresa sia ancora "lenta" e come "nonostante gli annunci e le speranze non si registrano boom". L'organizzazione rileva anche la sofferenza dei piccoli negozi per "l'effetto della liberalizzazione delle chiusure del commercio" che crea "un regime di concorrenza insostenibile per i piccoli che favorisce solo i giganti della grande distribuzione". Circostanza che ha portato "migliaia di imprenditori ad abbassare la serranda".
Il rapporto Coop ha recentemente messo in evidenza come i consumtaori ventenni e trentenni siano una miniera di cambiamento e opportunità per i produttori, anche se troppo spesso dimenticati. Il nuovo quadro del consumatore 2.0, che si distingue da quello precedente per il suo inedito approccio nei confronti degli alimenti, è una sfida anche per la grande distribuzione. Dall'attenzione agli aspetti salutistici nell'acquisto del cibo, alla diffusione di stili di consumo in condivisione, è lungo l'elenco di novità portate da questa nuova ondata di consumatori in cerca di risposte a nuovi bisogni.