Il cammino di Renzi e Padoan verso il varo della loro seconda legge di Stabilità è tutto in salita e soprattutto dovrà sopportare sette fastidiose spine. La cornice all'interno della quale si dovrà muovere il governo è senz'altro migliore del passato (lo scorso anno il Pil scese dello 0,4 per cento) e consente maggiori margini di manovra. Il Pil cresce più del previsto, dall'1,4 all'1,6 per cento, dunque più gettito mentre il deficit è stato orientato decisamente verso una linea "espansiva" per il secondo anno consecutivo: come si ricorderà nell'aprile scorso i conti pubblici tendenzialmente e senza intervento alcuno andavano verso una riduzione del rapporto deficit-Pil a quota 1,4 per cento. La decisione del governo di mettere in atto una politica espansiva, con il permesso di Bruxelles, portò questo rapporto prima all'1,8 e ora al 2,2 per cento.
Tutto bene? Renzi dunque taglierebbe il traguardo della sua seconda "Finanziaria" al passo di corsa ed a braccia alzate? Nonostante la non ostilità di Angela Merkel, la posizione cauta tenuta sulla Grecia, lo sforamento della Francia e della Spagna, non è detto che tutto passi liscio. La chiave di volta della legge di Stabilità è la richiesta a Bruxelles di oltre un punto di Pil di flessibilità: 0,5 per le riforme, 0,3 per i fondi strutturali e 0,2 per l'emergenza immigrazione. Uno sconto che gira intorno ai 17 miliardi e che dovrà avere il via libera della Commissione europea e dunque dovrà essere negoziato. Per ampliare il bonus-riforme bisognerà dimostrare di avere fatto qualcosa in più rispetto al Jobs act e considerare quali altre riforme potremo mettere sul piatto. Per i fondi strutturali, per i quali siamo tra 3-4 paesi in Europa a poter avanzare la richiesta, sarà comunque sempre cruciale la capacità di spesa in quanto lo sconto sarà a fronte del confinanziamento di progetti varati e cantierabili. Abbiamo fatto domanda anche per lo sconto immigrati ma anche su questo bisognerà attendere le decisioni. Il punto alla fine forse arriverà? E' certo che dovremo sudarlo.
La seconda spina si chiama Tasi, la tassa sui servizi che incide sulla prima casa. L'operazione non piace alle grandi istituzioni internazionali come l'Fmi e alla stessa Com-missione: sono convinti che la tassa sulla casa sia una entrata certa che si limita a colpire le rendite e dunque è una imposta meritevole, invece per favorire lo sviluppo bisogna abbassare le tasse sul lavoro e capitale che frenano la crescita. La pensa così anche l'agenzia di rating Moody's. L'Italia già replica che, visto che nel nostro paese l'80 per cento è proprietario, il taglio darà comunque una spinta all'economia. Ma non tutti sono convinti e i mal di pancia crescono anche in patria dove sinistra Pd e sindacati mettono in rilevo il profilo distributivo: perché abolire per tutti? I più ricchi potrebbe continuare a pagarla?
Altra spina, la terza, è quella delle pensioni. La legge Fornero è tropo rigida e dunque bisogna evitare i suoi due effetti collaterali peggiori come gli esodati e la trappola dell'età. In questo caso Renzi vuole risolvere il problema e introdurre flessibilità anche al costo di spendere qualcosa adesso per risparmiare in futuro. Padoan invece guarda solo ai cordoni della borsa e sebbene si sia deciso di inserire la misura in legge di Stabilità, nel Def nero su bianco non ha preso nessun impegno. Tutto è condizionato alle risorse.
Se i problemi ci sono per le misure "a dare" non di meno ce ne sono per quelle che riguardano tagli e risparmi a partire dalla spending review. La cifra che si è sempre fatta era di 10 miliardi, ma la "nota" non la conferma e ora si parla di 6-7 miliardi. In molti si stracciano le vesti, e anche tra i tecnici addetti ai lavori si dibatte animatamente sulle soluzioni da prendere. Ma tant'è: per ora si può solo considerare che 1,5 miliardi si possono ottenere raschiando l'osso del meccanismo di centralizzazione degli acquisti. Per il resto: i 7.000 agenti della Forestale, misura principe della razionalizzazione, sono già sul piede di guerra.
Connessa alla quarta spina c'è la quinta. Quante agevolazioni fiscali, tra detrazioni e deduzioni, si possono tagliare? In teoria le cosiddette spese fiscali sono una montagna facilmente aggredibile, ma in pratica l'uso della scure è assai difficile. Basti pensare che delle 282 agevolazioni calcolate a suo tempo per un gettito di 161,3 miliardi circa 129,2 miliardi riguardano in qualche modo welfare, lavoro e hanno rilevanza costituzionale. Mentre 32,1 miliardi sono di carattere settoriale e investono edilizia, finanza, assicurazioni, sanità, agricoltura, trasporto aereo e trasporto su strada. Chi accetta la sfida di metterci le mani?
La sesta spina è quella degli statali. Come si ricorderà è stata la Corte costituzionale, prima dell'estate, a bocciare il blocco degli scatti dei dipendenti pubblici rendendo obbligatorio, dopo sette anni, un nuovo contratto di lavoro. La ministra della Pubblica amministrazione Mariana Madia ha assicurato che il governo intende riaprire la stagione dei contratti. Per la legge di Stabilità significa circa un miliardo per il 2016.
La sanità è la settima e più dolorosa spina. Già il governo con il decreto della ministra Lorenzin è intervenuto sul taglio di 2008 prestazioni che diventano a pagamento quando non ci sono rischi evidenti per il paziente: soluzione che ha scatenato le polemi-che dei medici. Ma per il prossimo anno è stato proprio Palazzo Chigi a dire che il fondo sanitario sarà a quota 11 miliardi, dunque 2 in meno rispetto ai 113 previsti. Un mancato aumento di 2 miliardi che non mancherà di creare frizioni.
Tutto bene? Renzi dunque taglierebbe il traguardo della sua seconda "Finanziaria" al passo di corsa ed a braccia alzate? Nonostante la non ostilità di Angela Merkel, la posizione cauta tenuta sulla Grecia, lo sforamento della Francia e della Spagna, non è detto che tutto passi liscio. La chiave di volta della legge di Stabilità è la richiesta a Bruxelles di oltre un punto di Pil di flessibilità: 0,5 per le riforme, 0,3 per i fondi strutturali e 0,2 per l'emergenza immigrazione. Uno sconto che gira intorno ai 17 miliardi e che dovrà avere il via libera della Commissione europea e dunque dovrà essere negoziato. Per ampliare il bonus-riforme bisognerà dimostrare di avere fatto qualcosa in più rispetto al Jobs act e considerare quali altre riforme potremo mettere sul piatto. Per i fondi strutturali, per i quali siamo tra 3-4 paesi in Europa a poter avanzare la richiesta, sarà comunque sempre cruciale la capacità di spesa in quanto lo sconto sarà a fronte del confinanziamento di progetti varati e cantierabili. Abbiamo fatto domanda anche per lo sconto immigrati ma anche su questo bisognerà attendere le decisioni. Il punto alla fine forse arriverà? E' certo che dovremo sudarlo.
La seconda spina si chiama Tasi, la tassa sui servizi che incide sulla prima casa. L'operazione non piace alle grandi istituzioni internazionali come l'Fmi e alla stessa Com-missione: sono convinti che la tassa sulla casa sia una entrata certa che si limita a colpire le rendite e dunque è una imposta meritevole, invece per favorire lo sviluppo bisogna abbassare le tasse sul lavoro e capitale che frenano la crescita. La pensa così anche l'agenzia di rating Moody's. L'Italia già replica che, visto che nel nostro paese l'80 per cento è proprietario, il taglio darà comunque una spinta all'economia. Ma non tutti sono convinti e i mal di pancia crescono anche in patria dove sinistra Pd e sindacati mettono in rilevo il profilo distributivo: perché abolire per tutti? I più ricchi potrebbe continuare a pagarla?
Altra spina, la terza, è quella delle pensioni. La legge Fornero è tropo rigida e dunque bisogna evitare i suoi due effetti collaterali peggiori come gli esodati e la trappola dell'età. In questo caso Renzi vuole risolvere il problema e introdurre flessibilità anche al costo di spendere qualcosa adesso per risparmiare in futuro. Padoan invece guarda solo ai cordoni della borsa e sebbene si sia deciso di inserire la misura in legge di Stabilità, nel Def nero su bianco non ha preso nessun impegno. Tutto è condizionato alle risorse.
Se i problemi ci sono per le misure "a dare" non di meno ce ne sono per quelle che riguardano tagli e risparmi a partire dalla spending review. La cifra che si è sempre fatta era di 10 miliardi, ma la "nota" non la conferma e ora si parla di 6-7 miliardi. In molti si stracciano le vesti, e anche tra i tecnici addetti ai lavori si dibatte animatamente sulle soluzioni da prendere. Ma tant'è: per ora si può solo considerare che 1,5 miliardi si possono ottenere raschiando l'osso del meccanismo di centralizzazione degli acquisti. Per il resto: i 7.000 agenti della Forestale, misura principe della razionalizzazione, sono già sul piede di guerra.
Connessa alla quarta spina c'è la quinta. Quante agevolazioni fiscali, tra detrazioni e deduzioni, si possono tagliare? In teoria le cosiddette spese fiscali sono una montagna facilmente aggredibile, ma in pratica l'uso della scure è assai difficile. Basti pensare che delle 282 agevolazioni calcolate a suo tempo per un gettito di 161,3 miliardi circa 129,2 miliardi riguardano in qualche modo welfare, lavoro e hanno rilevanza costituzionale. Mentre 32,1 miliardi sono di carattere settoriale e investono edilizia, finanza, assicurazioni, sanità, agricoltura, trasporto aereo e trasporto su strada. Chi accetta la sfida di metterci le mani?
La sesta spina è quella degli statali. Come si ricorderà è stata la Corte costituzionale, prima dell'estate, a bocciare il blocco degli scatti dei dipendenti pubblici rendendo obbligatorio, dopo sette anni, un nuovo contratto di lavoro. La ministra della Pubblica amministrazione Mariana Madia ha assicurato che il governo intende riaprire la stagione dei contratti. Per la legge di Stabilità significa circa un miliardo per il 2016.
La sanità è la settima e più dolorosa spina. Già il governo con il decreto della ministra Lorenzin è intervenuto sul taglio di 2008 prestazioni che diventano a pagamento quando non ci sono rischi evidenti per il paziente: soluzione che ha scatenato le polemi-che dei medici. Ma per il prossimo anno è stato proprio Palazzo Chigi a dire che il fondo sanitario sarà a quota 11 miliardi, dunque 2 in meno rispetto ai 113 previsti. Un mancato aumento di 2 miliardi che non mancherà di creare frizioni.