Economia

Volkswagen taglia i costi e annuncia chiusure per difendere il rating

(afp)
Un downgrade alzerebbe il costo dei finanziamenti, rendendo difficili le misure di riparazione dopo lo scandalo delle emissioni truccate. L'Australia intanto minaccia di multare fino a 700mila euro ogni dispositivo truccato installato: sono a rischio 50mila auto. In Italia richiamati 648.458 veicoli
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MILANO - "Volkswagen non sarà più la stessa": è bastato che lo dicesse il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il falco che per tutta l'estate ha tenuto in scacco la Grecia, perché i vertici dell'azienda annunciassero provvedimenti immediati. Proprio oggi, infatti, il consiglio di sorveglianza della casa di Wolfsburg ha annunciato di aver avviato l'esame di una serie di misure per arrivare a un rapido taglio dei costi.

I numeri. In Italia sono 648.458 i veicoli del gruppo che saranno richiamati "per manutenzione" dopo lo scandalo delle emissioni truccate. I richiami riguardano i veicoli equipaggiati con motori Diesel EU5 Tipo EA 189: 361.432 Volkswagen; 197.421 Audi; 35.348 Seat; 38.966 Skoda e 15.291 veicoli commerciali. In Spagna le vetture truccate in circolazione sono 683.626.

Stop in fabbrica. Tra i punti al vaglio dei dirigenti c'è anche lo stop di alcun impianti per evitare un downgrade da parte delle agenzie di rating che alzerebbe il costo dei finanziamenti, rendendo difficili le misure di riparazione dopo lo scandalo delle emissioni truccate. D'altra parte mentre il titolo torna in rosso dopo il rimbalzo della vigilia il rating rappresenta la prima reale preoccupazione dei membri del consiglio di supervisione. Il primo provvedimento riguarda Salzgitter una fabbrica di motori dove è stato eliminato un turno lavoro orgnizzato in precedenza per far fronte alla domanda crescente.

L'Australia. Anche perché le grane per il gruppo sono solo all'inizio. Dopo aver annunciato l'intenzione di ritirare circa 100mila vetture in Corea del Sud, oggi è arrivato l'annuncio delle autorità australiane che pensano di multare fino a 1,1 milioni di dollari australiani (700mila euro) ogni dispositivo truccato installato da Volkswagen per falsificare i dati sulle emissioni anti-smog. L'authority australiana sta aspettando dalla società tedesca il numero esatto di vetture coinvolte nel Paese, ma ha già spiegato che "questa inchiesta è una priorità". Se il provvedimento scattasse per tutte le 50 mila le auto VW interessate circolanti in Australia la multa potrebbe arrivare fino a 35 miliardi di euro. Ecco perché anche in vista del maxi richiamo da 11 milioni di veicoli cui va incontro la casa tedesca - e i suoi relativi costi - la casa tedesca farà di tutto per difendere il rating.

Gli analisti. Per il momento sul tavolo non c'è l'ipotesi di una cessione di asset: il gruppo ha accantonato nei conti del terzo trimestre una somma di 5,5 miliardi di euro per coprire gli oneri, ma secondo gli analisti di Bernstein "se i costi di cassa superassero i 10 miliardi di euro, un aumento di capitale sarebbe altamente probabile".

Il rinnovamento. Internamente al gruppo, intanto, continua il rinnovamento: il 'clan' familiare Porsche-Piech, che detiene la maggioranza dei diritti di voto in Vw, sta spingendo con forza perché il capo delle finanze del gruppo, Hans Dieter Poetsch, diventi presidente del consiglio di sorveglianza. Ma la sua nomina è a forte rischio, perché troppo invischiato nella vicenda. Intanto la Porsche ha nominato Oliver Blume nuovo ceo, al posto di Matthias Mueller, passato alla guida del gruppo.

L'Europa. La partita poi prosegue a livello europeo. Il ministro dell'economia lussemburghese Etienne Schneider arrivando al Consiglio Ue competitività, di cui detiene la presidenza di turno ha detto che ci sarà "uno scambio di vedute con i ministri" sul caso Volkswagen durante il pranzo di lavoro "e soprattutto con quello tedesco, per vedere qual è il suo punto di vista e cosa la Germania vuole fare e quello che propone la Commissione per evitare" emissioni truccate in futuro.