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Fmi: "Bce da solo non basta, Ue acceleri e la Fed sia paziente"

Il Fondo monetario internazionale sottolinea che l'azione della Banca centrale europea da sola non può garantire la stabilità finanziaria: Bce e Fed aspettino prima di avviare la stretta monetaria. Per l'Italia il rapporto deficit/Pil del 2015 sarà al 2,7%. Il debito salirà al 133,1%
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MILANO - La Bce prosegua nella sua politica accomodante, la Federal Reserve sia paziente nel rialzo dei tassi e l'Unione europea acceleri sull'unione bancaria e velocizzi i progetti utilizi a rafforzare l'architettura finanziaria della moneta unica. Lo ha messo nero su bianco il Fondo monetario internazionale a Lima nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale.

Politiche monetarie. Le politiche monetarie nelle economie avanzate più importanti "devono restare accomodanti". Lo spiega Josè Vinals, consigliere finanziario del Fmi, nel testo del suo discorso preparato per la conferenza stampa a commento del Global financial stability report. Secondo Vinals gli istituti centrali di area euro e Giappone "devono continuare a controbilanciare pressioni al ribasso dei prezzi". Mentre negli Stati Uniti, la Federal Reserve "dovrebbe aspettare ad alzare i tassi fino a quando non ci saranno ulteriori segni di un rialzo costante dell…
MILANO - La Bce prosegua nella sua politica accomodante, la Federal Reserve sia paziente nel rialzo dei tassi e l'Unione europea acceleri sull'unione bancaria e velocizzi i progetti utilizi a rafforzare l'architettura finanziaria della moneta unica. Lo ha messo nero su bianco il Fondo monetario internazionale a Lima nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale.

Politiche monetarie. Le politiche monetarie nelle economie avanzate più importanti "devono restare accomodanti". Lo spiega Josè Vinals, consigliere finanziario del Fmi, nel testo del suo discorso preparato per la conferenza stampa a commento del Global financial stability report. Secondo Vinals gli istituti centrali di area euro e Giappone "devono continuare a controbilanciare pressioni al ribasso dei prezzi". Mentre negli Stati Uniti, la Federal Reserve "dovrebbe aspettare ad alzare i tassi fino a quando non ci saranno ulteriori segni di un rialzo costante dell'inflazione, con una forza continua nel mercato del lavoro. Il passo dei successivi incrementi dei tassi dovrebbe essere graduale e ben comunicato".

Eurozona. "Nell'area euro sono necessari più progressi per rafforzare la fiducia del mercato": la politica dell'area euro - scrive l'Fmi - "non può fare affidamento solo sulla Bce per portare la stabilità finanziaria su un terreno più stabile". Secondo i tecnici di Washington "in assenza di una maggiore integrazione, rimangono persistenti dubbi sulla sostenibilità nel medio termine dell'unione monetaria europea". Nonostante i progressi fatti dal 2012, "ulteriori azioni politiche per affrontare le lacune rimanenti nell'architettura dell'area dell'euro devono essere affrontate per ridurre la vulnerabilità dell'Eurozona agli shock e al rischio di una prolungata stagnazione".

Crediti deteriorati. Una riduzione dei crediti deteriorati aiuterebbe la crescita europea, migliorando i bilanci delle banche e incoraggiandole a concedere più credito. Lo afferma il Fmi, sottolineando che "anche se i requisiti di capitale della banche sono migliorati, rendendole più sicure, la capacità di erogare credito resta limitata e la redditività bassa".  Alla fine dello scorso anno, i crediti deteriorati "bloccavano 52 miliardi di euro, o il 3% del capitale, nelle banche dell'area euro. Ridurre i crediti deteriorati aiuterebbe i livelli di capitale delle banche e incoraggerebbe la crescita del credito", afferma il Fmi, sottolineando che "progressi sono stati portati a termine nel risolvere il nodo dei crediti deteriorati". Ma uno degli ostacoli che c'è ancora è quello del prezzo, ovvero della differenza fra quanto sono iscritti a bilancio e quanto gli investitori sono disposti a pagare. Se i crediti deteriorati fossero venduti agli investitori aspettandosi un ritorno del 10%, sarebbero resi disponibili 602 miliardi di euro in nuova capacità di credito per l'area euro.

Italia. Calerà al 2,7% quest'anno il rapporto deficit/Pil italiano, dal 3% del 2014. Sono le previsioni del Fiscal Monitor del Fmi, che confermano così la stima di luglio e indicano per il 2016 un miglioramento al 2% dal 2,1% precedentemente previsto. Quanto al debito  dopo essersi attestato al 132,1% del prodotto interno lordo, è destinato a salire quest'anno per poi imboccare una strada al ribasso fino al 2020. Il rapporto odierno contiene alcuni dei dati emersi ieri dal World economic outlook: il debito/pil quest'anno salirà al 133,1% per poi ridiscendere al 132,3% nel 2016 fino ad arrivare al 123% nel 2020, anno a cui si fermano i calcoli del fondo. I dati nuovi contenuti nel Fiscal monitor riguardano gli anni 2017, 2018 e 2019 nei quali il debito/Pil è visto rispettivamente al 130,5%, al 128,3% e al 125,8%. Per un confronto, a fare peggio dell'italia tra le economie avanzate quest'anno sono solo la Grecia e il Giappone, il cui debito/Pil è stimato dal Fondo nell'ordine al 196,9% e al 245,9%.

Il Fondo posticipa dal 2016 al 2018 un avanzo strutturale di bilancio per l'italia. Se in primavera l'istituto di Washington prevedeva per l'anno prossimo un avanzo strutturale dello 0,2% del Pil, ora l'Fmi si aspetta un avanzo nel 2018, quando dovrebbe essere pari allo 0,1% del Pil. Nella tabella dedicata al "General government cyclically adjusted balance" - definizione usata dall'Fmi per indicare il bilancio del governo corretto per il ciclo economico, che include misure una tantum - si legge che per quest'anno è stimato un deficit strutturale pari allo 0,6% del Pil, lo 0,2% in più rispetto ai calcoli di primavera. Il dato dovrebbe scendere a un deficit dello 0,4% nel 2016. Nel 2017 ci sarà - secondo l'Fmi - il pareggio strutturale di bilancio contro un avanzo dello 0,4% calcolato nell'aprile scorso. Nel 2019 l'avanzo strutturale sarà dello 0,2% e non dello 0,8% come contenuto nell'edizione precedente del Fiscal monitor. Nel 2020 - ultimo dato disponibile - il dato è atteso allo 0,1% contro un avanzo strutturale dello 0,9% previsto ad aprile.