Economia

Ubi diventa Spa: è la prima popolare ad approvare il cambio di statuto

Assemblea storica a Brescia: il 98,88% dei presenti vota per la trasformazione dopo la riforma varata dal governo. Emozione tra i soci. Il presidente Moltrasio: "Garantiamo stabilità al nostro istituto". Sileoni (Fabi): "Prudenza nelle fusioni, no a bagni di sangue"

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BRESCIA - Ubi Banca è la prima popolare a diventare Spa dopo la riforma varata dal governo per gli istituti con asset superiori agli otto miliardi. Con un voto plebiscitario (ha votato per il sì il 98,88% dei presenti), i 5.032 soci presenti di persona o con le deleghe hanno detto sì alla storica trasformazione. La prossima assemblea, a partire da quella che si terrà in aprile per il rinnovo dei vertici, si svolgerà con il voto legato al possesso azionario e non con il sistema capitario. Sarà, dunque, più importante il dato comunicato dal presidente del consiglio di sorveglianza, Andrea Moltrasio: "In sala è presente il 21% del capitale sociale".

Aprendo i lavori, Moltrasio aveva brevemente ricordato i punti chiave del nuovo Statuto: l'abolizione della categoria di soci - d'ora in poi ci saranno solo azionisti - il limite al diritto di voto (al 5% per i primi due anni) l'ulteriore riduzione del cds (15 membri) e del cdg (7 consiglieri, di cui 3 manager della banca) il mantenimento del meccanismo del voto di lista e dell'elezione dei consiglieri di minoranza, sostituito però dal conteggio percentuale del capitale espresso e non dal numero di voti.

Poco prima lo storico presidente della Popolare di Bergamo (una delle anime confluite nel gruppo Ubi) Emilio Zanetti - ora fuori dai vertici - aveva ammesso: "Sono emozionato: mi auguro che la banca mantenga un forte legame con il territorio"; dal canto suo ha dichiarato che continuerà a detenere azioni della banca.

Moltrasio ha quindi sottolineato che "assecondare questo cambiamento ha senso proprio per la stabilità del nostro istituto". Molti gli interventi dei sindacalisti, preoccupati per le ricadute occupazionali delle aggregazioni prossime future (considerate inevitabili). Il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni, ha messo in guardia da bagni di sangue e prepensionamenti obbligatori, chiedendo di avere "prudenza nelle fusioni", e annunciando la richiesta "della presenza dei rappresentanti dei lavoratori, non del sindacato, nei consigli".

Altri soci hanno criticato la scelta di Ubi di fare da apripista, bruciando le tappe (anche in vista dei ricorsi di anticostituzionalità, già presentati). Compreso Piero Lonardi (storico consigliere della Bpm e firmatario del ricorso al Tar, bocciato nel l'urgenza lo scorso 7 ottobre). Lonardi ha chiesto in assemblea "perché questa fretta, forse nell'interesse solo di alcuni"? Ma il clima, tutto sommato, è molto tranquillo: l'inevitabilità della trasformazione sembrava già metabolizzato. Anche perché è arrivato il sostegno pubblico del primo azionista (fondi esclusi), la Fondazione di Cuneo.