Economia

Crolla la fiducia delle imprese tedesche. A picco l'import cinese, Borse deboli

I numeri di settembre accrescono i dubbi che Pechino riesca a mantenere il tasso di crescita previsto per il 2015, fissato al 7%. Difficile anche che la Fed acceleri il rialzo dei tassi. L'indice Zew scende a 1,9 punti. Milano lima lo 0,19%. L'euro recupera sul dollaro, stabile lo spread sotto quota 110 punti base. Wall Street in negativo

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MILANO - La Cina zavorra i mercati e conferma le previsioni di quanti temevano che la crisi della tigre asiatica non fosse passeggera. Le importazioni di Pechino, infatti, sono diminuite del 20,4% in settembre dimostrando tutte le difficoltà della secondo economia del mondo: secondo i dati diffusi dalle Dogane cinesi, le esportazioni hanno subito una contrazione del 3,7%, con un netto miglioramento su quella del mese precedente, che era stata del 13,8% su base annuale. I numeri, comunque, accrescono i dubbi che Pechino riesca a mantenere il tasso di crescita previsto per il 2015, fissato al 7%. Difficile anche che la Fed acceleri il rialzo dei tassi. D'altra parte l'analisi dei banchieri americani è chiara: "Guardassimo solo alla salute della nostra economia, la stretta monetaria sarebbe già iniziata, ma il contesto globale presenta ancora molti rischi al ribasso" è stato detto al termine dell'ultima riunione di settembre.

A complicare le cose intervengono anche il clima di fiducia dei giapponesi, che a settembre è sceso a 40,6 punti dai 41,7 del mese precedente. In Germania, invece, l'inflazione si conferma in contrazione a settembre: la lettura finale dei prezzi al consumo tedeschi mostra, infatti, un calo dello 0,2% mensile e un valore invariato per la variazione tendenziale. Peggio delle attese, invece, l'indice Zew sulla fiducia delle imprese che è sceso a 1,9 punti dai 12,1 punti di settembre, una flessione molto più profonda di quella, comunque ingente, prevista dagli analisti che avevano scommesso su una lettura di 6 punti. Secondo gli economisti dell'istituto, a pesare sulle prospettive di crescita della Germania sono lo scandalo Volkswagen e la frenata delle economie emergenti. Proprio oggi, per altro, la casa tedesca ha annunciato intanto un nuovo contraccolpo dopo lo scandalo emissioni: taglierà 1 miliardo di investimenti. Inflazione in calo anche nel Regno Unito, dove i prezzi sono scesi dello 0,1% sia su mese che su anno.

In Italia, il Tesoro ha tenuto un'asta Btp a 3, 7 e 15 anni, per 7 miliardi di euro registrando un andamento dei tassi contrastato. I 3,5 miliardi di titoli triennali hanno visto un tasso in lieve crescita allo 0,25% dallo 0,24% del mese scorso, e una domanda di 1,53 volte l'offerta. I 2,5 miliardi di settennali venduti hanno mostrato invece un rialzo del rendimento dell'1,24%, in flessione dall'1,37% di ottobre, e una domanda di 1,53 volte l'offerta. Il Btp a 15 anni è stato collocato per 1 miliardo di euro, a un tasso lordo del 2,14% con una domanda di 1,67 volte l'offerta. Nel frattempo lo spread è a quota 107 punti, mentre i titoli a 10 anni rendono l'1,67%.

Piazza Affari chiude in rosso dello 0,19%, con il settore del lusso in difficoltà. Arretra anche Fca, che ieri aveva beneficiato dell'avvio della quotazione di Ferrari, mentre oggi si torna a parlare di grandi manovre per arrivare alla fusione con General Motors. Londra arretra dello 0,45% finale, Francoforte dello 0,86% e Parigi perde lo 0,97%. Chiude in ribasso Wall Street, Dow Jones perde lo 0,29%, il Nasdaq cala dello 0,87%. Da sottolineare la decisione di Twitter di tagliare l'8% della forza lavoro: 336 dipendenti lasceranno il social network. Continua poi il fermento delle maxi-operazioni, dopo che Dell ha annunciato l'acquisizione di Emc, dando vita al più grande merger tecnologico puro nella storia, dal valore di 67 miliardi di dollari. Oggi è protagonista la birra con Sabmiller che ha accettato l'offerta di fusione da oltre 100 miliardi di dollari di Ab Inbev: nasce il colosso che produce circa un terzo delle bionde bevute nel mondo.

L'euro chiude sopra 1,13 dollari, ma vola, per la prima volta da tre settimane, oltre quota 1,14, sulla scia delle incertezze per le mosse della Fed sul rialzo dei tassi Usa. La moneta europea passa di mano a 1,1376 dollari, dopo un top di giornata a 1,1410 dollari. Le dichiarazioni di alcuni esponenti della Banca centrale americana sono proprio in direzione di uno spostamento al 2016 l'aumento dei tassi. Prosegue il recupero dello yen, che guadagna qualche punto sia sull'euro (136,2) che sul dollaro (119,7). In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in territorio negativo, a -1,11%, scontando i dati di settembre più deboli delle attese sull'import della Cina, quali ulteriori segnali di rallentamento della seconda economia al mondo.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio tratta in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,32% a 47,25 dollari al barile. Le quotazioni dell'oro sui mercati asiatici risentono dei dati più bassi del previsto delle importazioni in Cina. Il metallo con consegna immediata cede lo 0,9% e viene scambiato a 1.153 dollari l'oncia.