Economia

Renzi, una Stabilità a luci e ombre

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Senza farsi intimidire dal rischio di varare una manovra a luci e ombre, che accontenta e scontenta tutti al tempo stesso, Matteo Renzi va avanti. L'immagine della coperta corta che viene ripetuta costantemente quando si parla di conti pubblici è logora ma vera: il debito pubblico rappresenta una minaccia costante sullo stato della nostra economia, esposta costantemente all'andamento dei tassi d'interesse internazionali. D'altra parte c'è un paese da governare, risposte da dare alle fasce della popolazione più colpite dalla crisi e dalle politiche di austerità degli ultimi anni, necessità di riprendere il cammino dello sviluppo. Poi c'è il ceto medio che le sentinelle delle tasse di Alfano pretendono di rappresentare: sono alleati di governo e vogliono dire la loro (l'hanno detta sicuramente sul discusso aumento dei limiti del contante e sulla abolizione della Tasi sulla prima abitazione incluse ville e castelli).

Come un macigno pesa il sociale: a cominciare dalla povertà (da cui il piano per i bambini poveri atteso alla verifica dei risultati). Non può non essere trattata la questione degli esodati e di tutti coloro che sperano di uscire in pensione: la legge Fornero li blocca fino a 66 anni e, solo in extremis, con l'impiego di risorse minime, inventando un part time oltre i 63 anni, si cerca di mettere una toppa anche dove è più acuta la protesta dei sindacati, Cgil in testa. Certo, se non ci fosse stata la clausola di salvaguardia da 16,8 miliardi sarebbe stato tutto più facile: si può dire che lo scatto dei due punti di Iva che si scongiurerà è figlio dei governi precedenti che lo hanno dato in garanzia all'Europa a fronte di un impegno sul fronte della finanza pubblica. Ma è anche figlio del dissesto delle finanze pubbliche, della cattiva politica, della corruzione, della burocrazia inefficiente e del debito montante.

Anche sulla riduzione delle spese ci sono luci ed ombre: la famosa spending review che avrebbe dovuto essere la panacea di tutti i mali da 10 miliardi dovrebbe scendere a 6-7: strizzando i costi di acquisto di carta A4 e computer non si può ottenere di più, la sanità fa rumoreggiare cittadini e Regioni, il taglio delle partecipate o la Guardia forestale sono giuste ma non di effetto immediato. Intervenire sulle detrazioni fiscali? Senza un profilo possibile si rischia di aumentare le tasse e il paese non ne ha bisogno, ma certamente alcune sono frutto di lobby e piccoli gruppi di potere.

Meglio cavalcare la ripresa, contrastare Bruxelles e il rigore tedesco, oggi meno puntuti, e cercare di spingere consumi e investimenti: l'aumento della tax area per i pensionati, tenuti fuori dall'operazione 80 euro, potrebbe dare un piccolo ristoro a categorie di reddito più basso che hanno una maggiore propensione a spendere; l'operazione che consente di aumentare gli ammortamenti sulla spesa per investimenti del 40 per cento nel 2016 può funzionare. Per il resto dovrà provvedere lo Stellone italico.