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Manovra, il primo sciopero arriva da Usb nel pubblico impiego

L'Unione sindacale di base del settore dipendenti statali proclama la giornata di protesta nazionale per il 20 novembre: "Stanziamento per rinnovo del contratto è vergognoso e sprezzante". E i sindacati confederali annunciano mobilitazione durissima

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ROMA - I sindacati degli statali bocciano la legge di stabilità e se i confederali preannunciano una mobilitazione durissima, l'Unione sindacale di base ha deciso già oggi di proclamare una giornata di sciopero contro la manovra. La decisione dell'Usb del pubblico impiego è determinata dal giudizio "completamente negativo" sul complesso dei provvedimenti  della manovra "e in particolare per quanto riguarda il vergognoso e sprezzante stanziamento di previsione per il rinnovo dei contratti di 3.200.000 lavoratori pubblici". Lo sciopero è stato proclamato per il prossimo 20 novembre al termine del consiglio nazionale Usb p.i.: "Lo stanziamento previsto per il rinnovo del contratto è di 200 milioni per il 2016 - si legge nella nota finale - , mentre nulla è previsto per il 2015, in totale contraddizione perfino con la sentenza della Corte Costituzionale che ha obbligato il Governo, suo malgrado, alla apertura dei contratti".

Non è solo lo stanziamento per il contratto - "5 euro medi lordi al mese di aumento" dice la nota - a motivare la protesta. Secondo l'Usb, "i tagli alle spese delle amministrazioni, il rinnovo del blocco del turnover, la costruzione di un sistema fiscale a misura delle imprese, la mancanza di provvedimenti tesi ad eliminare i guasti provocati dall'introduzione della legge Fornero, l'ennesimo assalto alla scuola pubblica, alla sanità, al welfare e la spinta ad ulteriori privatizzazioni in danno dei cittadini" sono indicatori della "considerazione da parte del governo Renzi della dignità e dei diritti dei lavoratori pubblici dopo sei anni di blocco contrattuale".

Nell'annunciare la data della protesta, l'Usb P.I. "auspica l'allargamento dello sciopero ai lavoratori delle aziende partecipate, degli appalti della pubblica amministrazione e di tutti i settori legati alle politiche pubbliche presenti in Usb, di cui chiediamo la reinternalizzazione di funzioni e lavoratori".

Di "mancia" e "provocazione", riferendosi al capitolo del pubblico impiego, avevano parlato anche ieri i leader delle confederazioni Cgil, Cisl e Uil. Susanna Camusso aveva fatto i conti degli aumenti a 5 euro al mese, Carmelo Barbagallo (Uil) aveva parlato di scelta "in palese violazione della sentenza della Corte costituzionale", che ha sancito l'illegittimità del blocco dei rinnovi, mentre Anna Maria Furlan della Cisl aveva detto che "i lavoratori del pubblico impiego hanno tutte le ragioni per essere arrabbiati".