Economia

Calano i debiti della Pa, ma per Bankitalia mancano ancora 50 miliardi

L'esposizione della Pubblica amministrazione verso i proprio creditori è scesa di 20 miliardi grazie alle "ingenti risorse" messe a disposizione dal Tesoro, alle nuove norme e "all'attenzione politica". Per rispettare le regole Ue però dovrebbero calare di 50 miliardi sui 70 di fine 2014
 

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MILANO - I debiti della pubblica amministrazione sono in calo, ma mancano all'appello ancora 50 miliardi. E' quanto emerge da un studio di Bankitalia secondo cui le "ingenti risorse" messe a disposizione dal Tesoro, le nuove norme e "l'attenzione politica" hanno ridotto di 20 miliardi, negli ultimi 2 anni, i debiti commerciali della P.a. che però per essere "ricondotti entro limiti fisiologici" e rispettare le regole Ue richiederebbero un calo di 50 miliardi sui 70 di fine 2014.

In particolare lo studio, rileva come "i risultati del lavoro mostrano che il fenomeno dei debiti commerciali non è stato ancora ricondotto entro termini fisiologici. Il livello raggiunto dai debiti alla fine del 2014 è ancora molto lontano da quello coerente con il rispetto dei tempi contrattuali. Il pieno adeguamento alla normativa sui tempi di pagamento (entrata in vigore all'inizio del 2013 e applicata solo ai nuovi contratti) richiederebbe una riduzione dei debiti commerciali di circa 50 miliardi".

I ricercatori di Palazzo Koch sottolineano come "negli ultimi anni il contesto di riferimento sia notevolmente migliorato. Sono stati introdotti nell'ordinamento disincentivi all'accumulo di debiti commerciali. L'attenzione politica su questo fenomeno, anche a livello comunitario, è sensibilmente aumentata". La ricerca individua fattori positivi anche dalla riforma della contabilità degli enti decentrati e "ancora più importante" dallo sviluppo della piattaforma nazionale in modo che "l'intero ciclo della spesa, dalla fatturazione al pagamento" passi obbligatoriamente da lì.

Inoltre "l'esperienza degli ultimi due anni suggerisce che mettere a disposizione degli enti decentrati risorse a tassi bassi non garantisce sempre i risultati sperati" e quindi "per evitare che a fronte dei pagamenti con risorse Mef gli enti riducano il flusso 'ordinario' di pagamenti, andrebbe applicato il principio di 'addizionalità' richiedendo una riduzione dello stock di debiti almeno pari alle risorse messe a loro disposizione".