Economia

Listini Ue deboli dopo le previsioni della Commissione Ue

Il cambio tra euro e dollaro si indebolisce sulle diverse aspettative verso l'azione delle Banche centrali: la Fed potrebbe aumentare i tassi a dicembre, mentre la Bce si avvia a nuovi stimoli con un ampliamento del Qe. La Banca d'Inghilterra ha lasciato i tassi invariati allo 0,5%. Bruxelles aggiorna le previsioni macroeconomiche e conferma la ripresa

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MILANO - Andamento cauto sui mercati europei, in una fase di attesa per le decisioni delle Banche centrali. Il governatore Mark Carney della Banca d'Inghilterra ha lasciato invariati i tassi allo 0,5%. La banca ha anche deciso di mantenere a 375 miliardi di sterline l'ammontare del suo piano di acquisto di titoli. La mossa era attesa e ora a catalizzare l'attenzione degli investitori sono Federal Reserve e Bce. Ieri Janet Yellen ha riferito in Parlamento, ricordando che in caso di andamento macroeconomico in linea con le stime di Washington, già a dicembre sarà possibile un rialzo dei tassi d'interesse, che manca dal 2006. Wall Street ha reagito indebolendosi e ormai il mercato attribuisce il 58% di possibilità di un cambiamento della politica monetaria nella riunione del prossimo mese, secondo l'analisi dei Fed Funds.

Diversa la posizione della Bce, il cui presidente Mario Draghi (oggi impegnato nell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Cattolica di Milano) ha ribadito: "Siamo pronti ad agire, se necessario", lasciando intendere di nuovo che il Quantitative easing potrà essere rimodulato a dicembre. Eventualità ribadita anche nel bollettino economico di Francoforte. La divergenza di politiche monetarie tra Usa e Ue influisce sul cambio euro-dollaro, che chiude in lieve rialzo ma sempre sotto 1,09 dollari, nel pieno di una fase di debolezza in attesa dell'ampliamento del Qe: a 1,0862 contro il biglietto verde e 132,05 yen.

Milano gira in rosso sul finale e chiude in calo dello 0,4%. Contrastati gli altri listini Ue: Londra cede lo 0,75%, Parigi sale dello 0,64% e Francoforte aggiunge lo 0,39%. Tratta ancora in leggero ampliamento a 109 punti lo spread tra il Btp a 10 anni del Tesoro e il corrispondente Bund tedesco, sui livelli di ieri. Il rendimento dei titoli italiani è dell'1,69%. Fari puntati ancora su Volkswagen, con lo scandalo emissioni che si è allargato ai motori benzina e alla Porsche. Bene invece Adidas dopo la trimestrale brillante. A Piazza Affari, Generali ha segnato una crescita dell'utile nei nove mesi a 1,7 miliardi, più dell'intero risultato 2014. Chiusura in lieve calo per Wall Street con il Dow Jones che perde lo 0,02% a 17,865.50 punti e il Nasdaq lo 0,29% a 5,127.74 punti. Male anche l'indice S&P 500 che perde lo 0,11% a 2,099.97.Da segnalare il balzo di Facebook, che dopo un'ottima trimestrale arriva a valere più di 300 miliardi di dollari.

Passano in secondo piano, per il momento, i dati di debolezza provenienti dagli ordini all'industria tedesca di settembre hanno segnato la terza flessione consecutiva deludendo le attese di rimbalzo: -1,7% rispetto ad agosto e -1% tendenziale. Generalmente visti come un indicatore di buona salute dell'economia tedesca, gli ordini hanno sofferto di un calo della domanda interna (-0,6%) e soprattutto estera (-2,4%). La Commissione europea ha pubblicato le previsioni economiche d'autunno: per l'Italia sono state rialzate le stime e di fatto confermati i dati indicati dal governo nella nota di aggiornamento del Def, un buon viatico per un giudizio positivo sulla Legge di Stabilità. Attenzione anche alla pubblicazione del bollettino economico della Bce che prevede una crescita, ma moderata, mentre le vendite al dettaglio nell'Eurozona di settembre sono scese dello 0,1% mensile nell'Eurozona ed salite dello 0,3% nella Ue. Segnali più deboli del previsto dagli Usa: le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono aumentate a quota 276mila, contro attese per 260mila richieste. Bene la produttività, che nel terzo trimestre è cresciuta dell'1,6% (le attese erano per un calo dello 0,3%) mentre il costo del lavoro è lievitato dell'1,4% (stime di +2,5%).

 Chiusura in rialzo dell'1%, in mattinata, per la Borsa di Tokyo con l'indice Nikkei 225 a 19.116,41 punti, sui massimi di giornata. Cambio dollaro-yen a 121,45. Come nota Bloomberg, il mercato cinese di Shanghai è entrato ufficialmente in una fase da "toro", cioè di crescita marcata, con un recupero del 20% rispetto ai minimi toccati il 26 agosto, al culmine di una rotta azionaria che ha eroso 5mila miliardi di dollari di valore ai titoli della Cina continentale. Da allora, le misure di supporto del governo e i tagli del costo del denaro della Banca centrale hanno restituito 1.500 miliardi di dollari di valore alle azioni, con l'indice in recupero dell'1,87% anche al termine della seduta odierna. Diverso il discorso per le valute emergenti, che stanno soffrendo per la possibilità di un rialzo dei tassi della Fed: ieri il Bloomberg Dollar Spot Index (paniere che valuta il biglietto verde contro le dieci maggiori valute competitor) è salito dello 0,7%, il massimo dal 22 ottobre scorso. Il rublo russo, ad esempio, ha perso l'1,3%.

Per le materie prime, il greggio è in lieve rialzo in Asia a 46,38 dollari per il barile Wti e a 48,64 dollari per il Brent. L'oro è in rialzo sui mercati asiatici a 1.109,19 dollari l'oncia da quota 1.107,90 segnata alla vigilia quando era sceso durante le contrattazioni ai minimi dell'ultimo mese.