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Eurozona: continua la crescita, ma in modo moderato

Pierre Moscovici, commissario europeo agli affari economici e finanziari (ansa)
Avanza piano il Pil complessivo dei Paesi aderenti all'euro: nel 2015 la crescita sarà del +1,6% e nel 2016 dell'1,8%. Sono le previsioni economiche d'autunno della Commissione Europea. Moscovici promuove il Jobs Act
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MILANO - La ripresa economica nella zona euro e nell'intera Unione europea, che vive ora il suo terzo anno, dovrebbe proseguire a ritmo blando l'anno prossimo, nonostante la situazione più problematica in cui versa l'economia mondiale. Sullo sfondo del calo dei prezzi del petrolio, di una politica monetaria accomodante e della relativa debolezza del valore esterno dell'euro, quest'anno la ripresa economica ha dato prova di resilienza e si è diffusa in tutti gli Stati membri, ma è rimasta lenta. Mentre va attenuandosi l'effetto dei fattori positivi, affiorano nuove sfide quali il rallentamento delle economie di mercato emergenti e del commercio mondiale e le persistenti tensioni geopolitiche. E' quanto emerge dalle previsioni economiche d'autunno della Commissione Europea, che indicano come nel 2016 e nel 2017 il ritmo della crescita resisterà a queste sfide grazie al sostegno di altri fattori: migliori risultati in termini di…
MILANO - La ripresa economica nella zona euro e nell'intera Unione europea, che vive ora il suo terzo anno, dovrebbe proseguire a ritmo blando l'anno prossimo, nonostante la situazione più problematica in cui versa l'economia mondiale. Sullo sfondo del calo dei prezzi del petrolio, di una politica monetaria accomodante e della relativa debolezza del valore esterno dell'euro, quest'anno la ripresa economica ha dato prova di resilienza e si è diffusa in tutti gli Stati membri, ma è rimasta lenta. Mentre va attenuandosi l'effetto dei fattori positivi, affiorano nuove sfide quali il rallentamento delle economie di mercato emergenti e del commercio mondiale e le persistenti tensioni geopolitiche. E' quanto emerge dalle previsioni economiche d'autunno della Commissione Europea, che indicano come nel 2016 e nel 2017 il ritmo della crescita resisterà a queste sfide grazie al sostegno di altri fattori: migliori risultati in termini di occupazione con conseguenze positive sul reddito reale disponibile, condizioni di credito più favorevoli, progressi nella riduzione dell'indebitamento e livelli superiori d'investimento. In alcuni paesi anche l'effetto positivo delle riforme strutturali attuate contribuirà a sostenere ulteriormente la crescita. Nel complesso, secondo le previsioni il PIL reale della zona euro crescerà dell'1,6% nel 2015, per salire poi all'1,8% nel 2016 e all'1,9% nel 2017. Per l'UE nel suo insieme il PIL reale dovrebbe salire dall'1,9% di quest'anno al 2,0% nel 2016 e al 2,1% nel 2017.

"Le previsioni economiche odierne indicano che l'economia della zona euro prosegue sulla via di una crescita moderata - spiega Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Europea responsabile per l'euro e il dialogo sociale -. Questa crescita è sostenuta in gran parte da fattori temporanei quali i bassi prezzi del petrolio, la maggiore debolezza del tasso di cambio dell'euro e la politica monetaria accomodante condotta dalla Bce. E' incoraggiante constatare che la zona euro è capace di resilienza agli sviluppi esterni, quali il rallentamento del commercio mondiale. Per mantenere nel tempo la ripresa, rafforzandola, occorre approfittare di questa fase temporanea di venti di poppa per portare avanti una gestione responsabile delle finanze pubbliche, promuovere gli investimenti e introdurre riforme strutturali che migliorino la competitività. Sono elementi importanti, soprattutto sullo sfondo del rallentamento dell'economia mondiale, del persistere di tensioni nel nostro vicinato e della necessità di gestire assieme, con determinazione, la crisi dei rifugiati".

Secondo Pierre Moscovici, commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, "l'economia europea mantiene la rotta della ripresa. Per il 2016 si prospettano un rafforzamento della crescita e una riduzione della disoccupazione e dei disavanzi di bilancio. Ma questi miglioramenti non sono omogenei attraverso gli Stati membri: la convergenza non procede abbastanza velocemente, soprattutto all'interno della zona euro. Restano da superare grandi sfide: l'insufficienza degli investimenti, le strutture economiche che frenano l'occupazione e la crescita e i livelli sempre elevati del debito pubblico e privato. A queste sfide bisogna rispondere nel 2016 con interventi politici coraggiosi e risoluti, visto soprattutto il quadro di incertezza che si profila sul piano mondiale".

"Quest'anno la domanda interna va rafforzandosi nella maggior parte degli Stati membri della zona euro e nel 2016 e nel 2017 l'attività economica dovrebbe crescere in tutta l'Ue. Il consumo privato è in ascesa grazie all'aumento dei redditi nominali e al basso tasso d'inflazione. Anche gli investimenti sono dati in lieve ascesa, visti l'aumento del reddito disponibile per le famiglie, il miglioramento dei margini di profitto per le imprese, le condizioni di finanziamento favorevoli e le prospettive più rosee per la domanda - spiega la Commissione Ue -. Il mercato del lavoro continua a rafforzarsi, seppur con ritmo blando e disomogeneo nei vari Stati membri. I paesi in cui la situazione è più difficile ma che hanno varato riforme del mercato del lavoro dovrebbero tuttavia registrare un ulteriore miglioramento in termini di aumento dell'occupazione. Nella zona euro l'occupazione dovrebbe crescere dello 0,9% quest'anno e il prossimo e quindi dell'1% nel 2017. Nell'UE si prevede che l'occupazione aumenti dell'1,0% quest'anno e dello 0,9% nel 2016 e nel 2017. Nel complesso la disoccupazione dovrebbe continuare a scendere solo gradualmente e con notevoli disparità tra Stati membri. Nella zona euro è previsto che, dall'11,0% di quest'anno, il tasso di disoccupazione scenda al 10,6% l'anno prossimo e al 10,3% nel 2017, mentre nell'UE nel suo complesso le previsioni indicano un calo dal 9,5% di quest'anno al 9,2% nel 2016 e all'8,9% nel 2017". Per l'Italia, il commissario giudica positivamente la riforma del mercato del lavoro, che ha avuto un "impatto positivo" e grazie alla quale "l'Italia si trova su un percorso migliore".

Stando alle previsioni, nel 2015 il rapporto disavanzo/PIL aggregato della zona euro scenderà al 2% "grazie agli sforzi di risanamento di bilancio del passato, al rafforzamento congiunturale dell'attività economica e, in misura minore, alla diminuzione della spesa per interessi - sottolinea la Commissione Europea -. Il rapporto disavanzo/PIL della zona euro dovrebbe scendere all'1,5% entro il 2017. L'orientamento di bilancio della zona euro dovrebbe rimanere sostanzialmente neutro. Nel 2017 il rapporto debito/PIL della zona euro dovrebbe scendere dal picco del 94,5% registrato nel 2014 al 91,3%. Stando alle previsioni relative all'UE nel suo complesso, il rapporto disavanzo/PIL scenderà all'1,6% nel 2017 a fronte del 2,5% di quest'anno, mentre sempre nel 2017 il rapporto debito/PIL scenderà all'85,8% dall'87,8% prospettato per quest'anno".

A settembre il forte calo dei prezzi del petrolio e di altre materie prime ha spinto verso valori negativi l'inflazione generale nella zona euro e nell'intera UE. Dietro a questo dato si cela tuttavia il fatto che la dinamica salariale, l'incremento del consumo privato e la riduzione del divario tra prodotto effettivo e potenziale cominciano ad esercitare sempre maggiore pressione sui prezzi. L'inflazione annua dovrebbe passare dallo 0,1% nella zona euro e dallo 0% nell'UE registrati quest'anno a, rispettivamente, l'1,0% e l'1,1% l'anno prossimo, per arrivare all'1,6% per entrambe nel 2017.

Dalla primavera scorsa le prospettive di crescita globale e di commercio mondiale sono peggiorate sensibilmente a causa del rallentamento delle economie di mercato emergenti, in particolare la Cina. Le economie di mercato emergenti dovrebbero toccare il minimo quest'anno per iniziare a riprendersi nel 2016.Finora le esportazioni della zona euro non hanno risentito granchè del peggioramento registrato a livello di commercio mondiale, soprattutto grazie al deprezzamento dell'euro. Si prevede tuttavia che la crescita delle esportazioni rallenti nel 2016, per poi aumentare leggermente nel 2017.