MILANO - I listini europei reduci da un'ottava caratterizzata da quattro sedute positive su cinque, avviano la settimana all'insegna delle vendite. Nelle ultime ore sono emersi nuovi segnali di debolezza dalla Cina, con gli scambi commerciali in forte contrazione (sia in entrata che in uscita), ma gli investitori a questo punto hanno messo nel mirino la possibilità di nuovi stimoli - soprattutto orientati verso la domanda interna - da parte delle autorità di Pechino. Torna quindi il giochino per cui a brutte notizie macroeconomiche seguono gli acquisti sui listini, giustificati dalla speranza in un intervento esterno di supporto all'economia e ai mercati stessi. Una simile dinamica si verifica anche in Europa: come nota Bloomberg, da quando Mario Draghi ha lasciato capire che a dicembre si potrà ampliare il Quantitative easing, lo Stoxx Europe 600 (paniere di titoli rappresentativi delle azioni europee) ha recuperato: +1,2% la scorsa settimana. Dal tracollo estivo - in scia alla crisi cinese - ormai ha ripreso i due terzi del terreno perduto e da inizio anno la performance è positiva dell'11% circa.
Nonostante tutto, i listini europei ampliano i ribassi nel finale di seduta scontando anche l'incertezza sulle prossime mosse di politica monetaria: Milano chiude in calo dell'1,88%. In rosso anche le altre: Londra arretra dello 0,92%, Francoforte perde l'1,57% e Parigi l'1,46%. Scivolone per Lisbona, che segna -4,05% a causa dell'instabilità politica che minaccia la tenuta del governo appena eletto. Negativa anche Wall Street, complici anche i tagli dell'Ocse alle stime mondiali di crescita: il Dow Jones ha ceduto lo 0,99%, l'indice Nasdaq dei titoli tecnologici ha lasciato sul terreno l'1,01%.
A Piazza Affari i riflettori sono stati puntati su Fca (-1,64%), dopo le dichiarazioni di Sergio Marchionne del fine settimana: il manager ha confermato l'attivismo su un possibile deal con General Motors, non escludendo alcuna opzione d'intervento e quindi neppure una scalata ostile. Seduta pesante per Atlantia (-4,45%) dopo che venerdì scorso il gruppo ha annunciato l'interruzione delle trattative per la ricerca di un socio per Adr, la società che gestisce gli aeroporti romani. Sul fronte internazionale, giornata complicata per Lufthansa, alle prese con uno sciopero che coinvolge oltre 110mila passeggeri.
I ministri europei delle Finanze sono impegnati nell'Eurogruppo che ha per oggetto il punto sul piano d'aiuti alla Grecia e l'uscita del Vecchio continente dalle sacche della recessione. La bilancia commerciale tedesca in settembre ha registrato un suplus in di 19,4 miliardi, dato destagionalizzato, in lieve calo rispetto ai 19,6 miliardi di agosto e al di sotto delle attese del mercato che stimavano un suplus di 20 miliardi. Le esportazioni sono cresciute del 2,6% rispetto al mese precedente a 100,3 miliardi, ma le importazioni sono aumentate del 3,6% a 80,9 miliardi. Il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, proprio in un'intervista alla Welt è tornato a chiedere a Berlino di "ridurre il suo esorbitante surplus commerciale". Quanto all'Italia, per Padoan "dopo anni di stagnazione, si riprende e velocemente, perché stiamo effettuando profonde riforme strutturali. Allo stesso tempo risparmiamo. Il risultato è sui due fronti: debito in calo e crescita su". L'indice Sentix, che misura la fiducia degli investitori dell'Eurozona, è risalito a novembre a 15,1 punti rispetto agli 11,7 punti del mese precedente. Le attese erano per un dato pari a 13,2 punti.
L'euro chiude debole a 1,0747 dollari. La moneta comune rimane sotto pressione a causa delle attese di un rialzo dei tassi in Usa a dicembre: la Fed che si approssima ad alzare il costo del denaro è un fattore di forza per il dollaro (ormai il mercato attribuisce il 68% di possibilità a una mossa sui tassi entro fine anno); di contro, la Bce che prepara un ampliamento del Qe genera un ribasso della divisa unica. Stabile lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, in una settimana di aste per il Tesoro (agenda dei mercati): il differenziale di rendimento è poco sotto 110 punti base, per un rendimento dell'1,75% dei titoli italiani.
Se il rialzo del dollaro mette in difficoltà le valute emergenti, le principali Borse dell'Est in mattinata hanno chiuso in grande spolvero. L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha terminato la prima seduta settimanale in rialzo dell'1,96%(+377,14 punti) a 19.642,74 punti, ai massimi da agosto e alla quarta chiusura positiva consecutiva. Il più ampio indice Topix ha chiuso gli scambi guadagnando l'1,75% (+27,38 punti) a 1.590,97 punti. La seduta è stata molto attiva con 2,5 miliardi di titoli passati di mano. Chiusura in deciso rialzo, questa mattina, anche per le principali piazze cinesi: a Shanghai il Composite Index ha terminato la seduta in guadagno dell'1,58% a 3.646,88 punti. A Shenzhen, inoltre, l'Index ha guadagnato l'1,47% a 12.453,24 punti. Discorso differente per l'India, dove la Borsa di Mumbai ha aperto in calo di oltre due punti percentuali, dopo la sconfitta del partito della destra del Bjp nelle elezioni in Bihar. Secondo gli analisti, il declino è dovuto alla secca debacle del partito del premier di Narendra Modi.
Per le materie prime, alla chiusura dei mercati europei il petrolio è in calo e annulla il tentativo di recupero di inizio giornata: il Wti perde l'1,3%, in area 43,7 dollari al barile, mentr eil Brent cede mezzo punto percentuale in area 47 dollari. Invariato l'oro spot, poco sotto 1.090 dollari l'oncia.
Nonostante tutto, i listini europei ampliano i ribassi nel finale di seduta scontando anche l'incertezza sulle prossime mosse di politica monetaria: Milano chiude in calo dell'1,88%. In rosso anche le altre: Londra arretra dello 0,92%, Francoforte perde l'1,57% e Parigi l'1,46%. Scivolone per Lisbona, che segna -4,05% a causa dell'instabilità politica che minaccia la tenuta del governo appena eletto. Negativa anche Wall Street, complici anche i tagli dell'Ocse alle stime mondiali di crescita: il Dow Jones ha ceduto lo 0,99%, l'indice Nasdaq dei titoli tecnologici ha lasciato sul terreno l'1,01%.
A Piazza Affari i riflettori sono stati puntati su Fca (-1,64%), dopo le dichiarazioni di Sergio Marchionne del fine settimana: il manager ha confermato l'attivismo su un possibile deal con General Motors, non escludendo alcuna opzione d'intervento e quindi neppure una scalata ostile. Seduta pesante per Atlantia (-4,45%) dopo che venerdì scorso il gruppo ha annunciato l'interruzione delle trattative per la ricerca di un socio per Adr, la società che gestisce gli aeroporti romani. Sul fronte internazionale, giornata complicata per Lufthansa, alle prese con uno sciopero che coinvolge oltre 110mila passeggeri.
I ministri europei delle Finanze sono impegnati nell'Eurogruppo che ha per oggetto il punto sul piano d'aiuti alla Grecia e l'uscita del Vecchio continente dalle sacche della recessione. La bilancia commerciale tedesca in settembre ha registrato un suplus in di 19,4 miliardi, dato destagionalizzato, in lieve calo rispetto ai 19,6 miliardi di agosto e al di sotto delle attese del mercato che stimavano un suplus di 20 miliardi. Le esportazioni sono cresciute del 2,6% rispetto al mese precedente a 100,3 miliardi, ma le importazioni sono aumentate del 3,6% a 80,9 miliardi. Il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, proprio in un'intervista alla Welt è tornato a chiedere a Berlino di "ridurre il suo esorbitante surplus commerciale". Quanto all'Italia, per Padoan "dopo anni di stagnazione, si riprende e velocemente, perché stiamo effettuando profonde riforme strutturali. Allo stesso tempo risparmiamo. Il risultato è sui due fronti: debito in calo e crescita su". L'indice Sentix, che misura la fiducia degli investitori dell'Eurozona, è risalito a novembre a 15,1 punti rispetto agli 11,7 punti del mese precedente. Le attese erano per un dato pari a 13,2 punti.
L'euro chiude debole a 1,0747 dollari. La moneta comune rimane sotto pressione a causa delle attese di un rialzo dei tassi in Usa a dicembre: la Fed che si approssima ad alzare il costo del denaro è un fattore di forza per il dollaro (ormai il mercato attribuisce il 68% di possibilità a una mossa sui tassi entro fine anno); di contro, la Bce che prepara un ampliamento del Qe genera un ribasso della divisa unica. Stabile lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, in una settimana di aste per il Tesoro (agenda dei mercati): il differenziale di rendimento è poco sotto 110 punti base, per un rendimento dell'1,75% dei titoli italiani.
Se il rialzo del dollaro mette in difficoltà le valute emergenti, le principali Borse dell'Est in mattinata hanno chiuso in grande spolvero. L'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha terminato la prima seduta settimanale in rialzo dell'1,96%(+377,14 punti) a 19.642,74 punti, ai massimi da agosto e alla quarta chiusura positiva consecutiva. Il più ampio indice Topix ha chiuso gli scambi guadagnando l'1,75% (+27,38 punti) a 1.590,97 punti. La seduta è stata molto attiva con 2,5 miliardi di titoli passati di mano. Chiusura in deciso rialzo, questa mattina, anche per le principali piazze cinesi: a Shanghai il Composite Index ha terminato la seduta in guadagno dell'1,58% a 3.646,88 punti. A Shenzhen, inoltre, l'Index ha guadagnato l'1,47% a 12.453,24 punti. Discorso differente per l'India, dove la Borsa di Mumbai ha aperto in calo di oltre due punti percentuali, dopo la sconfitta del partito della destra del Bjp nelle elezioni in Bihar. Secondo gli analisti, il declino è dovuto alla secca debacle del partito del premier di Narendra Modi.
Per le materie prime, alla chiusura dei mercati europei il petrolio è in calo e annulla il tentativo di recupero di inizio giornata: il Wti perde l'1,3%, in area 43,7 dollari al barile, mentr eil Brent cede mezzo punto percentuale in area 47 dollari. Invariato l'oro spot, poco sotto 1.090 dollari l'oncia.