Economia

Cina, rallenta la produzione ma salgono le vendite: Borse contrastate. Bot annuali, tassi negativi

I dati di Pechino sono in chiaroscuro, ma gli analisti si soffermano sugli aspetti positivi della transizione verso un'economia trainata dai consumi interni piuttosto che da export e investimenti infrastrutturali. Il Tesoro piazza 6 miliardi di titoli a -0,03%. Vendite su Ubi e Mediaset dopo i risultati trimestrali, bene invece Bpm e Unicredit

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MILANO - I dati sulla Cina mostrano una nuova frenata della produzione, che segna +5,6% a ottobre (minimo da marzo scorso), ma altri aspetti dei dati pubblicati da Pechino segnalano che la transizione verso un'economia trainata dai consumi (piuttosto che dall'export e dagli investimenti infrastrutturali) sta procedendo. Le vendite al dettaglio cinesi, infatti, hanno registrato un aumento dell'11% su base annua ad ottobre, contro il +10,9% di settembre e le attese per una simile crescita anche nell'ultimo mese censito. A ciò, si aggiungono i primi dati in arrivo dal Single Day, la giornata dedicata allo shopping online che la Cina ha importato dal Cyber Monday americano: quest'anno Alibaba ci ha messo 12 minuti e 28 secondi per raggiungere i 10 miliardi di yuan di vendite (circa 1,57 miliardi di dollari), contro i 38 minuti dell'edizione 2014.

Alla luce di queste indicazioni, i listini europei si muovono in cauto rialzo. Milano, ieri la migliore, inverte la rotta e chiude in calo dello 0,28%. Piazza Affari si guarda a Ubi Banca (-2,27%), che ha chiuso i nove mesi con 162 milioni di utile (+8,1%). Il 3,9% dei soci ha chiesto il recesso in vista della trasformazione in Spa. Bene Unicredit con la presentazione del piano al 2018. Forti ribassi per Mediaset, dopo i dati sui conti pubblicati ieri a mercati chiusi. Positiva, invece, la reazione del mercato ai conti di Bpm. Si indeboliscono anche le altre Borse europee: Parigi è salita dello 0,59%, Londra è invariata e Francoforte è cresciuta dello 0,39%. A Wall Street la giornata è a mezzo servizio: il mercato obbligazionario resta chiuso per il Veterans day. Il Dow Jones, alla chiusura delle Borse del Vecchio continente, cede lo 0,2% come l'S&P 500 e il Nasdaq.

L'euro chiude debole a 1,0727 dollari ma non rivede il minimo da sei mesi sotto quota 1,07 toccato ieri. La prospettiva di un rialzo dei tassi in Usa a dicembre appare già "prezzata" dagli investitori e, per il momento, le pressioni al ribasso sulla moneta comune non si intensificano troppo. In lieve rialzo lo yen, che avanza a quota 131,79 sull'euro e 122,86 sul dollaro. Lo spread tra Btp e Bund è in leggero rialzo: il  differenziale tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi si attesta a 103 punti. Il rendimento è all'1,63%. Il Tesoro ha intanto messo in vendita Bot annuali, per 6 miliardi di euro, con un rendimento medio ponderato semplice pari a -0,030%, con una variazione pari a -0,005% rispetto all'asta precedente: è la prima volta sulla scadenza annuale. La domanda, pari a 11,2 miliardi di euro, ha quasi raddoppiato l'offerta.

L'attenzione degli investitori, per quanto riguarda il Vecchio continente, si concentra sulle parole di governatori quali Visco, Constancio e soprattutto Draghi. Il presidente di Bankitalia ha spiegato che l'azione della Bce vale un 1% per la crescita di prodotto e prezzi in Italia, mentre alla riunione di dicembre della Banca centrale europea si discuterà di ampliare il tasso negativo sui depositi delle banche presso l'Eurotower. Dal canto suo, Draghi ha ricordato da Londra l'urgenza di una governance dell'Euro più forte. In Gran Bretagna, intanto, il tasso di disoccupazione di fine settembre è sceso al 5,3%. Cala dell'1,6%, intanto, l'indice sulle richieste di nuovi mutui negli Stati Uniti per la settimana che si è conclusa lo scorso 6 novembre.

Nonostante la lettura positiva dei dati di Pechino emersa da alcune analisi, la Borsa di Hong Kong ha chiuso debole, con l'indice Hang seng che è sceso a 22.352,17 punti a -0,22%. Si è trattato però di un caso isolato, tanto che la Borsa di Tokyo ha mandato in archivio la sesta seduta di fila col segno 'più', spinta anche dai buoni risultati dei big dell'industria giapponese. Il Nikkei ha guadagnato in chiusura lo 0,10% attestandosi a quota 19.691 punti, il livello più alto dal 20 agosto. L'indice esteso Topix ha chiuso in rialzo dello 0,37% a 1.595 punti. Volumi nella media, con 2,13 miliardi di titoli passati di mano. Leggero rialzo (+0,27%) anche per Shanghai.

Gli indici a Wall Street hanno chiuso la seduta di ieri poco mossi e contrastati. Dopo quattro sedute consecutive in ribasso, l'S&P 500 è riuscito a risollevarsi (+0,15%) così come il Dow Jones (+0,2%). L'indice delle 30 blue chip è stato frenato da Apple (-3,15%): il titolo ha risentito di un report di Credit Suisse secondo cui la domanda del nuovo iPhone 6s è debole. Il Nasdaq è sceso invece dello 0,2%. Le quotazioni del petrolio tornano in calo, tra le materie prime, dopo il timido recupero del finale di seduta di ieri: il Brent cede lo 0,51% a 47,2 dollari al barile, il Wti viaggia a -1,04% a 43,75 dollari al barile. Oro in rialzo sui mercati asiatici dopo i minimi da tre mesi toccati nei giorni scorsi: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,3% a 1.093,22 dollari l'oncia.