Il villaggio gallese che sfida il fisco di Londra: "Vogliamo il tax rate di Facebook"
Enrico Franceschini, dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHININegozietti e bistrot di Crickhowell, un comune di 2.800 anime, hanno unito le forze per usufruire delle stesse scappatoie fiscali che permettono ai colossi del web di pagare al fisco inglese meno dell'1% di tasse
LONDRA - Tutti insieme, appassionatamente. Per non pagare le tasse. Potrebbe essere il motto dei negozietti di una cittadina del Galles che hanno unito le forze per usufruire delle stesse scappatoie fiscali che permettono alle grandi corporation del web, come Google, Facebook, Apple, di pagare zero tasse o un'aliquota inferiore all'1 per cento in Gran Bretagna.
In pratica Crickhowell, un comune di 2.800 abitanti nel parco nazionale di Brecon Beacons, ha deciso di diventare "offshore", un paradiso fiscale come certe isolette dei Caraibi o, per restare più vicini, nel canale della Manica. Un bistrò, un ottico, una libreria, un negozio di abbigliamento e altri piccoli empori locali formeranno una società per usufruire delle normative che consentono alle grandi multinazionali di "evadere" legalmente il fisco.
L'iniziativa è stata lanciata da Steve Lewis, proprietario di un ristorante del villaggio: "Quando ho scoperto che …
In pratica Crickhowell, un comune di 2.800 abitanti nel parco nazionale di Brecon Beacons, ha deciso di diventare "offshore", un paradiso fiscale come certe isolette dei Caraibi o, per restare più vicini, nel canale della Manica. Un bistrò, un ottico, una libreria, un negozio di abbigliamento e altri piccoli empori locali formeranno una società per usufruire delle normative che consentono alle grandi multinazionali di "evadere" legalmente il fisco.
L'iniziativa è stata lanciata da Steve Lewis, proprietario di un ristorante del villaggio: "Quando ho scoperto che …
LONDRA - Tutti insieme, appassionatamente. Per non pagare le tasse. Potrebbe essere il motto dei negozietti di una cittadina del Galles che hanno unito le forze per usufruire delle stesse scappatoie fiscali che permettono alle grandi corporation del web, come Google, Facebook, Apple, di pagare zero tasse o un'aliquota inferiore all'1 per cento in Gran Bretagna.
In pratica Crickhowell, un comune di 2.800 abitanti nel parco nazionale di Brecon Beacons, ha deciso di diventare "offshore", un paradiso fiscale come certe isolette dei Caraibi o, per restare più vicini, nel canale della Manica. Un bistrò, un ottico, una libreria, un negozio di abbigliamento e altri piccoli empori locali formeranno una società per usufruire delle normative che consentono alle grandi multinazionali di "evadere" legalmente il fisco.
L'iniziativa è stata lanciata da Steve Lewis, proprietario di un ristorante del villaggio: "Quando ho scoperto che con il mio minuscolo business pagavo di tasse sette volte più di Facebook, che nel Regno Unito ha avuto l'anno scorso un fatturato di 233 milioni di sterline (circa 300 milioni di euro, ndr.), mi sono infuriato". E il risultato della sua furia ha messo in moto tutto il paesino, convincendo gli esercenti a rivolgersi a un avvocato per avviare le pratiche necessarie.
Mettersi tutti insieme è una necessità, perché la procedura costa e un singolo contribuente difficilmente la affronterebbe, né avrebbe i requisiti per usufruire delle agevolazioni concesse alle aziende. Ma la ribellione fiscale degli abitanti di Crickhowell non mira veramente a non pagare più le imposte: al contrario, lo scopo ultimo è quello di continuare a pagarle - a patto che le paghino anche i giganti di internet e gli altri profittatori di un sistema percepito come favorevole soltanto ai ricchi.
Il loro piano, infatti, è dimostrare al ministero delle Finanze che in teoria tutte le città e tutti i cittadini britannici potrebbero coalizzarsi per fare altrettanto: il risultato sarebbe che lo stato si ritroverebbe con le casse vuote e cesserebbe di funzionare. Per questo l'iniziativa è stata filmata dalla Bbc per un documentario che andrà in onda l'anno prossimo: "The town that went offshore" (La cittadina che diventò un paradiso fiscale). "Vogliamo che le assurde scappatoie fiscali vengano chiuse e che le grandi corporation paghino la giusta percentuale di tasse, come tutti", dicono i ribelli del Galles, "e allora riprenderemo a pagarle anche noi".
Il ministro del Tesoro Osborne, imbarazzato dalle rivelazioni sulla "aliquota zero" pagata dai re del web nel Regno Unito, ha effettivamente promesso di cancellare le norme di questo genere. E alcune aziende, come la catena di caffetterie americana Starbucks, a sua volta imbarazzata (i consumatori minacciavano un boicottaggio), adesso pagano una percentuale seppure bassa di tasse. Ma evidentemente il governo ha ancora molto da fare per ristabilire un principio di giustizia in questo campo. Altrimenti un giorno o l'altro tutta l'isola britannica potrebbe trasformarsi in un paradiso fiscale.
In pratica Crickhowell, un comune di 2.800 abitanti nel parco nazionale di Brecon Beacons, ha deciso di diventare "offshore", un paradiso fiscale come certe isolette dei Caraibi o, per restare più vicini, nel canale della Manica. Un bistrò, un ottico, una libreria, un negozio di abbigliamento e altri piccoli empori locali formeranno una società per usufruire delle normative che consentono alle grandi multinazionali di "evadere" legalmente il fisco.
L'iniziativa è stata lanciata da Steve Lewis, proprietario di un ristorante del villaggio: "Quando ho scoperto che con il mio minuscolo business pagavo di tasse sette volte più di Facebook, che nel Regno Unito ha avuto l'anno scorso un fatturato di 233 milioni di sterline (circa 300 milioni di euro, ndr.), mi sono infuriato". E il risultato della sua furia ha messo in moto tutto il paesino, convincendo gli esercenti a rivolgersi a un avvocato per avviare le pratiche necessarie.
Mettersi tutti insieme è una necessità, perché la procedura costa e un singolo contribuente difficilmente la affronterebbe, né avrebbe i requisiti per usufruire delle agevolazioni concesse alle aziende. Ma la ribellione fiscale degli abitanti di Crickhowell non mira veramente a non pagare più le imposte: al contrario, lo scopo ultimo è quello di continuare a pagarle - a patto che le paghino anche i giganti di internet e gli altri profittatori di un sistema percepito come favorevole soltanto ai ricchi.
Il loro piano, infatti, è dimostrare al ministero delle Finanze che in teoria tutte le città e tutti i cittadini britannici potrebbero coalizzarsi per fare altrettanto: il risultato sarebbe che lo stato si ritroverebbe con le casse vuote e cesserebbe di funzionare. Per questo l'iniziativa è stata filmata dalla Bbc per un documentario che andrà in onda l'anno prossimo: "The town that went offshore" (La cittadina che diventò un paradiso fiscale). "Vogliamo che le assurde scappatoie fiscali vengano chiuse e che le grandi corporation paghino la giusta percentuale di tasse, come tutti", dicono i ribelli del Galles, "e allora riprenderemo a pagarle anche noi".
Il ministro del Tesoro Osborne, imbarazzato dalle rivelazioni sulla "aliquota zero" pagata dai re del web nel Regno Unito, ha effettivamente promesso di cancellare le norme di questo genere. E alcune aziende, come la catena di caffetterie americana Starbucks, a sua volta imbarazzata (i consumatori minacciavano un boicottaggio), adesso pagano una percentuale seppure bassa di tasse. Ma evidentemente il governo ha ancora molto da fare per ristabilire un principio di giustizia in questo campo. Altrimenti un giorno o l'altro tutta l'isola britannica potrebbe trasformarsi in un paradiso fiscale.