Latte, nessuna intesa sul prezzo tra aziende e produttori
Non si risolve la battaglia dei produttori di latte per strappare alle aziende che lo lavorano un prezzo più alto, attualmente fermo a 0,34 euro al litro. La Coldiretti chiede tra 0,38 e 0,41 centesimi al litro, le aziende propongono 0,35. Assente alle trattative il ministro Maurizio Martina: la motivazione? "Le leggi Antitrust europee non lo consentono"
MILANO - Non c'è intesa sul prezzo del latte tra allevatori e industria nelle trattative ospitate al Ministero dell'Agricoltura. I rappresentanti dell'industria (Assolatte), tra i quali il gruppo Lactalis, hanno portato a 35 centesimi l'offerta di acquisto e proposto di far decadere l'indicizzazione al prezzo tedesco previsto in alcuni contratti. Un'offerta ritenuta non sufficiente da parte degli allevatori. Il prezzo del latte 'alla stalla' è attualmente a circa 34 centesimi al litro.
La crisi tra chi produce e chi lavora il latte è scoppiata nei giorni scorsi, quando la Coldiretti ha bloccato il magazzino a Ospedaletto Lodigiano della Lactalis, il gruppo francese che ha rilevato i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli, e ha avviato il presidio davanti ad alcuni supermercati. La società ha risposto cessando il ritiro del latte dalle stalle. Alla riunione ospitata dal Mipaaf non ha partecipato il ministro Maurizio…
La crisi tra chi produce e chi lavora il latte è scoppiata nei giorni scorsi, quando la Coldiretti ha bloccato il magazzino a Ospedaletto Lodigiano della Lactalis, il gruppo francese che ha rilevato i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli, e ha avviato il presidio davanti ad alcuni supermercati. La società ha risposto cessando il ritiro del latte dalle stalle. Alla riunione ospitata dal Mipaaf non ha partecipato il ministro Maurizio…
MILANO - Non c'è intesa sul prezzo del latte tra allevatori e industria nelle trattative ospitate al Ministero dell'Agricoltura. I rappresentanti dell'industria (Assolatte), tra i quali il gruppo Lactalis, hanno portato a 35 centesimi l'offerta di acquisto e proposto di far decadere l'indicizzazione al prezzo tedesco previsto in alcuni contratti. Un'offerta ritenuta non sufficiente da parte degli allevatori. Il prezzo del latte 'alla stalla' è attualmente a circa 34 centesimi al litro.
La crisi tra chi produce e chi lavora il latte è scoppiata nei giorni scorsi, quando la Coldiretti ha bloccato il magazzino a Ospedaletto Lodigiano della Lactalis, il gruppo francese che ha rilevato i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli, e ha avviato il presidio davanti ad alcuni supermercati. La società ha risposto cessando il ritiro del latte dalle stalle. Alla riunione ospitata dal Mipaaf non ha partecipato il ministro Maurizio Martina che si è giustificato sostenendo che si tratta di una materia - quella dei prezzi - su cui il governo non può intervenire. E attraverso un suo portavoce ha ribadito che le leggi Antitrust europee non permettono la presenza di un ministro alle trattative sui prezzi. Nei giorni scorsi, tuttavia, Il ministro è sceso in strada al fianco dei manifestanti a Ospedaletto Lodigiano, ha firmato il decreto del Fondo Latte che autorizza 55 milioni di euro per gli allevatori, e ha incontrato separatamente il mondo dell'industria lattiera e quello della Gdo (oggi assente al tavolo), esprimendo 'preoccupazione' e sollecitando gli industriali a 'battere un colpo'.
Terminato il tavolo, il ministro ha diramato un comunicato. "Ci aspettavamo un accordo tra le parti, ma ciò non è accaduto. Si sono misurati segnali che potevano portare a una intesa con uno sforzo di trattativa ulteriore che tuttavia non c'è stato. L'industria in particolare, per la forza e la responsabilità che esercita, poteva e doveva dare un segnale più forte e concreto. Noi andremo avanti con determinazione a sostegno innanzitutto dei nostri allevatori che devono poter vedere remunerato equamente il lavoro che fanno. Rispetto al passato questo governo ha messo in campo iniziative senza precedenti a difesa del settore e non intendiamo certo fermarci qui".
"C'è la volontà di alimentare tensioni nel Paese con la provocatoria offerta di un centesimo in più per litro di latte che umilia il lavoro quotidiano degli allevatori italiani", ha affermato invece la Coldiretti alla conclusione dei lavori. "Si vuole deliberatamente destabilizzare il sistema - denuncia l'associazione - proprio nel momento in cui la ripresa dei consumi, dell'economia e dell'occupazione fa ben sperare anche per l'agroalimentare che è la principale voce di spesa dei cittadini. Si rischia di annacquare - precisa la Coldiretti - i buoni risultati per il settore agricolo realizzati con la legge di Stabilità varata dal governo Renzi. Una comoda sponda per le forze che non credono nel Paese e vogliono mantenere bloccata l'Italia. Si tratta di una chiara dimostrazione che la multinazionale francese Lactalis, proprietaria dei marchi Parmalat, Galbani, Locatelli e Invernizzi, insieme ad altri industriali vuole colpire il vero made in Italy, fatto con latte italiano. Sembrano prevalere - spiega la Coldiretti - le ragioni di un patto scellerato tra Lactalis, quota parte dell'industria e i grandi traders del latte, per puntare sulla produzione straniera da rivendere ai consumatori italiani a prezzi maggiorati fino al 50 per cento rispetto a quelli di altri paesi europei".
Il disegno è chiaramente quello - precisa la Coldiretti - di far chiudere il maggior numero di stalle per "dimezzare la produzione italiana e lucrare sull' importazione di latte da paesi con meno controlli e bassa qualità. La Coldiretti non permetterà che questo accada e alza il livello della mobilitazione per difendere le stalle, il lavoro, il territorio da coloro che non rispettano la legge e vogliono umiliare il paese. Gli allevatori della Coldiretti chiedono che il compenso riconosciuto sia almeno commisurato ai costi di produzione che variano dai 38 ai 41 centesimi al litro secondo l'analisi ufficiale effettuata dall'Ismea in attuazione della legge 91 del luglio 2015 che prevede l'obbligo di contratti a dodici mesi".
"Prendiamo atto dei passi avanti mostrati dalla parte industriale per rispondere alle esigenze del settore. Tuttavia sono passi insufficienti per risolvere la grave crisi e lo stato di sofferenza degli allevatori", ha commentato, invece, il presidente della Cia Dino Scanavino, aggiungendo che serve un "piano strategico" per superare la crisi del latte.
"L'accordo sul prezzo del latte, a queste condizioni, è impossibile. Le proposte degli industriali sono lontane dalle nostre richieste", ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi. "E' importante - ha spiegato in una nota - che Lactalis abbia deciso di abbandonare il riferimento alle quotazioni della Germania, che non sono pertinenti con quelle della realtà italiana, pur in vigenza contrattuale. Tuttavia la proposta di aumento di prezzo non è ancora soddisfacente. La questione, però, non riguarda solo Lactalis, ma tutto il comparto industriale, rappresentato da Assolatte, che è rimasto fermo su condizioni di prezzo non remunerative".
La crisi tra chi produce e chi lavora il latte è scoppiata nei giorni scorsi, quando la Coldiretti ha bloccato il magazzino a Ospedaletto Lodigiano della Lactalis, il gruppo francese che ha rilevato i marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli, e ha avviato il presidio davanti ad alcuni supermercati. La società ha risposto cessando il ritiro del latte dalle stalle. Alla riunione ospitata dal Mipaaf non ha partecipato il ministro Maurizio Martina che si è giustificato sostenendo che si tratta di una materia - quella dei prezzi - su cui il governo non può intervenire. E attraverso un suo portavoce ha ribadito che le leggi Antitrust europee non permettono la presenza di un ministro alle trattative sui prezzi. Nei giorni scorsi, tuttavia, Il ministro è sceso in strada al fianco dei manifestanti a Ospedaletto Lodigiano, ha firmato il decreto del Fondo Latte che autorizza 55 milioni di euro per gli allevatori, e ha incontrato separatamente il mondo dell'industria lattiera e quello della Gdo (oggi assente al tavolo), esprimendo 'preoccupazione' e sollecitando gli industriali a 'battere un colpo'.
Terminato il tavolo, il ministro ha diramato un comunicato. "Ci aspettavamo un accordo tra le parti, ma ciò non è accaduto. Si sono misurati segnali che potevano portare a una intesa con uno sforzo di trattativa ulteriore che tuttavia non c'è stato. L'industria in particolare, per la forza e la responsabilità che esercita, poteva e doveva dare un segnale più forte e concreto. Noi andremo avanti con determinazione a sostegno innanzitutto dei nostri allevatori che devono poter vedere remunerato equamente il lavoro che fanno. Rispetto al passato questo governo ha messo in campo iniziative senza precedenti a difesa del settore e non intendiamo certo fermarci qui".
"C'è la volontà di alimentare tensioni nel Paese con la provocatoria offerta di un centesimo in più per litro di latte che umilia il lavoro quotidiano degli allevatori italiani", ha affermato invece la Coldiretti alla conclusione dei lavori. "Si vuole deliberatamente destabilizzare il sistema - denuncia l'associazione - proprio nel momento in cui la ripresa dei consumi, dell'economia e dell'occupazione fa ben sperare anche per l'agroalimentare che è la principale voce di spesa dei cittadini. Si rischia di annacquare - precisa la Coldiretti - i buoni risultati per il settore agricolo realizzati con la legge di Stabilità varata dal governo Renzi. Una comoda sponda per le forze che non credono nel Paese e vogliono mantenere bloccata l'Italia. Si tratta di una chiara dimostrazione che la multinazionale francese Lactalis, proprietaria dei marchi Parmalat, Galbani, Locatelli e Invernizzi, insieme ad altri industriali vuole colpire il vero made in Italy, fatto con latte italiano. Sembrano prevalere - spiega la Coldiretti - le ragioni di un patto scellerato tra Lactalis, quota parte dell'industria e i grandi traders del latte, per puntare sulla produzione straniera da rivendere ai consumatori italiani a prezzi maggiorati fino al 50 per cento rispetto a quelli di altri paesi europei".
Il disegno è chiaramente quello - precisa la Coldiretti - di far chiudere il maggior numero di stalle per "dimezzare la produzione italiana e lucrare sull' importazione di latte da paesi con meno controlli e bassa qualità. La Coldiretti non permetterà che questo accada e alza il livello della mobilitazione per difendere le stalle, il lavoro, il territorio da coloro che non rispettano la legge e vogliono umiliare il paese. Gli allevatori della Coldiretti chiedono che il compenso riconosciuto sia almeno commisurato ai costi di produzione che variano dai 38 ai 41 centesimi al litro secondo l'analisi ufficiale effettuata dall'Ismea in attuazione della legge 91 del luglio 2015 che prevede l'obbligo di contratti a dodici mesi".
"Prendiamo atto dei passi avanti mostrati dalla parte industriale per rispondere alle esigenze del settore. Tuttavia sono passi insufficienti per risolvere la grave crisi e lo stato di sofferenza degli allevatori", ha commentato, invece, il presidente della Cia Dino Scanavino, aggiungendo che serve un "piano strategico" per superare la crisi del latte.
"L'accordo sul prezzo del latte, a queste condizioni, è impossibile. Le proposte degli industriali sono lontane dalle nostre richieste", ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi. "E' importante - ha spiegato in una nota - che Lactalis abbia deciso di abbandonare il riferimento alle quotazioni della Germania, che non sono pertinenti con quelle della realtà italiana, pur in vigenza contrattuale. Tuttavia la proposta di aumento di prezzo non è ancora soddisfacente. La questione, però, non riguarda solo Lactalis, ma tutto il comparto industriale, rappresentato da Assolatte, che è rimasto fermo su condizioni di prezzo non remunerative".