ROMA - Vuoi usare i dati Auditel? Devi pagare fino a 126 mila euro all'anno. La società che misura i successi e i fiaschi della televisione, il discusso monopolista degli ascolti e degli share rivela il suo assai oneroso tariffario in una nota per il Garante delle Comunicazioni. Clienti privilegiati di Auditel sono i Centri Media. Questi intermediari mettono in contatto le grandi imprese - intenzionate a fare pubblicità - con le tv, le radio, i siti e i giornali che ospiteranno spot e inserzioni. E per organizzare campagne pubblicitarie coerenti, questi Centri Media hanno bisogno dei dati di Auditel nella loro versione più completa.
Ad Auditel pagano dunque una somma annua che non è fissa. È collegata semmai ai soldi che i Centri Media investiranno in pubblicità per i loro clienti, per conto delle imprese. Un budget pubblicitario minimo - parliamo di 8 milioni, noccioline - porta con sé una spesa di 4000 euro l'anno per avere i dati Auditel. Invece il Centro Media che ha in mano pubblicità da 770 fino a 900 milioni dovrà pagare 126 mila euro l'anno per i numeri magici sugli ascolti tv.
Poi ci sono le software house. Queste piccole società ricevono i dati Auditel in una forma più elementare. E ci lavorano sopra per i loro clienti. Se una trasmissione televisiva ha bisogno di capire meglio le aspettative del suo pubblico, in genere bussa alla porta di una software house per una consulenza. E la software house avrà i dati Auditel pagando 13 mila 500 euro l'anno.
Anche le televisioni nazionali, ovvio, sono affamate di questi numeri, a volte inebrianti, altre volte dolorosi. Bene: le nazionali pagano di più se i loro ascolti sono migliori. E in ogni caso dovranno ad Auditel un minimo garantito di 32 mila 400 euro l'anno. Ai quali aggiungeranno 3100 euro l'anno per analisi personalizzate e riservate.
Ecco poi l'assegno delle tv locali. Fino a 100 mila contatti, fino a 100 mila teste raggiunte dunque, la rete locale sborsa 3960 euro. Ai quali aggiungerà 11 euro ogni ulteriori mille contatti.
La nota dell'Auditel ricorda altri dati del suo sistema di rilevamento, anche a proposito di "non vedenti". L'indagine tiene conto delle famiglie senza televisore che sarebbero il 3,1 per cento del totale mentre il 10,2 per cento ha al suo interno almeno un cittadino straniero.
Auditel ragiona poi sul margine d'errore delle indagini. L'errore - scrive - cresce quando è più basso l'ascolto del singolo canale monitorato; e quando la trasmissione televisiva dura molto poco (tipo un telegiornale flash, il meteo). L'errore - ancora - cresce quando più è alto il numero delle persone che guardano lo stesso programma tv nella famiglia.
Auditel però rifiuta di indicare un valore medio, un numero certo che fotografi questo margine ("troppe le variabili in campo") e si offre di calcolare l'errore di volta in volta su richiesta ad esempio di un programma o di un'emittente.
Gonfia il petto, invece, Auditel quando indica i suoi punti di forza. Tra questi c'è il sistema Cts che permette di capire che cosa una famiglia sta guardando grazie all'audio del programma. La scatola che le famiglie Auditel (5697 al momento) hanno sul televisore, il famoso meter, ha in memoria un'infinità di tracce audio dei programmi trasmessi. Così sarebbe in grado di attribuire l'ascolto quando si accorge - dall'audio appunto - che una famiglia segue un determinato evento.
Ad Auditel pagano dunque una somma annua che non è fissa. È collegata semmai ai soldi che i Centri Media investiranno in pubblicità per i loro clienti, per conto delle imprese. Un budget pubblicitario minimo - parliamo di 8 milioni, noccioline - porta con sé una spesa di 4000 euro l'anno per avere i dati Auditel. Invece il Centro Media che ha in mano pubblicità da 770 fino a 900 milioni dovrà pagare 126 mila euro l'anno per i numeri magici sugli ascolti tv.
Poi ci sono le software house. Queste piccole società ricevono i dati Auditel in una forma più elementare. E ci lavorano sopra per i loro clienti. Se una trasmissione televisiva ha bisogno di capire meglio le aspettative del suo pubblico, in genere bussa alla porta di una software house per una consulenza. E la software house avrà i dati Auditel pagando 13 mila 500 euro l'anno.
Anche le televisioni nazionali, ovvio, sono affamate di questi numeri, a volte inebrianti, altre volte dolorosi. Bene: le nazionali pagano di più se i loro ascolti sono migliori. E in ogni caso dovranno ad Auditel un minimo garantito di 32 mila 400 euro l'anno. Ai quali aggiungeranno 3100 euro l'anno per analisi personalizzate e riservate.
Ecco poi l'assegno delle tv locali. Fino a 100 mila contatti, fino a 100 mila teste raggiunte dunque, la rete locale sborsa 3960 euro. Ai quali aggiungerà 11 euro ogni ulteriori mille contatti.
La nota dell'Auditel ricorda altri dati del suo sistema di rilevamento, anche a proposito di "non vedenti". L'indagine tiene conto delle famiglie senza televisore che sarebbero il 3,1 per cento del totale mentre il 10,2 per cento ha al suo interno almeno un cittadino straniero.
Auditel ragiona poi sul margine d'errore delle indagini. L'errore - scrive - cresce quando è più basso l'ascolto del singolo canale monitorato; e quando la trasmissione televisiva dura molto poco (tipo un telegiornale flash, il meteo). L'errore - ancora - cresce quando più è alto il numero delle persone che guardano lo stesso programma tv nella famiglia.
Auditel però rifiuta di indicare un valore medio, un numero certo che fotografi questo margine ("troppe le variabili in campo") e si offre di calcolare l'errore di volta in volta su richiesta ad esempio di un programma o di un'emittente.
Gonfia il petto, invece, Auditel quando indica i suoi punti di forza. Tra questi c'è il sistema Cts che permette di capire che cosa una famiglia sta guardando grazie all'audio del programma. La scatola che le famiglie Auditel (5697 al momento) hanno sul televisore, il famoso meter, ha in memoria un'infinità di tracce audio dei programmi trasmessi. Così sarebbe in grado di attribuire l'ascolto quando si accorge - dall'audio appunto - che una famiglia segue un determinato evento.