Fisco, la stretta contro le multinazionali sul tavolo del G20
di RAFFAELE RICCIARDILe quindici azioni proposte dall'Ocse devono essere condivise dai leader dei principali Paesi mondiali, riuniti in Turchia domenica e lunedì. Dagli accordi con i singoli gruppi al transfer pricing, ecco il quadro delle regole proposte per combattere un fenomeno che sottrae fino a 240 miliardi di dollari l'anno alle casse del Fisco in tutto il mondo
MILANO - Crisi dei rifugiati, ripresa occupazionale, inclusione sociale dei più giovani. Ma anche riforma della tassazione internazionale, per arrivare alla definizione di nuovi standard che permettano di assottigliare quella fetta - stimata tra 100 e 240 miliardi di dollari - di imposte non pagate ogni anno dalle multinazionali. I Grandi della terra si riuniscono domenica e lunedì nel G20 di Antalya, in Turchia, e sul piatto delle discussioni va l'amibizioso accordo per "mettere in pratica ulteriori azioni a livello globale per combattere l'elusione e l'evasione fiscale nelle operazioni che superano i confini nazionali, compresa la definizione e la messa in pratica del Base Erosion and Profit Shifting action plan (Beps)", proposto dall'Ocse. A presentare in questi termini il summit turco è stato il duo di vertice dell'Unione europea, Tusk-Juncker, che ha messo nero su bianco l'agenda Ue per il G20, includendo appunto l'ordine…
MILANO - Crisi dei rifugiati, ripresa occupazionale, inclusione sociale dei più giovani. Ma anche riforma della tassazione internazionale, per arrivare alla definizione di nuovi standard che permettano di assottigliare quella fetta - stimata tra 100 e 240 miliardi di dollari - di imposte non pagate ogni anno dalle multinazionali. I Grandi della terra si riuniscono domenica e lunedì nel G20 di Antalya, in Turchia, e sul piatto delle discussioni va l'amibizioso accordo per "mettere in pratica ulteriori azioni a livello globale per combattere l'elusione e l'evasione fiscale nelle operazioni che superano i confini nazionali, compresa la definizione e la messa in pratica del Base Erosion and Profit Shifting action plan (Beps)", proposto dall'Ocse. A presentare in questi termini il summit turco è stato il duo di vertice dell'Unione europea, Tusk-Juncker, che ha messo nero su bianco l'agenda Ue per il G20, includendo appunto l'ordine del giorno sulla tassazione.
La Ue si presenta sul tavolo internazionale forte dell'accordo siglato dai ministri delle finanze lo scorso 6 ottobre, che prevede lo scambio di informazioni tra Autorità fiscali nazionali sugli accordi sulla tassazione presi con le multinazionali (i cosiddetti tax ruling). In quei giorni, nel G20 finanziario di Lima, era stato supportato all'unanimità il set di norme proposto dall'Ocse per limitare l'elusione fiscale. Coincidenza del calendario, proprio il 16 novembre è per altro prevista un'audizione dei rappresentanti di alcune grandi multinazionali (da Amazon a Google, passando per Facebook, Barclays, McDonald's e Coca Cola) nella commissione speciale sui tax ruling del Parlamento europeo. La partecipazione di Sergio Marchionne, invitato per Fca, è ancora in forse. Apple non è stata convocata, ma subito dopo Natale è atteso un giudizio europeo sul suo trattamento in Irlanda, dove ha appena annunciato (con un timing perfetto) l'assunzione di mille persone.
Ma in che cosa consiste il progetto per limitare il Beps proposto dall'Ocse e sottoscritto a Lima come un evento epocale? Un documento del Servizio Bilancio del Senato aiuta a fare ordine. Il dato di partenza è che le grandi aziende riescono a metter in pratica strategie fiscali per sottrarre imposte al fisco, a cominciare dal trasferimento dei profitti (profit shifting) in Paesi dove la tassazione è nulla o molto ridotta. Secondo l'Ocse, tra il 4 e il 10 per cento del gettito globale relativo all'imposizione societaria sfugge al Fisco per queste pratiche. "Nell'ultimo decennio, gli ordinamenti nazionali si sono dimostrati inadeguati nel fronteggiare le pratiche fiscali aggressive di alcune società operanti su scala globale. In pratica, dal problema della doppia imposizione si è passati a quello della doppia non imposizione", annotano i tecnici ricordando come ora le grandi aziende riescano a inserirsi nei vuoti normativi e nella mancanza di cooperazione tra Paesi per trarne vantaggio.
Nel nuovo pacchetto di azioni proposto dall'Ocse, ci sono standard minimi in materia di scambio di informazioni tra Paesi; abuso dei trattati per porre fine allo sfruttamento di società-veicolo costituite ad hoc per non pagare le tasse; limitazioni alle pratiche fiscali che rendono la proprietà intellettuale un terreno fertile per l'elusione; scambio automatico di informazioni sui tax ruling; accordi tra amministrazioni per non dar luogo a una doppia tassazione.
I pilastri del progetto. Il Piano d'Azione consta di due azioni trasversali (la 1 e la 15) e di tre pilastri intorno ai quali ruotano le altre contromisure da prendere (da 2 a 14). Secondo la guida del Servizio Bilancio del Senato, i tre pilastri sono:
Stop alle doppie non-imposizioni. L'azione 2 prevede la neutralizzazione degli effetti degli hybrid mismatch arrangements, le strategie che mirano a sfruttare le asimmetrie tra i diversi ordinamenti nazionali per avvantaggiarsi. Per esempio, si riesce a sfruttare "doppie non-imposizioni" o deduzioni della stessa spesa su vari ordinamenti, in modo da non pagare le tasse. La terza azione riguarda invece la normativa sulle controllate estere, per arrivare a norme che evitino lo spostamento fittizio dei redditi verso società domiciliate in Paesi a fiscalità privilegiata. "Si tratta di definire con estrema precisione il concetto di controllo", sintetizzano i tecnici. L'azione 4 punta a limitare l'erosione dell'imponibile per la deduzione di interessi e altri costi relativi a finanziamenti effettuati tra società dello stesso gruppo. La quinta prevede una ristrutturazione del lavoro sulle pratiche fiscali dannose, con uno scambio di informazioni obbligatorio in merito alle decisioni che riguardano i regimi agevolati.
Basta usare le 'caselle delle lettere' per sfruttare vantaggi fiscali. L'azione 6 limita, con clausole anti-abuso, la concessione di benefici "in circostanze non appropriate". Si fa riferimento al 'treaty shopping', quando un'azienda che non risiede in nessuno di due Stati che hanno stipulato un trattato fiscale, cerca di beneficiare di vantaggi riservati ai residenti attraverso società fittizie (letterboxes, delle 'caselle delle lettere' che servono solo per dimostrare di aver aperto una sede in un Paese), inesistenti dal punto di vista sostanziale. La settima amplia il concetto di 'stabile organizzazione' per neutralizzare le strategie di frammentazione dell'attività per far figurare i profitti laddove è più conveniente. Il pacchetto di azioni dalla 8 alla 10 riguarda il transfer pricing, cioè il prezzo di trasferimento di beni e servizi dentro uno stesso gruppo, dalla sua dimensione nei beni immateriali alle aree ad alto rischio ai fini dell'erosione, ocme quella dei costi di gestione (pompati per far figurare meno profitti).
Misurare fenomeno e progressi. Le ultime azioni riguardano la misurazione del fenomeno del Beps (azione 11) attraverso un "cruscotto di sei indicatori". Con l'azione 12 si analizzano le metodologie attraverso le quali possono essere portati a galla i fenomeni di pianificazione aggressiva da parte delle società e con la 13 si guarda alla documentazione richiesta alle multinazionali in materia di transfer pricing, creando un database comune alle quali possano accedere le Amministrazioni finanziarie dei vari Paesi. L'ultima azione, la 14, ha lo scopo di rendere più efficaci i meccanismi di risoluzione delle controversie.
Cosa succederà. Le nuove linee guida sul transfer pricing, dicono i tecnici, "saranno immediatamente applicabili, mentre altre richiederanno una revisione delle normative nazionali e dei trattati bilaterali". In pratica, la "collaborazione dei diversi Paesi continuerà fino al 2020 per completare le diverse linee di attività che nel corso dei prossimi quattro anni verranno monitorate attraverso un quadro di monitoraggio che sarà presentato entro i primi mesi del 2016". La strada è lunga. Intanto, secondo un sondaggio di Deloitte, i manager iniziano a fare i conti con il possibile cambiamento di scenario: quasi il 38% di loro è preoccupato dal maggiro lavoro di compliance che li attende, il 17% teme di incorrere in doppie tassazioni e quasi il 15% di veder crescere il tax rate effettivo sulle transazioni oltreconfine.
La Ue si presenta sul tavolo internazionale forte dell'accordo siglato dai ministri delle finanze lo scorso 6 ottobre, che prevede lo scambio di informazioni tra Autorità fiscali nazionali sugli accordi sulla tassazione presi con le multinazionali (i cosiddetti tax ruling). In quei giorni, nel G20 finanziario di Lima, era stato supportato all'unanimità il set di norme proposto dall'Ocse per limitare l'elusione fiscale. Coincidenza del calendario, proprio il 16 novembre è per altro prevista un'audizione dei rappresentanti di alcune grandi multinazionali (da Amazon a Google, passando per Facebook, Barclays, McDonald's e Coca Cola) nella commissione speciale sui tax ruling del Parlamento europeo. La partecipazione di Sergio Marchionne, invitato per Fca, è ancora in forse. Apple non è stata convocata, ma subito dopo Natale è atteso un giudizio europeo sul suo trattamento in Irlanda, dove ha appena annunciato (con un timing perfetto) l'assunzione di mille persone.
Ma in che cosa consiste il progetto per limitare il Beps proposto dall'Ocse e sottoscritto a Lima come un evento epocale? Un documento del Servizio Bilancio del Senato aiuta a fare ordine. Il dato di partenza è che le grandi aziende riescono a metter in pratica strategie fiscali per sottrarre imposte al fisco, a cominciare dal trasferimento dei profitti (profit shifting) in Paesi dove la tassazione è nulla o molto ridotta. Secondo l'Ocse, tra il 4 e il 10 per cento del gettito globale relativo all'imposizione societaria sfugge al Fisco per queste pratiche. "Nell'ultimo decennio, gli ordinamenti nazionali si sono dimostrati inadeguati nel fronteggiare le pratiche fiscali aggressive di alcune società operanti su scala globale. In pratica, dal problema della doppia imposizione si è passati a quello della doppia non imposizione", annotano i tecnici ricordando come ora le grandi aziende riescano a inserirsi nei vuoti normativi e nella mancanza di cooperazione tra Paesi per trarne vantaggio.
Nel nuovo pacchetto di azioni proposto dall'Ocse, ci sono standard minimi in materia di scambio di informazioni tra Paesi; abuso dei trattati per porre fine allo sfruttamento di società-veicolo costituite ad hoc per non pagare le tasse; limitazioni alle pratiche fiscali che rendono la proprietà intellettuale un terreno fertile per l'elusione; scambio automatico di informazioni sui tax ruling; accordi tra amministrazioni per non dar luogo a una doppia tassazione.
I pilastri del progetto. Il Piano d'Azione consta di due azioni trasversali (la 1 e la 15) e di tre pilastri intorno ai quali ruotano le altre contromisure da prendere (da 2 a 14). Secondo la guida del Servizio Bilancio del Senato, i tre pilastri sono:
- Dare coerenza ai regimi fiscali nazionali in materia di attività trans-nazionali
- Rafforzare i requisiti sostanziali alla base degli standard internazionali vigenti, allineando la tassazione con la localizzazione delle attività produttive (pagare le tasse dove si fanno gli utili)
- Aumentare trasparenza, scambio di informazioni e certezza del diritto
Stop alle doppie non-imposizioni. L'azione 2 prevede la neutralizzazione degli effetti degli hybrid mismatch arrangements, le strategie che mirano a sfruttare le asimmetrie tra i diversi ordinamenti nazionali per avvantaggiarsi. Per esempio, si riesce a sfruttare "doppie non-imposizioni" o deduzioni della stessa spesa su vari ordinamenti, in modo da non pagare le tasse. La terza azione riguarda invece la normativa sulle controllate estere, per arrivare a norme che evitino lo spostamento fittizio dei redditi verso società domiciliate in Paesi a fiscalità privilegiata. "Si tratta di definire con estrema precisione il concetto di controllo", sintetizzano i tecnici. L'azione 4 punta a limitare l'erosione dell'imponibile per la deduzione di interessi e altri costi relativi a finanziamenti effettuati tra società dello stesso gruppo. La quinta prevede una ristrutturazione del lavoro sulle pratiche fiscali dannose, con uno scambio di informazioni obbligatorio in merito alle decisioni che riguardano i regimi agevolati.
Basta usare le 'caselle delle lettere' per sfruttare vantaggi fiscali. L'azione 6 limita, con clausole anti-abuso, la concessione di benefici "in circostanze non appropriate". Si fa riferimento al 'treaty shopping', quando un'azienda che non risiede in nessuno di due Stati che hanno stipulato un trattato fiscale, cerca di beneficiare di vantaggi riservati ai residenti attraverso società fittizie (letterboxes, delle 'caselle delle lettere' che servono solo per dimostrare di aver aperto una sede in un Paese), inesistenti dal punto di vista sostanziale. La settima amplia il concetto di 'stabile organizzazione' per neutralizzare le strategie di frammentazione dell'attività per far figurare i profitti laddove è più conveniente. Il pacchetto di azioni dalla 8 alla 10 riguarda il transfer pricing, cioè il prezzo di trasferimento di beni e servizi dentro uno stesso gruppo, dalla sua dimensione nei beni immateriali alle aree ad alto rischio ai fini dell'erosione, ocme quella dei costi di gestione (pompati per far figurare meno profitti).
Misurare fenomeno e progressi. Le ultime azioni riguardano la misurazione del fenomeno del Beps (azione 11) attraverso un "cruscotto di sei indicatori". Con l'azione 12 si analizzano le metodologie attraverso le quali possono essere portati a galla i fenomeni di pianificazione aggressiva da parte delle società e con la 13 si guarda alla documentazione richiesta alle multinazionali in materia di transfer pricing, creando un database comune alle quali possano accedere le Amministrazioni finanziarie dei vari Paesi. L'ultima azione, la 14, ha lo scopo di rendere più efficaci i meccanismi di risoluzione delle controversie.
Cosa succederà. Le nuove linee guida sul transfer pricing, dicono i tecnici, "saranno immediatamente applicabili, mentre altre richiederanno una revisione delle normative nazionali e dei trattati bilaterali". In pratica, la "collaborazione dei diversi Paesi continuerà fino al 2020 per completare le diverse linee di attività che nel corso dei prossimi quattro anni verranno monitorate attraverso un quadro di monitoraggio che sarà presentato entro i primi mesi del 2016". La strada è lunga. Intanto, secondo un sondaggio di Deloitte, i manager iniziano a fare i conti con il possibile cambiamento di scenario: quasi il 38% di loro è preoccupato dal maggiro lavoro di compliance che li attende, il 17% teme di incorrere in doppie tassazioni e quasi il 15% di veder crescere il tax rate effettivo sulle transazioni oltreconfine.