MILANO - Ahmad insegna: con duemila dollari e pochi giorni si può avere un passaporto siriano. E, con un po' di fortuna, ottenere lo status di rifugiato per arrivare in Europa. Senza dover scommettere sulla roulette dei barconi. Ma per entrare in Europa c'è anche un modo più sicuro: diventare cittadini europei. Come? Basta pagare. Soprattutto se come porta d'ingresso si scelgono Malta, Cipro o la Bulgaria. Paesi in crisi economica per diversi motivi che per fare cassa hanno messo in vendita i loro passaporti. Certo i prezzi non sono accessibili a tutti, ma per un'organizzazione come l'Isis, con un budget stimato in due miliardi di dollari e almeno un milione al giorno di ricavi dalla vendite del petrolio, si tratta di poca roba.
Per diventare un cittadino maltese bastano 650mila euro, senza peraltro aver alcun obbligo di residenza. Cipro, terra di conquista russa, chiede 5 milioni, mentre la Bulgaria, dopo il crollo degli investimenti esteri diretti, si accontenta di poco più di 500mila euro di spese nel Paese. In sostanza ci sono almeno due modi per circolare indisturbati in tutto il Vecchio continente: comprare un passaporto in cambio di investimenti in bond e azioni o con denaro contante; oppure ottenere la residenza attraverso l'acquisto di un immobile, investendo in debito pubblico o aprendo una società, in un paese a scelta tra Portogallo, Spagna, Irlanda, Grecia, Lettonia, Austria, Regno Unito. Spesso, peraltro, la residenza è solo l'anticamera della cittadinanza.
Certo, Bulgaria, Cipro, Irlanda e Regno Unito non appartengono allo spazio di Schengen quindi a ogni cittadino può essere chiesto di mostrare il passaporto per circolare da un Paese all'altro, ma questo non ne limita certo la libertà di movimento. L'unico limite è piuttosto quello previsto dalle norme europee che permettono a qualsiasi Stato di negare l'accesso "per ragioni politiche, di sicurezza o di salute pubblica" a chiunque a patto di dimostrare che il cittadino costituisca una "minaccia concreta e sufficientemente grave".
Per il momento non esistono dati ufficiali, ma il proliferare di studi specializzati nell'acquisto di cittadinanze - come l'inglese Henley&Partners - dimostra che il fenomeno è in crescita. Buona parte delle richieste giungono da Cina, Russia, Vietnam e le altri "tigri asiatiche" fino ai cittadini ricchi che non mancano in Marocco, Tunisia, Egitto o nei Paesi del Golfo. La maggior parte cerca sicurezza, nuovi spazi per fare affari e vita europea. Ma non di tutti si conosce la reale identità e nelle pieghe del sistema si nascondono anche le porte d'accesso al mondo occidentale per le grandi organizzazioni terroristiche.
Poche settimane fa europarlamentare di Forza Italia, Lara Comi, aveva presentato un'interrogazione alla Commissione europea proprio sulla compravendita della cittadinanza: "Chi può permetterselo ottiene, in pochi mesi e praticamente senza controlli, un passaporto europeo con tutti i vantaggi che questo comporta e con tutti i rischi del caso".
Per diventare un cittadino maltese bastano 650mila euro, senza peraltro aver alcun obbligo di residenza. Cipro, terra di conquista russa, chiede 5 milioni, mentre la Bulgaria, dopo il crollo degli investimenti esteri diretti, si accontenta di poco più di 500mila euro di spese nel Paese. In sostanza ci sono almeno due modi per circolare indisturbati in tutto il Vecchio continente: comprare un passaporto in cambio di investimenti in bond e azioni o con denaro contante; oppure ottenere la residenza attraverso l'acquisto di un immobile, investendo in debito pubblico o aprendo una società, in un paese a scelta tra Portogallo, Spagna, Irlanda, Grecia, Lettonia, Austria, Regno Unito. Spesso, peraltro, la residenza è solo l'anticamera della cittadinanza.
Certo, Bulgaria, Cipro, Irlanda e Regno Unito non appartengono allo spazio di Schengen quindi a ogni cittadino può essere chiesto di mostrare il passaporto per circolare da un Paese all'altro, ma questo non ne limita certo la libertà di movimento. L'unico limite è piuttosto quello previsto dalle norme europee che permettono a qualsiasi Stato di negare l'accesso "per ragioni politiche, di sicurezza o di salute pubblica" a chiunque a patto di dimostrare che il cittadino costituisca una "minaccia concreta e sufficientemente grave".
Per il momento non esistono dati ufficiali, ma il proliferare di studi specializzati nell'acquisto di cittadinanze - come l'inglese Henley&Partners - dimostra che il fenomeno è in crescita. Buona parte delle richieste giungono da Cina, Russia, Vietnam e le altri "tigri asiatiche" fino ai cittadini ricchi che non mancano in Marocco, Tunisia, Egitto o nei Paesi del Golfo. La maggior parte cerca sicurezza, nuovi spazi per fare affari e vita europea. Ma non di tutti si conosce la reale identità e nelle pieghe del sistema si nascondono anche le porte d'accesso al mondo occidentale per le grandi organizzazioni terroristiche.
Poche settimane fa europarlamentare di Forza Italia, Lara Comi, aveva presentato un'interrogazione alla Commissione europea proprio sulla compravendita della cittadinanza: "Chi può permetterselo ottiene, in pochi mesi e praticamente senza controlli, un passaporto europeo con tutti i vantaggi che questo comporta e con tutti i rischi del caso".