Economia

Nei negozi italiani furti per 2,95 miliardi: costano 90 euro a testa

I taccheggiatori prendono di mira prodotti di piccole dimensioni e facili da nascondere, ma anche con un'alta rivendibilità. Tra i paesi in cui si ruba di più anche l'Olanda e la Finlandia
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MILANO -  I taccheggiatori hanno soprattutto sete (di vino) e fame (di formaggio). Poi si dedicano alla moda, con una predilizione per le scarpe da ginnastica, e alla bellezza scegliendo profumi e lametta da barba. Solo dopo guardano si occupano di cellulari e attrezzi per la casa. Che, d'altra parte, sono anche i più difficili da far sparire nell'indifferenza generale. Certo è che il fenomeno dei furti, del taccheggio e delle truffe nel settore del commercio è in continua crescita nell'ultimo biennio ha raggiunto quota 92,98 miliardi di euro, praticamente il 6% del Pil italiano. E' quando emerge dall'edizione 2015 del Barometro Mondiale dei Furti nel Retail, promosso da Checkpoint Systems e condotto nel 2014-2015 da The Smart Cube, che ha messo in evidenza il valore delle differenze inventariali nel mondo. Le perdite complessive rappresentano l'1,23% delle vendite retail nei 24 paesi esamanti: un costo che - inevitabilmente - viene scaricato sul prezzo finali pagato dai consumatori.

La ricerca. Secondo lo studio, nel periodo 2014-2015 l'America Latina ha registrato la percentuale più alta di differenze inventariali, pari a 1,55%, seguita dal Nord America (1,27%), Asia Pacifico (1,17%) ed Europa (1,05%). La sorpresa è piuttosto nei paesi che presentano percentuali più alte: alle spalle del Messico (1,68%) ci sono le insospettabili l'Olanda (1,48%) e Finlandia (1,38%), mentre Norvegia (0,75%), Svizzera (0,76%) e Francia (0,81%) compongono il podio dei più onesti.

L'Italia. Le differenze inventariali nel nostro Paese ammontano all'1,01% del fatturato pari a 2,95 miliardi (lo 0,2% del Pi) di perdite per gli esercenti. Numeri che valgono l'ottavo posto mondiale ma che si traducono in maggiori costi pari a 90,68 euro a persone. IN particolare il Barometro Mondiale dei Furti rivela che in Italia quasi il 70% della differenza inventariale è dovuto ai furti, di cui il 45% da parte dei clienti, il 23% dei dipendenti disonesti, seguiti dagli errori amministrativi, che si assestano al 19% e dalle frodi dei fornitori per un 13%.

I prodotti più rubati. In Italia, i taccheggiatori e i dipendenti disonesti prendono di mira prodotti di piccole dimensioni e facili da nascondere, ma anche prodotti di valore e con un'alta rivendibilità. Le categorie merceologiche più colpite sono l'alimentare, con vini e liquori in testa alla classifica, seguiti da formaggio e carne fresca; la moda con accessori, calzature ed abbigliamento sportivo; la bellezza, dove, ai primi posti troviamo lamette, cosmetici e profumi e la tecnolocia dove i prodottu più a rischio sono accessori per cellulari, smartphone e tablet. Infine nel Brico gli attrezzi elettrici, le batterie ed i cavi sono in cima alla classifica dei prodotti più rubati.

Quando si ruba. Il picco massimo delle differenze inventariali si registra durante la stagione invernale (46%), a causa dell'alto traffico di persone, dell'eccesso di scorte nei punti vendita e dell'assunzione di personale a tempo. Ma anche perché è più facile nascondere gli articoli rubati sotto vestiti pesanti. Inoltre, è stato osservato che il numero dei furti è più alto durante le vacanze proprio per l'alto traffico di clienti nei punti vendita e perché, diminuendo le ore di luce, i ladri possono dileguarsi più facilmente.
Infine, nella stagione autunnale (24%) e primaverile (18%) il rischio di differenze inventariali diventa massimo in concomitanza dei saldi.