Economia

La Fed prepara la stretta graduale, acquisti sui mercati europei

Mario Draghi e Janet Yellen (ap)
Le Borse apprezzano i toni usati dalla Federal Reserve: ha ribadito l'intenzione di procedere lentamente verso il ritorno alla normalità. In calo spread e rendimento dei Btp in attesa delle mosse della Bce. L'euro recupera quota 1,07 sul dollaro. Visco: "Gli attacchi di Parigi peseranno sulla fiducia"
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MILANO - Le Borse brindano alla Fed. Meglio, i mercati del Vecchio continente apprezzano la chiarezza con cui la Banca centrale americana ha ripreso a comunicare. Dalla pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, è infatti emersa l'intenzione di rialzare a dicembre i tassi d'interesse per la prima volta dal 2006, ma Janet Yellen ha ribadito che la stretta sarà graduale, lasciando intendere che il costo del denaro resterà basso ancora a lungo. La salita dei tassi non sarà repentina e anche a dicembre potrebbe essere rinviata, se i banchieri americani riscontrassero un aumento dei rischi al ribasso. Soprattutto alla luce delle tensioni alimentate dagli attacchi di Parigi. Secondo i future sui Fed Funds c'è il 67% di probabilità che la Fed rialzi i tassi a dicembre: il mese scorso c'era solo il 5,7%.

Contestualmente, la prima settimana di gennaio, la Bce di Mario Draghi dovrebbe annunciare il potenziamento del Quantitative easing per spingere la ripresa e l'inflazione che nell'Eurozona ancora stentano d'altra parte le minute dell'ultimo incontro sono chiare: sono "alti" i rischi di un ribasso delle prospettive d'inflazione, che sarebbe "particolarmente preoccupante". Per alcuni governatori sono ancora "rilevanti" i rischi di deflazione. A fare del probabile intervento è soprattutto l'euro, che però oggi si rafforza sul biglietto verde e chiude sopra quota 1,07 dollari: la moneta europea passa di mano a 1,0740 dollari e a 131,86 yen. Anche la Banca centrale cinese è attiva: ha annunciato un taglio dei tassi sulle operazioni di rifinanziamento a uno e sette giorni, con il tasso overnight che scende al 2,75% mentre il tasso a sette giorni al 3,25%.

Piazza Affari perde slancio nel pomeriggio ma chiude comunque in rialzo dello 0,45%, con Finmeccanica ancora tra i migliori per i possibili incrementi delle spese militari. Londra sale dello 0,81% finale, Francoforte dell'1,14% e Parigi dello 0,17%. Wall Street chiude in lieve perdita. Il Dow Jones registra una flessione dello 0,02%, pari a 4,41 punti, e si ferma a quota 17.732,75. Il Nasdaq perde lo 0,03%, a quota 5.073,6.. Lo spread termina la giornata a 103 punti base, mentre i Btp a 10 anni sul mercato secondario rendono l'1,5%. Sulla Borsa milanese si preapara il debutto dell'Agenzia per il lavoro Openjobmetis, che comincia domani l'offerta pubblica, mentre Enel resta fiacca dopo un piano che non ha portato spunti positivi per gli investitori.

L'Ocse ha certificato che nell'area di competenza il Pil è scivola nel terzo trimestre, dallo 0,6% allo 0,4%, in linea con le stime. Un campanello dall'arme sulle possibile conseguenze degli attentati di Parigi è arrivato dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, per il quale "aggiungeranno sicuramente in maniera negativa il loro peso sulla fiducia e faranno aumentare i livelli di incertezza. Questo potrebbe rendere più difficile sostenere la ripresa dell'accumulo di capitali". Negli Usa, intanto, le richieste iniziali di sussidio alla disoccupazione sono calate di 5mila unità attestandosi a un totale di 271mila unità nella settimana terminata lo scorso 14 novembre.

Nuova seduta tonica per la Borsa di Tokyo dopo che alla vigilia era rimasta pressochè invariata. A spingere con decisione gli acquisti sul listino sono state le minute della Fed che hanno rafforzato l'aspettativa di un prossimo rialzo dei tassi usa, il primo dopo dieci anni. Il mercato ha ignorato, invece, il nulla di fatto da parte della Bank of Japan che non ha preso iniziative dopo la nuova recessione in cui è caduto il paese. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha chiuso a 19.859,81 punti, in rialzo dell'1,07%.

Iersi sera, Wall Street ha archiviato la giornata sui massimi di seduta: gli indici hanno accelerato al rialzo dopo la diffusione dei verbali della riunione della Federal Reserve del 27 e 28 ottobre scorsi. Il documento ha confermato quello che in molti pensavano: nel meeting del 15 e 16 dicembre prossimo la banca centrale americana potrebbe alzare i tassi per la prima volta dal 2006. I membri della Fed infatti sono convinti che in quel momento dell'anno saranno state raggiunte le condizioni che giustificano una stretta. Ad essere piaciuto al mercato è il fatto che la traiettoria dei tassi, fermi al minimo storico pari allo 0-0,25% dal dicembre 2008, sembra destinata ad essere particolarmente graduale. Il Dow Jones ha guadagnato l'1,4%, l'S&P 500 ha aggiunto l'1,6%, mentre il Nasdaq è salito dell'1,8%.

Tra le materie prime, il petrolio tratta in calo a New York, dove le quotazioni perdono l'1,57% a 40,11 dollari al barile. Il tema predominante continua a essere l'eccesso di scorte mondiali, incluse quelle negli Stati Uniti come dimostrato dal dato settimanale di ieri anche se cresciuto meno delle previsioni. Le attese per un inverno non particolarmente freddo portano alcuni analisti ad aspettarsi un ulteriore calo dei prezzi. Il tutto si verifica in vista del ritorno sul mercato del petrolio iraniano non appena le sanzioni imposte dall'occidente verranno rimosse come parte dell'accordo sul nucleare siglato tra Teheran e le principali potenze mondiali. L'oro risale dai minimi degli ultimi 5 anni e viene scambiato sui mercati a 1.069 dollari l'oncia (+0,7%). Per gli analisti tuttavia all'inizio del 2016 il metallo dovrebbe scendere sotto la soglia dei 1000 dollari visto che la Fed, come emerso dai verbali della riunione di fine ottobre, dovrebbe rialzare a dicembre il costo del denaro dopo sette anni a quota zero.