MILANO - Le Borse rimbalzano tra Stati Uniti ed Eurozona e chiudono all'insegna della volatilità una settimana di alti e bassi. Sull'altra sponda dell'Atlantico continuano a crescere le attese per un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del 15-16 dicembre con le probabilità misurate dai future sui Fed funds in aumento al 72%. Ad alimentare le aspettative in questo senso degli addetti ai lavori sono state ieri, a mercati chiusi, le parole del numero due della Fed, Stanley Fischer, secondo cui una decisione non è ancora stata presa, ma è stato fatto "tutto quello che potevamo" per evitare di sorprendere gli investitori con quella che sarà la prima stretta dal 2006. In sostanza il mercato deve aspettarsi un graduale rialzo dei tassi già a fine anno. Oggi, il governatore della Fed di St. Louis, James Bullard, ha puntellato le possibilità di rialzo dei tassi sottolineando che "l'inflazione americana crescerà in modo relativamente veloce da qui all'anno prossimo, a patto che i prezzi del petrolio si assestino", e che "il mercato del lavoro è migliorato in maniera sostanziale". In accordo il collega di New York, William Dudley, per il quale gli Usa sono "vicini al raggiungimento degli obiettivi per il rialzo dei tassi".
In Europa, invece, il presidente della Bce, Mario Draghi è intervenuto al Frankfurt European Banking congress: "Se decidiamo che la traiettoria attuale della nostra politica monetaria non è sufficiente per centrare l'obiettivo, faremo quello che dobbiamo fare per innalzare l'inflazione il più presto possibile. Questo è quanto richiede il nostro mandato per la stabilità dei prezzi". Sempre più probabile, dunque, che nella prossima riunione della Bce, il 3 dicembre, venga rafforzato il Quantitative easing. Dalla pubblicazione delle minute dell'ultimo incontro, infatti, è emerso come diversi banchieri centrali siano preoccupati per la bassa inflazione. Alcuni - addirittura - vedono pressioni deflazionistiche. Tutti segnali che spingeranno la Banca centrale europea a intervenire.
In Germania, intanto, a ottobre i prezzi alla produzione sono scesi dello 0,4% rispetto a settembre e del 2,3% nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente. Mista la chiusura delle Borse europee: Piazza Affari perde lo 0,23%, Londra aggiunge lo 0,07%, Francoforte lo 0,33% e Parigi lima 0,08%. Wall Street, reduce da una giornata contrastata, tratta in rialzo: quando in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones sale dello 0,8% e il Nasdaq dello 0,6%. Sempre caldo in Borsa Italiana il tema Telecom: Vivendi ha confermato la fiducia al management della compagnia, smorzando le ipotesi secondo le quali il presidente Vincent Bollorè avrebbe contattato il ceo di Generali, Mario Greco, per sondare la sua disponibilità a prendere il posto di Marco Patuano come amministratore delegato di Telecom.
Chiusura in calo per l'euro sotto quota 1,06 dollari dopo le parole di Draghi. La moneta unica passa di mano a 1,0658 dollari e a 130,88 yen. Il cambio dollaro/yen è stabile a 122,79. Lo spread è stabile in area 100 punti base, mentre il rendimento dei Btp decennali sul mercato secondario cala all'1,48%. A settembre, la bilancia dei pagamenti dell'Ue ha registrato un surplus di 15,9 miliardi di euro, in salita rispetto ai 13,8 miliardi di agosto e ai 10,9 di settembre 2014. A novembre, l'indicatore della Commissione europea che misura la fiducia dei consumatori si è attestato nella zona euro a quota -6 con un incremento di 1,6 punti rispetto a ottobre. Nella Ue +1,3 punti a quota -4,4 punti. Soltanto una piccola parte delle interviste è stata raccolta dopo gli attacchi di Parigi.
Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso la sua quarta sessione positiva nonostante la rimonta dello yen che penalizza le esportazioni. In un mercato stagnante, alla vigilia di un lungo week end, il cambio di direzione rispetto alla tendenza negativa di avvio giornata è avvenuto negli ultimi minuti di contrattazione. Il Nikkei ha guadagnato lo 0,10% a quota 19,879.81 punti, il livello di chiusura più alto raggiunto negli ultimi tre mesi. L'indice aveva iniziato la settimana in rosso dopo gli attentati di Parigi e l'annuncio di una ricaduta in recessione del Paese, per poi risalire.
Tra le materie prime, restano sulla soglia dei 40 dollari al barile le quotazioni del petrolio a New York con i contratti sul greggio Wti con scadenza a dicembre che recuperano 2 centesimi a 40,5 dollari al barile. In rialzo di 14 centesimi il brent a 44,3 dollari. Aumentano le quotazioni dell'oro dai minimi su cinque anni raggiunti nei giorni scorsi: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,4% a 1.085 dollari l'oncia.
In Europa, invece, il presidente della Bce, Mario Draghi è intervenuto al Frankfurt European Banking congress: "Se decidiamo che la traiettoria attuale della nostra politica monetaria non è sufficiente per centrare l'obiettivo, faremo quello che dobbiamo fare per innalzare l'inflazione il più presto possibile. Questo è quanto richiede il nostro mandato per la stabilità dei prezzi". Sempre più probabile, dunque, che nella prossima riunione della Bce, il 3 dicembre, venga rafforzato il Quantitative easing. Dalla pubblicazione delle minute dell'ultimo incontro, infatti, è emerso come diversi banchieri centrali siano preoccupati per la bassa inflazione. Alcuni - addirittura - vedono pressioni deflazionistiche. Tutti segnali che spingeranno la Banca centrale europea a intervenire.
In Germania, intanto, a ottobre i prezzi alla produzione sono scesi dello 0,4% rispetto a settembre e del 2,3% nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente. Mista la chiusura delle Borse europee: Piazza Affari perde lo 0,23%, Londra aggiunge lo 0,07%, Francoforte lo 0,33% e Parigi lima 0,08%. Wall Street, reduce da una giornata contrastata, tratta in rialzo: quando in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones sale dello 0,8% e il Nasdaq dello 0,6%. Sempre caldo in Borsa Italiana il tema Telecom: Vivendi ha confermato la fiducia al management della compagnia, smorzando le ipotesi secondo le quali il presidente Vincent Bollorè avrebbe contattato il ceo di Generali, Mario Greco, per sondare la sua disponibilità a prendere il posto di Marco Patuano come amministratore delegato di Telecom.
Chiusura in calo per l'euro sotto quota 1,06 dollari dopo le parole di Draghi. La moneta unica passa di mano a 1,0658 dollari e a 130,88 yen. Il cambio dollaro/yen è stabile a 122,79. Lo spread è stabile in area 100 punti base, mentre il rendimento dei Btp decennali sul mercato secondario cala all'1,48%. A settembre, la bilancia dei pagamenti dell'Ue ha registrato un surplus di 15,9 miliardi di euro, in salita rispetto ai 13,8 miliardi di agosto e ai 10,9 di settembre 2014. A novembre, l'indicatore della Commissione europea che misura la fiducia dei consumatori si è attestato nella zona euro a quota -6 con un incremento di 1,6 punti rispetto a ottobre. Nella Ue +1,3 punti a quota -4,4 punti. Soltanto una piccola parte delle interviste è stata raccolta dopo gli attacchi di Parigi.
Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso la sua quarta sessione positiva nonostante la rimonta dello yen che penalizza le esportazioni. In un mercato stagnante, alla vigilia di un lungo week end, il cambio di direzione rispetto alla tendenza negativa di avvio giornata è avvenuto negli ultimi minuti di contrattazione. Il Nikkei ha guadagnato lo 0,10% a quota 19,879.81 punti, il livello di chiusura più alto raggiunto negli ultimi tre mesi. L'indice aveva iniziato la settimana in rosso dopo gli attentati di Parigi e l'annuncio di una ricaduta in recessione del Paese, per poi risalire.
Tra le materie prime, restano sulla soglia dei 40 dollari al barile le quotazioni del petrolio a New York con i contratti sul greggio Wti con scadenza a dicembre che recuperano 2 centesimi a 40,5 dollari al barile. In rialzo di 14 centesimi il brent a 44,3 dollari. Aumentano le quotazioni dell'oro dai minimi su cinque anni raggiunti nei giorni scorsi: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,4% a 1.085 dollari l'oncia.